Discarica di Torretta verso l’ampliamento: «Un valore aggiunto per la fusione tra Aim e Agsm»

L’impianto di Legnago a Verona, di cui la controllata Aim della Sit partecipa al 49% accoglierà circa 20mila tonnellate in più e potrebbe ospitare i rifiuti della città di Verona che attualmente confluiscono per la maggior parte nella “discarica strategica” di Sant’Urbano nel padovano

Il sito della discarica di Torretta nel Veronese

Dietro alla non ancora avvenuta fusione tra Aim e Agsm c’è una matassa per niente facile da sbrogliare, tra intrecci politici che rallentano il “matrimonio”, e il dito puntato sulle rispettive controllate delle due multiutility che si occupano della gestione dei rifiuti: la veronese Amia e la vicentina Sit, entrambe in rosso da anni. Se per la prima la situazione sembra essere ancora nebulosa, Sit, secondo le previsioni, dovrebbe avere un bilancio 2018 che riduce il debito (-2,3 milioni nel bilancio consolidato 2017) di circa due terzi e prevede un pareggio per il 2021. Ma spunta una carta da giocare che potrebbe essere importante per la fusione: la discarica di Legnago nel Veronese. L’autorizzazione regionale per il suo allungamento di vita dovrebbe arrivare a breve, permettendo di accogliere i rifiuti della città di Verona che per adesso sono spediti in un sito nella bassa padovana.

AIM-AGSM: LA STORIA INFINITA

Dire che è un matrimonio complicato è dire poco. Già il fidanzamento tra le due multiutility di Vicenza e Verona – Aim e Agsm - è stato un travaglio, culminato lo scorso anno con una serie di promesse tra gli allora due sindaci Achille Variati e Flavio Tosi.  La data delle nozze, ovvero la fusione, non è mai stata fissata, poi è arrivata la giunta Sboarina nel capoluogo scaligero e sono iniziati tentativi di “tradimento”, con i veronesi che cercavano altre strade: l’aggregazione con Mantova, la strizzatina d’occhio a una utility bresciana, l’apertura di una attività in Albania. Insomma, un valzer di rimandi conditi da promesse, polemiche, sospetti e accuse. Poi di nuovo l’annuncio: “Questo matrimonio s’ha da fare”. È infatti cronaca di pochi giorni fa quel  protocollo di intesa tra il sindaco di Verona Federico Sboarina, e il nuovo primo cittadino di Vicenza, Francesco Rucco, entrambi di centro-destra, i cui termini però non si sono ancora esplicitati. Quello che emerge è un nodo di governance che agita amministratori e politici. Chi comanderà nella tanto annunciata ma non ancora nata multiutility del Nordest? L’iniziale proposta, di un presidente veronese, un vicepresidente vicentino e due amministratori delegati (per l’energia a Vicenza e per l’aspetto finanziario a Verona) sembra lasciare il posto a una gestione principalmente scaligera, con un presidente e un amministratore veronese e un CdA di sette membri per lo più manager di Verona. 

SIT E AMIA: LA SITUAZIONE

A questa questione si aggiunge la vicenda delle controllate delle due multiutility che gestiscono i rifiuti, Sit per Aim e Amia per Agsm, il cui passivo è visto da molti come un peso che potrebbe creare problemi nella futura fusione tra le due multiutility. Se nel caso di Amia, che conta un rosso oscillante tra l’1,6 e i 2 milioni di euro - come riferiscono i media locali - il decreto per salvare la controllata è finito al centro di feroci polemiche e lotte intestine, ed è in predicato una gara per la ricerca di un partner privato, per Sit il futuro sembra essere più roseo. Stando a quanto comunica l'azienda non ci sono problemi occupazionali e il preventivo 2018 sembra in netto miglioramento con previsione di arrivare all’equilibrio entro il 2021.

LA DISCARICA DI TORRETTA

Secondo Aim proprio Sit può essere un valore aggiunto nella fusione con Agsm, a cominciare dalla discarica di Torretta nel Veronese. La discarica di Torretta, partecipata per il 49% da Sit e per il 51% dal Comune di Legnago, sta arrivando alla saturazione ma, secondo fonti interne, dovrebbe arrivare a breve la concessione Regionale, richiesta da tempo,  per l’ampliamento.

In sostanza una nuova ripartenza che porterebbe un allungamento della vita dello stabilimento ad altri 10 anni. Inoltre, il carico attuale di 80 mila tonnellate annue di rifiuti passerebbe a 100 mila, permettendo così  lo smaltimento anche di quelli della città di Verona, la maggior parte dei quali ora finiscono in una cosiddetta “discarica tattica” a Sant’Urbano, comune in provincia di Padova, con una autorizzazione limitata nel tempo.

Sul sito grava però un esposto di alcune associazioni ambientaliste che han chiesto alla procura di Verona di mettere i sigilli all’impianto per la presenza  di concentrazioni elevate di ferro, arsenico e manganese nelle falde superficiali sottostanti. Una situazione che il Comune di Legnago dichiara essere sotto controllo. Aim, dal canto suo, precisa che sulla vicenda sono state fornite numerose e articolate perizie che verranno discusse nelle sedi opportune, ma il percorso dell’ampliamento della discarica segue altre strade.

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