Intesa Sanpaolo incontra a Bressanvido gli imprenditori del settore lattiero caseario

Si è svolto presso le Latterie Vicentine di Bressanvido l’incontro promosso da Intesa Sanpaolo dal titolo “Il settore lattiero caseario. Quali opportunità di crescita per il territorio”. Dopo i saluti di Fabio Ortolan, vice presidente della Cassa di Risparmio del Veneto, ha aperto i lavori Francesca Nieddu, direttore commerciale Retail Veneto che ha anche presentato le iniziative di Intesa Sanpaolo per l’agroalimentare

Sono seguiti gli interventi di Anna Maria Moressa della Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che ha presentato uno studio sull’andamento del settore lattiero caseario veneto e della provincia di Vicenza, di Giovanni Bittante, professore ordinario Zootecnica generale e miglioramento genetico dell’Università di Padova, sul tema “Benessere animale, ambiente e biodiversità. Nuovi obiettivi del piano nazionale bovini da latte” e di Luca Castagnetti, partner Studio Impresa, che ha presentato un’analisi su “Il management delle imprese del settore lattiero caseario: come tendere ad un continuo miglioramento”.

Secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo il settore agroalimentare italiano ha un peso del 3,9% sull’economia italiana. Nel 2017, il settore agro-alimentare italiano ha generato un valore aggiunto superiore ai 60 miliardi di euro (33 per l’agricoltura, silvicoltura e pesca e 27,3 per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco) e ha occupato quasi 1,4 milioni di persone (circa 920 mila per agricoltura, silvicoltura e pesca e circa 465 mila per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco). L’Italia ricopre un ruolo importante anche a livello di agroalimentare europeo: è infatti terza per valore aggiunto e occupati dopo la Francia e la Germania, ma detiene il primo posto per qualità e ricchezza della produzione con 294 certificazioni (DOP, IGP e STG) nel comparto agricolo e alimentare (di cui 53 formaggi) e 564 certificazioni (DOP e IGP) nei vini e nei liquori.

Il settore lattiero-caseario pesa per il 14,5% sulla produzione alimentare italiana e dà lavoro a circa l’11% degli occupati nel comparto alimentare. Con un valore della produzione che supera i 17 miliardi di euro, l’Italia si colloca al terzo posto in Europa nel settore lattiero caseario, alle spalle di Germania e Francia.

Nel 2017 l’Italia ha esportato latte e derivati per un totale di 3,2 miliardi di euro, più dell’80% dei quali è rappresentato da formaggi, con una quota crescente di formaggi freschi. Tra il 2008 e il 2017 l’export di formaggi è più che raddoppiato, con ottimi risultati anche tra 2016 e 2017 (+10%) e nei primi due mesi del 2018 (+9% tendenziale). Nello stesso periodo, la filiera, storicamente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento della materia prima, è anche riuscita a ridurre consistentemente il proprio disavanzo commerciale (306 milioni nel 2017 a fronte di 1,2 miliardi nel 2008 con previsioni che vedono la filiera avvicinarsi nel prossimo quinquennio al pareggio della bilancia commerciale): rimane in ogni caso rilevante l’apporto dell’estero nel soddisfare la domanda nazionale nei segmenti del latte e delle creme.

Tra il 2008 e il 2016 l’Italia è riuscita ad aumentare la propria quota di mercato nel comparto dei formaggi, che si attesta oggi intorno al 10%, confermando il nostro Paese come quarto esportatore, alle spalle di Germania, Francia e Paesi Bassi, che nello stesso periodo hanno invece perso quote di mercato. Nel settore dei freschi, l’Italia si è conquistata il secondo posto globale dopo la Germania, superando la Francia. La buona dinamica in termini di competitività globale è stata resa possibile dall’elevata qualità espressa dalla produzione italiana: tra 2008 e 2016 l’Italia ha spodestato la Francia conquistando il primo posto per quota di mercato nei formaggi nella fascia di prezzo più elevata (27%), che costituiscono la quasi totalità delle vendite italiane all’estero nel comparto (90%).

Il Veneto è la terza regione in Italia per consegne di latte e per export nel settore lattiero- caseario, dietro a Lombardia e Emilia Romagna. Nel 2017 le esportazioni di latte e formaggi hanno raggiunto i 358 milioni di euro (+10% rispetto al 2016). A livello manifatturiero, la regione pesa per il 7,5% sull’occupazione del settore in Italia e per circa il 5% in termini di imprese, con una dimensione media aziendale maggiore di quella nazionale.

Vicenza è la prima provincia veneta per numero di imprese lattiero-casearie e la seconda dopo Treviso in termini occupazionali. A monte, hanno sede a Vicenza circa il 20% degli allevamenti di bovini da latte del Veneto. La provincia genera quasi un quarto dell’export complessivo del lattiero-caseario Veneto, seconda solo a Verona, noto polo di distribuzione per il Nord Italia. Nel 2017, il lattiero-caseario vicentino ha realizzato 86,5 milioni di euro all’estero, con un incremento pari al 18,7% rispetto al 2016, grazie al buon andamento delle vendite verso Germania (+23%,12,2 milioni di euro esportati nel 2017), Regno Unito (+41%, 12,1 milioni di euro), Spagna (+20%, 10,7 milioni di euro), Giappone, che, con un incremento dell’export di quasi il 50%, si attesta come quinto mercato di sbocco per la provincia, e Arabia Saudita, dove l’export si è quintuplicato.

In prospettiva, il mercato estero è visto rivestire ancora un ruolo trainante per la filiera lattiero-casearia italiana. Le aziende italiane potranno far leva su un ceto medio in aumento nei paesi emergenti, sempre più disposto ad acquistare prodotti di qualità elevata.

Sono positive in ogni caso anche le prospettive nei confronti del mercato interno, in particolare per i prodotti innovativi e in linea con la crescente attenzione dei consumatori nei confronti di prodotti sostenibili a livello ambientale, salutari e rispettosi del benessere animale. Tra il 2016 e il 2017 i consumi interni di latte fresco ad alta digeribilità e di yogurt e latte bio sono cresciuti a doppia cifra, a fronte della flessione del latte standard e di alta qualità.

Importante il ruolo dell’innovazione anche a monte. In futuro sarà sempre più necessario garantire la circolarità della produzione, riducendo emissioni e sprechi, e allo stesso tempo, anche alla luce dell’abolizione delle quote latte, aumentare l’efficienza produttiva, per garantire migliori rese per ettaro.

I nuovi trend del biologico, dell’agricoltura 4.0, dell’avvicinamento al cliente finale con il racconto esperienziale dei prodotti attraverso i canali web e il turismo enogastronomico, sono tra le direttrici su cui costruire la crescita futura del settore.

“Abbiamo avviato sul territorio una serie di incontri dedicati all’agroalimentare con diversi focus declinati sulle specificità delle diverse zone produttive del Veneto, perchè vogliamo agevolare e rafforzare ulteriormente il settore, sostenendone la crescita e valorizzando il Made in Italy. - ha dichiarato Francesca Nieddu, direttore commerciale Retail Veneto – Inoltre vogliamo favorire ulteriormente l’accesso al credito da parte del settore agricolo, mettendo a disposizione linee di credito con caratteristiche innovative ed un modello di servizio dedicato. Nel 2017 Intesa Sanpaolo ha erogato al settore agroalimentare italiano 2 miliardi di finanziamenti a medio e lungo termine, mettendo a disposizione la propria rete di circa 530 filiali “verdi” e 56 specialisti dedicati. Inoltre, grazie all’accordo firmato con il MIPAAF, abbiamo messo a disposizione degli imprenditori dell’agribusiness un plafond di 8 miliardi fino al 2019.”

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