Negozi chiusi, Confcommercio: "Dopo due mesi regna l'incertezza"

Il presidente Rebecca: “Serve chiarezza su quando e come le imprese potranno riaprire. Abbiamo fatto pervenire al Governo le nostre linee guida per la sicurezza, ora ci diano subito poche, certe e sostenibili regole per riaprire”

Domani, 12 maggio, c’è una ricorrenza che gli imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi avrebbero voluto “celebrare” in ben altro modo: sono infatti passati due mesi da quando il Dpcm 11 marzo 2020 ha chiuso le attività del dettaglio (ad eccezione di chi vende articoli di prima necessità e poco altro aperto successivamente) e i pubblici esercizi.

“Dopo due mesi di lockdown e visto l’andamento della situazione emergenziale – afferma Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza - negozianti, titolari di bar, ristoranti, pizzerie avrebbero tutto il diritto di aprire le loro attività e di entrare realmente nella “Fase 2”. Invece ci troviamo incredibilmente ancora “tra color che son sospesi”.

"Speriamo che dall’incontro previsto lunedì tra le Regioni e il ministro Francesco Boccia - precisa Confcommercio - escano finalmente elementi di chiarezza sul “quando” e sul “come” le imprese potranno riaprire. Ci sono tutte le condizioni per farlo. Lo abbiamo ribadito in ogni sede possibile. Le imprese non hanno la forza di resistere un giorno di più, vista anche l’inadeguatezza dell’aiuto economico finora garantito: l’ipotizzata apertura il 18 maggio  è il massimo tollerabile per la ristorazione, mentre non si capisce perché i negozi non potrebbero  riaprire prima”.

"Quel che appare ancor più snervante per gli imprenditori con attività sospese - sottolineano - è l’assoluta mancanza di certezze non solo sulle date effettive di riavvio, ma anche sulle modalità con cui tornare operativi".

“Confcommercio ha elaborato da giorni linee guida per la riapertura delle imprese del commercio al dettaglio, della ristorazione, del turismo e dei servizi, che poi sono state consegnate ai tecnici del Governo – spiega il presidente Sergio Rebecca -. Noi a livello provinciale abbiamo già predisposto per le aziende, compreso il dettaglio attualmente aperto, un protocollo anticontagio che risponde alle prescrizioni in vigore.  In tutti questi documenti sono state affrontate le specificità organizzative dei singoli comparti, compresi pubblici esercizi e negozi di abbigliamento. Abbiamo fatto, come Confederazione, un lavoro enorme che gli esperti del Governo possono utilizzare e invece vediamo uscire sulla stampa anticipazioni che non stanno né in cielo né in terra, frutto di un approccio che non considera l’operatività delle imprese. Chi è chiuso guarda con grande preoccupazione alle ipotesi sulle modalità di riapertura ; chi, come le imprese del turismo, è aperto ma senza clienti non ha certezze su quando ci si potrà muovere da regione a regione e ciò blocca le prenotazioni in vista dell’estate oramai alle porte. Così  - incalza il presidente Rebecca – si rischia che dopo il lockdown per legge ci sia il lockdown per incapacità: l’incapacità dei tecnici e dei politici di mettere le imprese nelle condizioni di ripartire”.

C’è, quindi, la necessità che le regole di sicurezza cui le imprese devono attenersi siano “poche, certe e sostenibili dal punto di vista economico ed organizzativo per le aziende”, incalza il presidente Rebecca. E’ chiaro, infatti, che la capacità di autoregolarsi degli imprenditori – e la giusta disciplina dei consumatori - è già stata dimostrata con le attività rimaste aperte in questi mesi, come la distribuzione alimentare che ha affrontato in sicurezza questo difficile periodo, senza che sia emersa alcuna criticità.

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“Noi abbiamo fatto la nostra parte portando il contributo di chi conosce come funzionano le imprese – conclude il presidente di Confcommercio Vicenza -. Ora il Governo faccia la sua: dicano con chiarezza cosa devono fare le imprese, evitando ipotesi assurde come quelli dei 4 metri quadri per ogni cliente dei ristoranti, e soprattutto diano la possibilità di riaprire tutto e subito, facendo anche leva su un maggiore coinvolgimento delle Regioni che sanno certamente gestire, come il Veneto ha dimostrato, le specificità territoriali.  Noi pensiamo che l’apertura troverà imprenditori e cittadini responsabili nella gestione della sicurezza, per la salute di tutti, fermo restando la necessità dei dovuti controlli per evitare che il comportamento scriteriato di alcuni penalizzi la collettività. Nessuno vuole tornare indietro ai tempi dell’assoluta emergenza, ma se non si fa in fretta con le riaperture l’emergenza economica rischia di radere al suolo interi settori”.

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