Incentivi alle mini centrali: è il giorno del giudizio

Oggi la conferenza Stato regioni comincia a discutere il decreto che taglierà i contributi. Il canoista Pontarollo: «Basta impianti. Il Brenta è alle corde»

A sinistra il canoista Ivan Pontarollo ritratto con l’alpinista Tom Perry (foto fornita dal soggetto)

Oggi a Roma alla Conferenza Stato Regioni potrebbe iniziare il redde rationem sugli incentivi pubblici alle mini centrali idroelettriche. Si tratta di una decisione che avrà importanti ripercussioni sia a livello nazionale che regionale, ma anche e non poco a livello vicentino. Il campo è diviso in due. Da una parte c’è Confindustria che ritiene i contributi un viatico imprescindibile per aumentare il peso dell’energia pulita ovvero rinnovabile. Contro c’è il fronte ecologista, il quale ritiene quelle piccole centrali uno scempio ambientale che poco o nulla influisce sul bilancio energetico, ma che molto drena dalle risorse collettive.

IL DETTAGLIO

Più nel dettaglio oggi alle 14,30  la Conferenza Stato Regioni discuterà un decreto del Ministero dell’Ambiente il quale sancisce un taglio drastico agli incentivi. Si tratta di un testo che in buona sostanza recepisce le richieste del fronte ecologista. In realtà una scelta del genere è per di più supportata da un parere vincolante della Direzione generale per la salvaguardia delle acque proprio in seno al Ministero dell’ambiente datata 8 marzo 2018, nella quale si fa presente che qualora l’attuale regime degli incentivi dovesse permanere l’Unione europea potrebbe addirittura avviare un iter sanzionatorio dal momento in cui gli incentivi stessi potrebbero ulteriormente mettere a rischio la salvaguardia dei corsi d’acqua.

IL J’ACCUSE DEL CAMPIONE

«Bisogna che la classe politica si renda conto che la situazione sta diventando insostenibile per gli ecosistemi» fa sapere Ivan Pontarollo (in foto a sinistra), canoista, fondatore della società sportiva Ivan Team, che ha portato il rafting dei grandi numeri nel fiume Brenta a ridosso del comprensorio bassanese. Pontarollo, che assieme ad altre associazioni nell’ottobre dello scorso anno aveva portato più di duecento imbarcazioni proprio sul Brenta per protestare contro il progetto di una mini centrale idroelettrica a Valstagna ha le idee chiare: «Al di là dell’indotto economico e delle attività nate attorno ad una concezione sana e sostenibile dei corsi d’acqua, quello di che impressiona è il continuo deterioramento dei fiumi e dei torrenti. L’acqua viene captata per tratti sempre più lunghi dalle centraline in cambio di un ritorno energetico infimo che se non fosse dopato dai contributi pubblici renderebbe queste centrali non appetibili sul piano imprenditoriale».

Pontarollo, che ha un passato agonistico di primissimo livello, affronta poi un altro tema. «L’attuale legge poiché di rango nazionale passa sopra le teste di qualsiasi amministrazione regionale o locale che sia. Spesso i privati, le società sportive come le nostre o le associazioni di pescatori sono costretti a impugnare questi progetti davanti alla magistratura amministrativa. Inoltre le richieste di autorizzazione presentate alla Regione Veneto sono una infinità, solo in provincia siamo a quota cento. Ormai gli uffici sono stracarichi. Noi non siamo contrari a priori, ma questi interventi vanno realizzati solo in quei pochi casi in cui sono davvero utili e sostenibili».

LA POSTA IN GIOCO

La partita potrebbe sembrare una materia solo da specialisti, ma non è così. Non c’è solo l’ambito ecologico da considerare (rispetto al quale anche le associazioni dei pescatori sono spesso schierate fermamente col fronte ambientalista), ma pure quello economico. Gli incentivi, che non arrivano direttamente dallo Stato, ma sono prelevati dalle bollette elettriche degli italiani con una sorta di sovratassa, se proiettati per i prossimi anni valgono decine di miliardi. E sono una posta ricchissima per i proponenti dei progetti. La chiave di volta della vicenda sta nel fatto che se la Conferenza Stato Regioni, che è un organo speciale previsto dall’ordinamento italiano, approvasse lo schema di decreto così come uscito dal Ministero dell’ambiente non solo si taglierebbero le unghie ad un comparto che vive de facto solo di contributi; ma soprattutto ci si troverebbe di fronte ad un testo che in forza delle attribuzioni garantite dalle norme vigenti darebbe immediatamente a quel decreto la forza del provvedimento di legge.

SCENARIO LOCALE E SCENARIO NAZIONALE

Rispetto al panorama italiano e a quello veneto, il Vicentino non fa per nulla eccezione. Oltre ai progetti previsti nel comprensorio bassanese ci sono quelli della valle dell’Agno e della Valchiampo. In questo ambito la ventilata realizzazione di una mini centrale a San Pietro Mussolino lungo l’asta del torrente Chiampo ha scatenato le ire dei residenti e delle amministrazioni comunali locali. Ne è scaturito un messaggio politico bypartisan che è arrivato dritto in regione. Peraltro non più tardi della fine di settembre al caso di San Pietro Mussolino Vicenzatoday.it ha dedicato un lungo approfondimento. Di contro Confindustria si dice contraria ad una bozza che presto potrebbe diventare legge. Si tratta di una posizione che ha trovato nel senatore lombardo della Lega Paolo Arrigoni il suo paladino.

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