Elef in crisi, 23 posti di lavoro a rischio

“Siamo sul piede di guerra in virtù della poca chiarezza dimostrata dall’azienda vogliamo vederci chiaro e ci muoveremo per tutelare tutti i lavoratori che dalla sera alla mattina si trovano a casa”, spiega Antonio Chiaradia della Fiom Vicenza

L'esterno dell’azienda che si trova al Biron nei pressi di Monte Crocetta

L’azienda è ferma da qualche mese e da un anno all’altra da 75 dipendenti il numero si è ridotto a 23. E oggi questi ultimi rischiano di rimanere sulla strada perché Elef Spa ha deciso di chiudere nonostante le rassicurazioni date alle RSU e ai segretari di FIOM e UILM chiamati a presenziare alle riunioni.

ELEF Spa si occupa di progettazione e installazione di impianti tecnologici soprattutto nel settore pubblico e impiega personale del settore metalmeccanico ma di elevata formazione (ingegneri e periti).

Il segretario FIOM Cgil di Vicenza Antonio Chiaradia che segue l’azienda racconta che già l’anno scorso (2018) l’azienda aveva fatto richiesta di CIG.

Il 7 marzo 2019 l’azienda ha convocato i rappresentanti sindacali ed ha dichiarato che avrebbe depositato la richiesta di concordato in continuità: “della serie  - spiega Chiaradia - non chiudiamo, siamo in uno stato difficile ma abbiamo elementi per proseguire, quindi con questa operazione si è proceduto al congelamento della situazione debitoria pregressa”. A 7 settembre 2019 la dirigenza deposita il piano di concordato e inizia l’iter.

“Poi abbiamo chiesto aggiornamenti - prosegue il segretario FIOM - visto che erano stati paventati 5 esuberi (uscite volontarie), ma non ci è giunto alcun aggiornamento”.

“Quindi di recente abbiamo chiesto un incontro urgente per mancate trattenute fiscali su buste paga dei dipendenti  - continua Chiaradia -. L’incontro è avvenuto martedì scorso 29 ottobre. In quella sede la controparte ci ha dato grandi rassicurazioni sulla continuità produttiva”.

Ma il giorno 31 ottobre 2019 le RSU sono state convocate alle ore 8 del mattino e viene comunicato dalla dirigenza che non ci sono più i margini per proseguire nell’attività”.  I lavoratori hanno chiamato subito Antonio Chiaradia (FIOM Cgil) e Chiara Grandi (Uilm Uil).

“Riteniamo alquanto discutibile l’atteggiamento dell’azienda - commenta successivamente agli incontri con i lavoratori Antonio Chiaradia della FIOM -  dirigenza che martedì ci ha dato rassicurazioni sulla continuità dell’attività, come del resto aveva fatto nei mesi precedenti, e l’altro giorno invece comunica in modo poco elegante e senza coinvolgere le parti sindacali (se non le RSU) che porteranno i libri in tribunale per chiudere baracca e burattini”.

“Siamo sul piede di guerra in virtù della poca chiarezza dimostrata dall’azienda - conclude il sindacalista della FIOM vicentina - vogliamo vederci chiaro e ci muoveremo per tutelare tutti i lavoratori che dalla sera alla mattina si trovano a casa senza alcuna comunicazione ufficiale”.

Il prossimo incontro sarà con Confindustria Vicenza e successivamente saranno coinvolte le istituzioni. Intanto l’azienda è “ferma” da un mese abbondante.

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