Pfas, i lavoratori della Miteni dal Prefetto: "Salute e lavoro"

Il Prefetto di Vicenza ha convocato le segreterie di Cgil Cisl e Uil e i rappresentanti di categoria dei chimici e le RSU su richiesta sindacale

Dopo l'annuncio da parte dell'azienda di Trissino di attuare un cronoprogramma di fermo scaglionato degli impianti, per un periodo complessivo protraibile fino a 13 settimane, ricorrendo alla cassa integrazione guadagni ordinaria, le Rsu hanno prima proclamato uno stato di agitazione e subito chiesto un incontro con il prefetto. 

Ecco le dichiarazioni al termine dell'incontro: 

Durante l’incontro svoltosi in prefettura, abbiamo espresso una richiesta molto precisa. Considerata la grave situazione aziendale, chiediamo che la prefettura si faccia interprete di promuovere un tavolo istituzionale di regia dove riunire, oltre ai lavoratori e all’ azienda, anche le istituzioni, ovvero quanti, in base alle proprie responsabilità e competenze, hanno un ruolo in questa vicenda Miteni-pfas: sindaco di Trissino, Provincia, Regione e relativi organi tecnici dove poter affrontare e risolvere insieme le seguenti urgenti questioni:

Condizioni dei lavoratori Miteni contaminati dai pfas: tutele sanitarie e ogni altra opportuna previdenza per gli effetti dannosi sulla salute nel breve-medio-lungo periodo associati all'esposizione a queste sostanze; Urgente verifica e sistemazione degli impianti per risolvere tutte le criticità di salute, igiene e sicurezza del nostro luogo di lavoro. Finora gli enti si sono doverosamente concentrati su interventi, pur dovuti e importanti, a carico di canalette, pozzetti, bacini e quant’altro possa andar a contatto con la falda. Noi chiediamo che le verifiche siano effettuate anche negli impianti dove lavoriamo noi, con i conseguenti interventi che riteniamo siano altrettanto urgenti e necessari. Misure per bloccare la fuoriuscita di personale; ripristino degli organici; verifica varie predisposizioni;

Prospettive occupazionali, salariali e sul futuro del nostro posto di lavoro, in considerazione anche della risoluzione n° 88 del 2 agosto 2018 del Consiglio Regionale del Veneto che esprime “piena solidarietà ai lavoratori di Miteni spa, violati nel diritto costituzionalmente tutelato della salute, intesa come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o infermità, secondo l’accezione dell’art. 2 del decreto legislativo n° 81 del 2008, Testo unico sulla sicurezza e salute dei luoghi di lavoro” e che impegna la Giunta Regionale del Veneto a "... promuovere iniziative a garanzia della stabilità occupazionale e di conservazione del trattamento economico e di lavoro per i lavoratori occupati presso la ditta Miteni spa". Al riguardo vogliamo capire quanto e in che maniera si vorrà tradurre in azioni concrete questo alto pronunciamento della Regione Veneto.

Ora vogliamo vederci chiaro e capire quale potrà essere lo stato della nostra salute ed il futuro del nostro posto di lavoro. Noi temiamo che si possa passare dalla prospettata cassa integrazione ai licenziamenti, cioè che si stiano apparecchiando sulla nostra pelle vie di uscita da questa situazione: noi siamo i più contaminati dai pfas, non vogliamo diventare anche i più "abbindolati". Qui, da "accomodare" non devono esserci solo gli interessi delle multinazionali, ma prima di tutto quelli dell’ambiente e di chi in queste fabbriche ci ha lavorato rimettendoci magari anche la salute.

Siamo disponibili a discutere di tutto e su tutto: però, o si avvia un confronto istituzionale urgente ed immediato su questi problemi o valuteremo, come lavoratori, cosa sia meglio fare prima che le cose peggiorino ulteriormente: dal 16 maggio scorso, data della richiesta di concordato, ci sono state quindici dimissioni. Le quali, aggiunte alle oltre quindici dei diciotto mesi precedenti, fanno più di trenta dipendenti altamente specializzati che se ne sono andati: in minima parte rimpiazzati. Per formare un lavoratore in industrie come la Miteni (con impianti “molto problematici” come i nostri), tra esperienza, patenti, abilitazioni, ci vogliono minimo tre o quattro anni. Se se ne andranno ancora altri operatori, la situazione diventerà ancora più problematica: siamo una industria a rischio di incidente rilevante che ha a che fare tutti i giorni con cloro, acido fluoridrico ànidro, oleum, acido nitrico, ammoniaca etc... propriamente non zucchero a velo.E siamo inseriti in un contesto fortemente urbanizzato.

La prefettura si è riservata qualche giorno per darci una risposta. Nelle prossime ore invieremo anche una comunicazione scritta che conterrà le richieste formulate ieri: confidiamo nell’intervento del prefetto, affinché chi di dovere si attivi. Il vertice aziendale sta dimostrando sempre maggiori difficoltà nell’affrontare una situazione così complicata e complessa quale quella determinatasi alla Miteni: la proprietà non può continuare a sottrarsi. Pertanto è imprescindibile che oltre all’azienda assumano le proprie responsabilità anche le istituzioni, anche al più alto livello. Questa è di conseguenza la condotta che intendiamo seguire anche per quanto concerne le relazioni con la direzione aziendale.

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