L’indiscrezione ministeriale: bocciare la Tav veneta

l pool di esperti che sta passando al setaccio costi e benefici del progetto avrebbe detto no al passaggio tra Padova, Vicenza, Verona e Brescia. La Lega invece vorrebbe rimandare a dopo le europee la pubblicazione della analisi

Una veduta del Ministero dei trasporti a porta Pia a Roma

La valutazione costi benefici, almeno relativamente, al passaggio della cosiddetta Tav tra Brescia, Verona, Vicenza e Padova vede una secca bocciatura per la grande opera.

Questa quantomeno è la voce che in queste ultimissime ore giunge da Roma, più net dettaglio dal Ministero della infrastrutture guidato da Danilo toninelli del M5S. Della bocciatura, che sarebbe stata cucinata dal pool di esperti coordinati dal professor Marco Ponti, uno dei massimi conoscitori della materia in Italia, sarebbero a conoscenza i vertici del governo giallo-verde che da diversi mesi si è insediato nella capitale. Ad ogni modo che l’orientamento di Ponti fosse oltremodo severo nei confronti di tutta l’alta capacità, (o Tav come è gergalmente conosciuta) era ben noto. In realtà alcune indiscrezioni dagli uffici romani di porta Pia pare fossero già filtrate alcuni mesi fa. Indiscrezioni che non si discostano dalle ultime, ovvero decisamente negative, nei confronti di un’opera osteggiata dal M5S, ma che vede invece il favore di una parte maggioritaria degli alleati di coalizione del Carroccio: e con loro, fuori dalla maggiranza, di Fi, Pd, centristi e poi Confindustria, sindacati e altri settori delle organizzazioni datoriali.

La partita, con i colossali interessi economici in ballo, è di quelle che da mesi si giocano al cardiopalma. I boatos di palazzo Chigi e quelli di palazzo Balbi, sede della giunta regionale veneta, parlano di una macchina della propaganda che sotto la supervisione delle alte sfere confindustriali si sia messa in moto proprio quando dalle parti di via dell’Astronomia sono giunte le prime indiscrezioni della probabile bocciatura da parte del gruppo di Ponti. Una bocciatura che ha avuto la sua eco immediata nel Veneto visto che proprio a Nordest è in previsione una dei tratti più costoso e peraltro più contestato dal fronte del no. La questione però, al di là degli aspetti ambientali, tecnici ed economici, almeno in questo frangente è eminentemente politica.

L’ala più ecologista del M5S sarebbe intenzionata a rendere pubblica quanto prima, ovvero non appena disponibile, la disamina alla quale da tempo sta lavorando Ponti: anche per poter spendere alle prossime elezioni europee un risultato buono per la galassia ambientalista, che all’oggi tra Tap, terzo valico, potenziamento dell’aeroporto di Venezia, parziale se non pressoché totale apertura alla Pedemontana Veneta, sul fronte delle grandi opere ha dovuto abbassare i toni sino quasi a scomparire, ingurgitando una serie di bocconi amari cari invece all’alleato leghista.

La Tav è considerata una sorta di linea del Piave che potrebbe far perdere al M5S il supporto della base ecologista che è tra le più importanti negli equilibri dei Cinque stelle. Si tratta di una impostazione che però non sarebbe condivisa da Giancarlo Giorgetti. Leghista, potentissimo sottosegretario alla Presidenza del consiglio, nonché gran visir del partito presso le lobby che contano, quest’ultimo avrebbe chiesto al leader del Carroccio e vicepremier Matteo Salvini di seguire un’altra strada. Quella di chiedere, anche forzando la mano, all’alleato dei Cinque stelle di non menzionare la valutazione costi benefici: almeno sino ad elezioni europee concluse. L’obiettivo? Smorzare i toni di possibili divisioni interne per non esporre il fianco alle opposizioni.

Tuttavia a detta di alcuni esponenti di spicco dell’entourage dell’altro vicepremier, ovvero Luigi Di Maio del M5S, si tratterebbe di una mossa azzardata che porterebbe benefici solo al Carroccio. Se dalle urne europee (si dovrebbe votare a fine maggio) quest’ultimo riuscisse rafforzato sui Cinque stelle, la bocciatura della Tav diverrebbe pressoché impossibile (con tutto ciò che ne seguirebbe sia in seno al movimento che fuori), salvo mettere a rischio la compagine di governo minacciando di togliere il sostegno alla maggioranza. Nel caso in cui i rapporti di forza rimanessero invariati a favore dei Cinque stelle o ci fosse un sostanziale pareggio, il M5S rimarrebbe comunque esposto al logorìo del fronte sì Tav.

Ed è per questo che non pochi uomini vicini a Di Maio gli avrebbero consigliato di dare l’ok a Toninelli per la pubblicazione del lavoro di Ponti: pena la disaffezione se non la inimicizia conclamata, del fronte ecologista. Ed è anche alla luce di questa opzione che va interpretato l’iper- attivismo dei sostenitori del passaggio veneto della Tav: i quali non a caso hanno fatto sentire la loro voce principalmente tra Vicenza e Verona. Uno degli snodi chiave della partita però rimane il tempo. Assunto che si voterà a fine maggio non è da escludere che Lega e M5S per galvanizzare il loro elettorato esplodano nel frattempo qualche colpo di grosso calibro. E il sì (o il no) all’alta capacità ferroviaria potrebbero essere uno di questi colpi.

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