Frode fiscale da due milioni e mezzo con "lavatrici" in Slovacchia

C'è un aggiornamento dell'operazione "Matutinus" della Guardia di Finanza di Schio: sequestrata all'indagato una polizza assicurativa da 34mila euro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza, nell’ambito dell’operazione denominata “Matutinus”, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per equivalente emesso dal G.I.P. presso Tribunale di Vicenza, sottoponendo a sequestro la polizza assicurativa per 34.000 euro intestata a una società collegata all’indagato D.M. che aveva tentato di incassarla. In particolare, l’indagato principale ha tentato di riscuotere in perdita il premio assicurativo di una polizza di cui era beneficiario, ed uscita indenne da un precedente vincolo reale in quanto formalmente intestata alla società di cui è dipendente.

A seguito della segnalazione dell’operazione bancaria sospetta, è stata prontamente sospesa la riscossione dei soldi della polizza ai sensi dell’art. 6, comma 4, lett. c), del D. Lgs. n. 231/2007, permettendo all’Autorità Giudiziaria berica di disporre il sequestro preventivo anche del prodotto assicurativo, prima che lo stesso indagato ne incassasse il premio.

L'indagine

Nello specifico, le articolate indagini condotte dalla Tenenza di Schio, coordinate dalla Procura della Repubblica di Vicenza, erano state avviate nel 2016, quando era stata individuata una società di capitali, sedente nel vicentino ed attiva nel settore meccanico, la quale aveva emesso ed utilizzato fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, omettendo altresì la presentazione delle dichiarazioni fiscali. Nel corso delle indagini, è stato appurato che lo stesso soggetto giuridico ha emesso documenti commerciali fittizi per oltre 2 milioni e mezzo di euro, consentendo indebite deduzioni e detrazioni d’imposta a decine di imprese operanti nel Triveneto.

Il complesso “puzzle” di transazioni illecite è stato ricostruito grazie all’incrocio dei dati emersi dalle indagini bancarie con quelli provenienti dalle escussioni in atti e dalle indagini finanziarie. Tra l’altro, al fine di ostacolare le indagini, le somme bonificate dalle società utilizzatrici delle fatture fittizie alla “cartiera” venivano dirottate su conti correnti ubicati nella Repubblica Slovacca, dove le stesse venivano prelevate in contanti, per essere restituite ai beneficiari del sistema fraudolento.

Destinazione Slovacchia

Come è emerso dai controlli eseguiti al confine nazionale sulla base del monitoraggio delle utenze di telefonia mobile in uso agli indagati, i “riciclatori” organizzavano dei viaggi in Slovacchia, trasportando sulla propria autovettura gli utilizzatori delle fatture false, che rientravano quindi in territorio nazionale con le disponibilità “ripulite” al seguito. Nei confronti di 23 imprese e dei relativi 26 amministratori è stato dunque disposto il sequestro per equivalente del profitto illecito, quantificato in 1.371.299 euro, sottoponendo a vincolo cautelare cinque immobili (siti nei comuni di Costabissara, Sandrigo e Caltrano), quattro autovetture, quote societarie di sette imprese, tre fondi comuni di investimento, due polizze assicurative, un credito commerciale e 32 conti correnti.

Gli stessi 26 soggetti raggiunti dal provvedimento del Tribunale, unitamente ad altri 5 imprenditori, sono indagati per utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, reato previsto e punito dall’art. 2 del D.Lgs. 74/2000. Al contrario, gli amministratori di fatto della società di comodo sono indagati per i delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 dello stesso decreto) ed auto-riciclaggio (art. 648-ter.1 del codice penale), reato di recente introduzione nell’ordinamento giuridico, in quanto in vigore dal 1 gennaio 2015.

La decisione del giudice

A conferma della fondatezza dell’impianto accusatorio emerso dalle indagini: - il Tribunale del Riesame di Vicenza, adito da 15 dei destinatari del sequestro, ha rigettato i ricorsi confermando i sigilli ai beni; - nel corso delle attività di esecuzione del sequestro è emerso come un imprenditore che aveva contabilizzato circa 100.000 euro di fatture fasulle, in seguito ad una mera acquisizione documentale eseguita dai finanzieri scledensi, procedeva con l’aderire all’istituto del “ravvedimento operoso”, pagando all’erario 75.490 € allo scopo di usufruire delle circostanze attenuanti speciali previste dal D.Lgs. 74/2000.

Al momento, la Procura ha emesso l’avviso di conclusione indagini preliminari che è stato notificato dalle Fiamme Gialle nei confronti di 34 indagati.

L’operazione delle Fiamme Gialle si è sviluppata secondo il dispositivo operativo del Corpo nell’ambito del contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, facendo leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria ed è stata condotta trasversalmente tanto sotto il profilo amministrativo-tributario quanto quello penale, con il conseguente sequestro preventivo del patrimonio finalizzato alla confisca, che è obbligatoria nel caso in cui il procedimento penale si concluda con la condanna dell’indagato.

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