Fallimento Miteni, un affaire nazionale

La decisione dell’azienda trissinese al centro del caso Pfas di portare i libri in tribunale sta suscitando reazioni e critiche a non finire mentre del caso cominciano a rioccuparsi i media del Belpaese

La mobilitazione dei lavoratori della Miteni che è culminata ieri con le prime otto ore di sciopero sta facendo il giro dei media regionali e nazionali (questi ultimi sono tornati infatti a rioccuparsi assiduamente dell’argomento): dai quotidiani come Repubblica, alle agenzie come l’Ansa fino ai magazine dedicati all’approfondimento come ilSussidiario.net: per non parlare delle testate regionali venete. La fabbrica trissinese, al centro di uno dei più importanti casi di contaminazione da derivati del fluoro di tutto il Vecchio continente, si tratta dei temibili Pfas, è sulla via del fallimento. Una istanza in tal senso è stata annunciata proprio dal cda della società trissinese non più tardi di venerdì 26 ottobre. Cgil, Cisl e Uil che già avevano programmato uno sciopero per denunciare la condotta attendista dei vertici aziendali in relazione al rilancio del piano industriale ieri hanno avuto un motivo in più per dare voce alla loro protesta.

«Non è bello finire per fare le cassandre - fa sapere Giuseppe Ungherese, responsabile delle campagne di Greenpeace Italia, l’associazione ecologista che in questi anni più ha sfidato di più la Miteni a venire allo scoperto - ma noi da anni andiamo denunciando il fatto che ogni anno i bilanci di Miteni si chiudevano con il segno rosso segno che non c’era nessuna volontà da parte dei vertici e della proprietà di investire seriamente sugli impianti e sui ristori ecologico-sanitari».

L’istanza di fallimento ora viene vista come una sorta di escamotage per evitare di pagare il dovuto, ora che i nodi cominciano a venire al pettine. Questo è il «sentiment» che tra mondo politico, sindacale nonché nella galassia dei comitati si è registrato poco dopo che lo sciopero dei lavoratori era iniziato. Oltre a Cgil, Cisl e Uil anche il sindacato autonomo Cub ieri ha fatto sentire il suo sostegno ai lavoratori con una lunga nota diramata nel pomeriggio dal delegato Maurizio Barbieri: «La Cub-Confederazione unitaria di base di Vicenza, nell’apprendere la decisione del cda di Miteni, industria chimica di Trissino, di inoltrare istanza di falimento, esprime piena solidarietà ai lavoratori che vedono così messo in pericolo il proprio futuro occupazionale. 

«La scelta dell’azienda - si legge ancora - appare con ogni evidenza un goffo tentativo di evitare le proprie responsabilità nella soluzione dei gravissimi problemi ambientali causati negli anni, a partire dalla metà degli anni ‘60, dovuti alla produzione nel sito trissinese di Pfas, composti perfluoro-alchilici di catena di varie lunghezze. Inquinamento che pare, dalle indagini finora svolte da Arpav e procura di Vicenza, attribuibile con ogni probabilità alla Miteni stessa, visto che nei pozzi di rilevazione vicini al sito industriale i livelli di inquinamento risultano clamorosamente più alti di altri pozzi più lontani. Ricordiamo comunque che l’inquinamento della falda acquifera si estende a ventun comuni delle provincie di Vicenza, Verona e Padova, interessando un bacino di 85 mila residenti, la cui bonifica presenta dunque costi altissimi; l'istanza di fallimento, quindi, ha il sottile intento di scaricare sui contribuenti i costi di bonifica ambientale».

Parole precise alle quali si aggiungono quelle del Coordinamento acqua bene comune e libera dai Pfas: «Intendiamo esprimere il nostro sconcerto e la nostra preoccupazione nell’apprendere che il consiglio di amministrazione della Miteni s.p.a. ha deliberato di rinunciare alla procedura concordataria e di presentare istanza di fallimento al Tribunale di Vicenza. Stupiscono, in particolar modo, le ragioni addotte dalla Miteni spa la quale, anziché far fronte e farsi da carico delle pesanti responsabilità sull’inquinamento da Pfas, intende scaricare tale costo sulla collettività, sottraendosi ai propri obblighi di risanamento e bonifica. Del tutto ridicole risultano, in particolare, le accuse mosse dalla Miteni la quale addebita l’impossibilità di proseguire l’attività industriale alla “pretestuosità” delle diffide e prescrizioni ricevute da enti locali e pubblici». E ancora: «Il Coordinamento Acqua Libera dai pfas esige, pertanto, che la Procura della Repubblica nonché la Regione e il governo intervengano, nell’ambito delle loro competenze, affinché venga impedito che la procedura fallimentare diventi una facile via di fuga per i responsabili di un danno ambientale e di un danno alla salute pubblica così vasto».

Infine, il coordinamento esprime la propria vicinanza e solidarietà ai lavoratori dipendenti della Miteni (sono circa centotrenta), augurandosi che vengano poste in essere tutte le misure di salvaguardia per i loro diritti. Frattanto la situazione rimane tesa. Ieri il j’accuse lanciato ieri da sindacati e da un pezzo del mondo politico veneto sta ancora facendo clamore (Vicenzatoday.it ha dedicato un lungo approfondimento al riguardo) soprattutto in ragione della dura presa di posizione del segretario confederale della Cgil berica Giampaolo Zanni, dei delegati azinedali, ovvero gli Rsu, di Cgil-Cisl e Uil e anche del consigliere regionale di opposizione Cristina Guarda di Amp.

GIAMPAOLO ZANNI, SEGRETARIO CONFEDERALE DELLA CGIL DI VICENZA

CRISTINA GUARDA, CONSIGLIERE REGIONALE VENETO DEL GRUPPO AMP

RENATO VOLPIANA, RSU MITENI PER CGIL-FILCTEM

FEDERICO PELLIZZARO, RSU MITENI PER CISL-FEMCA

DENIS ORSATO, RSU MITENI PER UIL-UILTEC

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