Agsm e Aim, disco verde alla fusione: ma piovono le polemiche

Il cda della multiservizio scaligera «tra mille difficoltà» dà il via al matrimonio con la sorella berica, ma il peso della spa vicentina potrebbe risultare ridimensionato: sullo sfondo una sciarada per il controllo delle multiutility del Nord

Una veduta di palazzo Barbieri, sede del municipio di Verona (repertorio, foto Marco Milioni)

Con una scelta «molto sofferta» la municipalizzata scaligera Agsm oggi 29 giugno ha votato una fusione con la sorella vicentina Aim, ma più che una fusione si tratta di una vera e propria acquisizione: il comune berico avrà appena sì e no il 40% delle quote e un diritto di nomina condivisa per l'amministratore delegato: il resto va tutto alla città di Giulietta e Romeo. Epperò la vicenda è ancora tutta da scrivere tra accordi di palazzo in fieri e incognite giuridiche «che pesano come macigni». Salta per il momento l'indicazione per una fusione con un terzo partner, in pole position spiccava A2A, segno che la politica è ancora «molto divisa» sul futuro della operazione.

LA NOVITÀ
Durante la giornata di oggi la municipalizzata Agsm, che tra le altre gestisce la distribuzione dell'energia nell'hinterland di Verona, con un voto sofferto e non unanime ha deciso di dare disco verde alla fusione con Aim. L'ok è arrivato in zona Cesarini. Dalle prime indiscrezioni trapelate da palazzo Barbieri, sede del municipio di Verona, socio di maggioranza assoluta di Agsm, al comune atesino spetterà un 60-61% mentre il resto dovrebbe finire alla municipalità della città palladiana. La materia dell'accordo però è estremamente complessa non solo per gli assetti proprietari ma anche e soprattutto perché all'orizzonte della neonata società potrebbe trovarsi un accordo con un colosso nazionale di origine lombarda come A2A che in molti ambienti della politica e in modo assolutamente trasversale, viene visto come il fumo negli occhi soprattutto da chi caldeggerebbe un accasamento con la emiliana Hera o con il colosso del Nordovest Iren, il quale vede le sue piazzeforti lungo l'asse Torino, Genova, Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

LA BORDATA DI BERTUCCO
Pochi minuti fa Michele Bertucco, consigliere comunale a Verona e uomo forte della lista «Sinistra in comune» con una nota al curaro ha criticato in modo molto articolato la novità uscita dal cda indirizzando così una critica al sindaco scaligero Federico Sboarina che come il sindaco berico Francesco Rucco capeggia una maggioranza di centrodestra. «La fusione a due, con l'astensione dello stesso presidente di Agsm Daniele Finocchiaro, è una chiara sconfitta per il sindaco che fino a poche settimane fa dava per fatta l'operazione a tre, rassicurando che la maggioranza sarebbe stata compatta e che il percorso era ormai deciso. Un castello di carte - dice Bertucco - che è crollato miseramente rendendo evidente l'inconsistenza della maggioranza che lo sostiene». La Lega (ma le divisioni rimangono anche in altri partiti) rispetto alla quale le spaccature interne da tempo hanno reso torbida la discussione sul futuro delle due miltiservizio secondo il consigliere si conferma, spiega il consigliere, «inaffidabile per la città di Verona».

Ma al di là delle responsabilità politiche «c'è il difetto di fondo - rimarca Bertucco - da parte della condotta» dei consiglieri di amministrazione «che decidono sulla base di input politici e non per il bene dell'azienda pubblica che sono stati chiamati ad amministrare, proni alle segreterie di partito più che alla mission aziendale. Una politica e un management sano non avrebbero mai permesso che si arrivasse a questo punto, avrebbero fatto fin dall'inizio le cose con la dovuta trasparenza e il dovuto coinvolgimento del socio unico che, lo sottolineiamo, non è il sindaco ma il consiglio comunale. Ora, se è vero che la Lega vuole andare alla gara pubblica» come preambolo per la ricerca di un nuovo partner oltre ad Aim «ci arriviamo ancor più deboli e più confusi di prima. Il fallimento della politica apre infatti le porte alla privatizzazione di Agsm con logiche conseguenze negative per posti di lavoro e risorse da redistribuire sul territorio». Secondo Bertucco «la scelta sofferta da parte del cda scaligero maturata tra mille diffioltà» è per di più indice di una situazione molto delicata che potrebbe avere sviluppi per i prossimi mesi «ancora tutti da scrivere».

L'AFFONDO DI COLOMBARA
E se sul versante veronese l'opposizione non le manda a dire su quello vicentino la situazione è altrettanto tesa. Raffaele Colombara che a palazzo Trissino milita nella opposizione di centrosinistra non si capacita dell'accaduto. «Aim ha speso centinaia di migliaia di euro in consulenze per approvare ad un accordo che che in termini di quote e di governance affibbia alla nostra città il ruolo di mero portatore d'acqua. In questa vicenda si sono tutelati tanti interessi, molti privati, ma quelli di Vicenza son finiti nel dimenticatoio. La vicenda comunque non è ancora finita. Si rischiano strascichi di natura giuridica e poi sul versante delle consulenze sarebbe bene che si occupasse anche la corte dei conti». Il riferimento di Colombara riguarda l'accordo quadro che il centrosinistra riuscì a mettere sul tappeto quando alcuni anni orsono l'ex sindaco del Pd Achille Variati siglò la prima intesa di massima con l'allora sindaco di Verona Flavio Tosi. Colombara si dice preoccupato per una Agsm che di fatto «si mangia Aim» tanto che già da ora si dice pronto a interpellare la giunta Rucco per i chiarimenti del caso. 

PARLANO I COMITATI
Ancora diversa è poi la posizione dei comitati che si occupano di beni comuni. Per Marco Fascina (volto storico di Acqua bene comune nel Vicentino) è «oggettivamente impossibile dare un giudizio di merito sul piano della fusione perché questo è così generico da stabilire tutto e il suo contrario. Ricordiamoci - aggiunge ancora l'attivista - che non si sta parlando di soggetti privati ma di imprese pubbliche che gestiscono servizi pubblici essenziali». Sulla stessa linea si muove il suo alter ego scaligero Luca Cecchi che nella sua analisi si spinge oltre: «Qui ci sono in ballo interessi colossali. Indipendentemente dal partner che una eventuale newco scaligero-vicentina cercherà, il punto è che si rischia la privatizzazione di beni pubblici che poi risponderanno solo ad esigenze di mercato e di profitto anche se tali cespiti vengono generati da una condizione di dominio su monopòli naturali dei cui destini dovrebbero essere i cittadini a dover discutere per primi non personaggi più o meno noti che si aggirano per le antisale dei consigli di amministrazione».

LO SCENARIO
Ad ogni buon conto il futuro della vicenda è ancora incerto. Anzitutto la fusione a due (come anche un eventuale accasamento presso un partner di rilevanza nazionale) potrebbe, in linea teorica, essere impugnata davanti al tribunale amministrativo come è già accaduto con una acquisizione voluta da A2A anche se in un contesto molto diverso (nei corridoi di palazzo Barbieri si parla di incognite giuridiche «che pesano come macigni»). Poi ci sono le incognite politiche. Se l'avvicinamento tra A2A, Aim, Agsm (queste le indiscrezioni che giungono da palazzo Madama e da Montecitorio) è caro a quella porzione della Lega che fa capo all'ex vicepremier Matteo Salvini e a un pezzetto del centrosinistra lombardo, l'avvicinamento delle due venete ad Hera sarebbe invece ben visto dall'ala che nel Carroccio fa riferimento al governatore veneto Luca Zaia: e soprattutto a settori «amplissimi» del Pd veneto e del «potentissimo Pd emiliano». Una parte del quale però, assieme a quello piemontese e a quello ligure non disdegnerebbe un accordo con Agsm-Aim proprio per accrescere il peso specifico della multiservizio del Nordovest.

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In questa sciarada tuttavia ha deciso di far sentire la propria voce anche l'avvocato veronese Michele Croce, già presidente di Agsm. «Sono contento - spiega quest'ultimo ai taccuini di Vicenzatoday.it - che si sia giunti ad un esito del genere, ossia quello di un matrimonio a due. Il rammarico è che si sia perso tanto tempo. A questo punto dovrà fare una seria riflessione chi per così lungo tempo ha cercato di imporre un matrimonio con A2A da me osteggiato e che è il motivo il mio destino e quello di Agsm si sono separati». Croce non fa nomi ma il riferimento è quella parte del Carroccio veronese che per mesi ha spinto, «rimediando oggi uno schiaffo non da poco», questi i boatos di palazzo Barbieri, affinché si concretizzasse un matrimonio a tre che al momento rimane indigesto per molti: in uno scenario però che tra interessi trasversali e rapporti di forza mutevoli rimane estremamente liquido.

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