Mansioni usuranti: lavoratori di Serenissima «a rischio»

Il sindacato Sls denuncia la condotta che il colosso berico avrebbe tenuto con alcuni dipendenti all’opera presso l’ospedale di Padova. E nel frattempo scoppia la grana delle commesse accordate alla spa dalla Regione Veneto

Serenissima ristorazione, la sede storica in zona Fiera a Vicenza (foto M. Milioni)

Tegola sulla testa del Gruppo Serenissima, che ha base a Vicenza. Il sindacato Sls ritiene che alcuni dipendenti della società attivi presso l’ospedale di Padova siano costretti a lavori così usuranti da mettere a rischio la loro salute. Ne è nato un esposto che è stato indirizzato alla procura di Padova. In queste ore, la stessa ditta è stata coinvolta in un maxi caso appalti. 

ROGNA

Il sindacato Sls, sigla storica del sindacalismo di base nella città del Santo, si è scagliato contro il gruppo berico. In un esposto redatto dal segretario Vittorio Rosa ed indirizzato alla procura della repubblica di Padova il 22 febbraio 2019 si avanzano una serie di dubbi pesantissimi sulla condotta del Gruppo Serenissima: più nel dettaglio sulla condotta di una delle società collegate, ovvero Serenissima ristorazione. Dubbi che riguardano la durezza delle mansioni le quali la stessa società avrebbe in qualche maniera fatto digerire ad alcuni dipendenti in forza alla spa berica che operano presso l’ospedale di Padova. Rosa usa un linguaggio molto tecnico, ma la sostanza della denuncia è evidente: nello svolgimento della propria attività sindacale sono emerse alla attenzione della stessa organizzazione sindacale ripetute lamentele «da parte di lavoratori addetti al trasporto dei pasti tramite carrelli». Lamentele «attinenti l’insorgenza di patologie dorso lombari, già segnalate allo Spisal». Che è poi il soggetto che in seno alle aziende sanitarie vigila in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro in genere.

ACCUSA CIRCOSTANZIATA

Ma l’esposto prosegue: «Si è pertanto ritenuto di effettuare una verifica in ordine alla corretta applicazione da parte della società convenuta delle norme antinfortunistiche anche a fronte del fatto che effettivamente i carrelli di cui si discute pesano diverse centinaia di kilogrammi, e che, se anche muniti di ruote, impongono a chi li spinge o li trascina considerevoli sforzi». Epperò nell’esposto indirizzato alla magistratura penale del capoluogo euganeo c’è un passaggio cruciale. Nel quale si cita un documento interno a Serenissima ristorazione, del quale il sindacato è riuscito a venire in possesso. In questo documento sarebbe la stessa società in qualche modo ad ammettere il carico improponibile al quale sarebbero sottoposti i lavoratori: nella ricerca della documentazione di cui obbligatoriamente la società convenuta deve dotarsi «... è stato rintracciato un documento predisposto dall’addetto al servizio prevenzione e protezione di Serenissima ristorazione spa... con il quale veniva segnalato il rischio per gli addetti al carico, scarico e trasporto dei carrelli termici», ovvero i maxi carrelli sui quali sono impilati i pasti che vengono portati ai malati. Appresso nell’esposto vergato da Rosa si cita testualmente il documento interno alla ditta: «... dato che le forze rilevate sono superiori al limite superiore di fascia gialla, il rischio viene classificato non accettabile... Esiste un considerevole rischio di malattia o lesione che non può essere trascurato per la popolazione degli operatori. È necessaria un’azione immediata per ridurre il rischio...».

Di seguito nell’esposto c’è un altro passaggio delicato nel quale, alla grossa si spiega che la società sarebbe dovuta intervenire già da tempo: «Al di là del fatto che la valutazione del rischio avrebbe dovuto essere effettuata contestualmente all’avvio del servizio che oramai data diversi anni, si deve dire che la società Serenissima ristorazione, quanto meno per parte del proprio personale impiegato nel servizio... non ha adottato alcuno dei provvedimenti consigliati dall’addetto al servizio prevenzione e protezione». Poi un ultimo affondo in cui si spiega il motivo della segnalazione alla magistratura penale: «Si ritiene che il comportamento dei responsabili della Serenissima ristorazione spa rivesta le caratteristiche di reato». Si tratta di affermazioni pesanti che di seguito sono sostanziate da una lunga disquisizione in diritto. La denuncia approntata dal sindacato Sls ha anche una valenza personale perché l’esposto tratta in maniera specifica e per certi aspetti paradigmatica, pure la vicenda di un lavoratore che sentitosi schiacciato dalle incombenze di lavoro ha finito per raccontare al sindacato la sua vicenda in modo che lo stessa Sls potesse procedere segnalando i fatti al magistrato.

IL NO COMMENT DELLA SOCIETÀ

Chi scrive per vero ha interpellato la società per conoscere il punto di vista dei vertici del gruppo berico. Il quale con un laconico dispaccio diramato questo pomeriggio fa sapere che «al momento abbiamo valutato di non rilasciare alcuna dichiarazione in merito alla vicenda».

A MARGINE

Non solo. Da alcune ore il Gruppo serenissima, uno dei colossi del catering del Nordest, è finito in pieno in un ciclone che rischia di abbattersi anche sulla Regione Veneto. Più nel dettaglio il Consiglio di Stato, come ha raccontato ieri Renzo Mazzaro su La tribuna di Treviso ha letteralmente fatto a pezzi il maxi appalto da 300 milioni di euro, che la stessa regione aveva accordato alla Serenissima, il gruppo fondato dal tycoon vicentino Mario Putin: da anni dominatore incontrastato nel settore.

Si tratta di una decisione che pesa come un macigno per due motivi. Primo perché la sentenza di palazzo Spada è immediatamente esecutiva, anche se in linea teorica è possibile un ricorso per Cassazione. Secondo perché il pronunciamento dei giudici romani mette in discussione una delle architravi della riforma sanitaria cara al governatore leghista Luca Zaia e distillata nella mente di Domenico Mantoan, ovvero il più alto dirigente della sanità di Palazzo Balbi: l’uomo che, almeno per sua materia (che amministra quasi l’80% del budget regionale), guarda dall’alto in basso tutto l’esecutivo di palazzo Balbi. Questa almeno è la nomea che si è guadagnato il vicentino Mantoan.

Quest’ultimo peraltro è da tempo al centro di svariate polemiche: dall’affaire Montisci  all’affaire Sheraton tanto che da qualche giorno anche settori del Carroccio avrebbero cominciato a manifestare una forte ostilità verso il gran visir della sanità veneta. Il Gruppo Serenissima peraltro è noto al grande pubblico per essere parte della cordata che con la formula della finanza di progetto ha realizzato l’ospedale di Santorso nell’Alto vicentino. Un ospedale che da anni è al centro di polemiche a non finire.

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