Nero di China: decine di migliaia di euro dal mercato asiatico senza pagare le tasse

I finanzieri della tenenza di Schio hanno sequestrato preventivamente 52mila euro tra conti correnti e un'auto

I Finanzieri della Tenenza di Schio, nell’ambito dell’operazione denominata “nero di china”, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per equivalente emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza, mettendo i sigilli a 41mila euro di disponibilità finanziarie e a una Renault Modello Clio 1.5 Dci, circa 11mila euro, di recentissimo acquisto per un complessivo di 52mila euro.

I beni, intestati ad un cittadino cinese (J.W., di 46 anni) residente nell’Alto Vicentino a partire dal 2015, sono stati sequestrati nell’ambito delle attività investigative svolte dai finanzieri scledensi con il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza.

Nullatenente con villetta da 150mila euro

Le indagini erano state avviate a fine 2017, allorquando le Fiamme Gialle, grazie ad un’articolata attività info-investigativa svolta dal Comando Provinciale di Vicenza mediante l’analisi relazionale delle informazioni raccolte attraverso le banche dati in uso al Corpo, individuavano la posizione di un imprenditore extracomunitario caratterizzata dalla discrasia tra i redditi dichiarati e la manifestata capacità contributiva.

Il cittadino cinese, infatti, pur non avendo mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi in Italia, perfezionava con il pagamento di 150mila l’acquisto di una villetta nel comune di Schio. Secondo le indagini, l'uomo aveva  raggiunto alcuni parenti già residenti qui nel Vicentino, dove hanno delle attività commerciali, e suo figlio studia nelle scuole locali.

 I Finanzieri a questo punto hanno avviato una serie di accertamenti di polizia economico- finanziaria, che permettevano di scoprire come il soggetto, fiscalmente residente nel vicentino dall’anno 2016, avesse omesso di dichiarare all’erario un imponibile per oltre 250.000 euro, costituiti da dividendi distribuiti da una società di capitali asiatica della quale lo stesso risulta detentore di quote societarie.

I “dividendi esteri” infatti, quando percepiti senza l’intervento di un intermediario finanziario residente, devono essere assoggettati a tassazione - al netto delle eventuali ritenute effettuate all’estero in applicazione del principio del “netto frontiera” - applicandovi l’aliquota di imposta vigente sulle corrispondenti voci reddituali di fonte nazionale.

"Errore di calcolo"

Gli esiti dei controlli condotti, con il superamento delle soglie di rilevanza penale per il reato di omessa dichiarazione, conducevano quindi all’avvio dell’indagine penale sino al sequestro eseguito che è stato impugnato dall’indagato dinnanzi al Giudice del Riesame. Il Collegio ha ritenuto che gli elementi evidenziati dal GIP nel provvedimento di sequestro preventivo supportino l’ipotesi delittuosa.

Infatti, il quadro indiziario non è minimamente intaccato dalla mera allegazione difensiva, priva di riscontri documentali, relativa a un asserito errore di calcolo nel tasso di cambio internazionale operato dalla polizia economico-finanziaria. L’operazione delle Fiamme Gialle si è sviluppata facendo leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria ed è stata condotta tanto sotto il profilo amministrativo- tributario quanto quello penale con il conseguente sequestro preventivo per equivalente del patrimonio, nei limiti del profitto dell’attribuito reato di evasione, finalizzato alla confisca dello stesso, che è obbligatoria nel caso in cui il procedimento penale si concluda con la condanna dell’indagato.

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