Popolare di Vicenza, il tribunale dichiara l'insolvenza per 3,5 miliardi

A margine del processo giá in corso per reati legati ad una presunta attività di ostacolo alla vigilanza e per reati legati alle alterate comunicazioni al mercato, potrebbe nascere un nuovo procedimento per reati di bancarotta

La prima udienza del maxi prcesso

«Apprendiamo che è stato accertato in questi giorni lo stato di insolvenza per la fu Banca Popolare di Vicenza…. L’Associazione di risparmiatori più grande e censurata d’Italia aveva dunque ragione quando contestava bilanci e piani industriali da libro dei sogni».

In una nota diramata pochi minuti fa ha usato queste parole Luigi Ugone, presidente della associazione «Noi che credevamo nella BpVi» nel commentare una recentissima decisione del tribunale civile di Vicenza. Il quale come raccontato sul Corveneto di oggi in pagina tre, avrebbe stabilito in questi giorni che l'istituto di via Framarin «era insolvente per 3,5 miliardi dal 25 giugno 2017» data della messa in liquidazione della banca. Il fallimento era stato chiesto dai magistrati della procura che da anni indagano sul maxi crac dell'istituto un tempo capitanato dal cavaliere Gianni Zonin.

Il che significa che a margine del processo giá in corso per reati legati ad una presunta attività di ostacolo alla vigilanza e per reati legati alle alterate comunicazioni al mercato, potrebbe nascere un nuovo procedimento per reati di bancarotta, assai piú gravi sul piano penale. Il condizionale è d'obbligo perchè i legali di Zonin potrebbero impugnare in appello la decisione del tribunale civile berico.

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Ad ogni modo la novitá imporrá un surplus di lavoro agli uffici della procura che sono giá impegnati con il processo monstre a Zonin e altri. Dal canto suo l'associazione presieduta da Ugone parla di conferme rispetto ai sospetti avanzati in passato che ora si sostanziano in modo lampante.

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