Elef, «l'insidioso» mondo delle commesse pubbliche dietro la crisi aziendale

La società di ingegneria berica sta fronteggiando un momento drammatico mentre si moltiplicano le incognite in relazione alla congiuntura negativa che ha colpito la ditta

I cancelli della Elef spa (archivio Cgil Vicenza)

Rimane molto da capire della crisi aziendale che ha portato i vertici della Elef ad annunciare la chiusura dei battenti tanto che la società di ingegneria della città del Palladio, come si denuncia in un accorato appello di Fiom-Cgil diramato ieri 2 novembre, nel giro di un anno ha già perso una cinquantina di dipendenti passando da settantacinque a ventitré. Una mazzata che sta già mettendo a dura prova il personale, per lo «più periti tecnici ed ingegneri» i quali nel giro di un paio d'anni hanno visto una ditta che vantava commesse di alto livello ridurre drasticamente il suo business.

I RUMORS DI CONFINDUSTRIA
La vicenda non è passata inosservata dalle parti della Confindustria di Vicenza dove da giorni circolano una serie di indiscrezioni sul destino della società di progettazione che ha tra i suoi committenti anche il gruppo Atlantia nonché Anas. Tra le avversità che la società che ha base in zona Monte Crocetta avrebbe dovuto fronteggiare, il condizionale è d'obbligo, ci sarebbe il fallimento della scaligera Serenissima costruzioni, ossia il braccio infrastrutturale della società autostradale Brescia-Padova. Quest'ultima nel 2017 fu travolta da una serie di scandali, compresi alcuni appalti poco chiari in Albania, che la obbligarono a portare i libri in tribunale. In quell'occasione si scatenarono le polemiche sulle società di costruzioni che per anni per legge avevano potuto beneficiare di ti una serie di tutele speciali di cui godono i concessionari privati che hanno in gestione le tratte autostradali che sono tutte dello Stato. Peraltro, tanto per capire quanto sia ingarbugliata la vicenda, sul tracollo del colosso veronese due anni fa ha finito per occuparsi pure la procura della repubblica della città atesina. E non è da escludere, anche se non c'è certezza in questo senso, che Elef abbia concordato una o più commesse proprio con Serenissima che poi questa non è più stata in grado di onorare.

LE CIFRE IN BALLO
Ad ogni buon conto tra le avversità che Elef, attiva dal 1978, avrebbe dovuto fronteggiare, ci sarebbe proprio un calo di commesse da partner un tempo affidabili: questi i rumors che arrivano da palazzo Bonin Longare. Ma c'è di più. In un report dell'analista (nonché giornalista economico) Andrea Giacobino pubblicato all'inizio di questa primavera, venivano citati diversi episodi della vicenda Elef, che era culminata nell'avvio di una procedura concorsuale, l'anticamera del fallimento, datata 22 marzo 2019 e firmata dal giudice del tribunale di Vicenza Giuseppe Limitone. In relazione a quel frangente Giacobino scrive che alla fine di marzo è stato accolto il ricorso presentato da Elef guidata dall'amministratore unico Stefano Visentin: ricorso in cui si spiega che l'attività tipica sono «commesse pluriennali, spesso con prerogativa di natura finanziaria che comportano il disallineamento dei flussi in entrata rispetto a quelli in uscita».

Il che avrebbe costretto la società «a ricorrere in maniera sistemica al credito bancario», ma visto che alcuni clienti sono finiti in procedure concorsuali questo ha determinato «la perdita di crediti per 8,5 milioni di euro». Inoltre, scrive ancora Giacobino il mercato di riferimento si è contratto tanto che i ricavi tra il 2014 e il 2017 sono crollati del 60% a 15,8 milioni accompagnati «da una situazione di illiquidità e importanti perdite attestate a oltre 6 milioni a fronte di debiti verso banche per 14 milioni». Giacobino in realtà non svela quali siano i committenti di Elef ad essere andati incontro alle forche caudine della procedura concorsuale, tuttavia ma le cifre in ballo nel suo report descrivono uno scenario che non volge al bello. Tanto che il ricorso alla procedura da parte di Elef, che vedrà il piano contemplare la cessione «di asset non strategici tra cui il 25,6% della start-up Reset», è stato chiesto, spiegava ancora l'analista, dopo aver avviato contatti col ceto creditizio per ristrutturare il debito. Elef stessa ha però chiesto al tribunale di poter proseguire proprio le commesse di Autostrade per l'Italia e Anas «che valgono complessivamente 6,2 milioni e che vedono i lavori realizzati finora per oltre il 20%».

LE INCOGNITE
Stante così il quadro è difficile pertanto capire che cosa sia mutato nello scenario aziendale fra la primavera del 2019 e questo scorcio di autunno tanto comportare la probabilissima chiusura definitiva dei cancelli, come rimarcano in queste ore i sindacati. Tuttavia i quesiti di fondo sono altri. Lo stato di difficoltà dell'azienda deriva dalla oggettiva contrazione del mercato? Deriva dalla chiusura di un ciclo in cui una serie di soggetti legati alle commesse pubbliche non godono più della libertà di movimento di un tempo? La crisi va invece inquadrata nei recenti cambi dell'assetto azionario della spa di Monte Crocetta? Oppure i vari ambiti vanno considerati come una serie di concause? Ed è proprio dentro questo angusto perimetro che al momento si sta muovendo il sindacato per cercare di uscire da una impasse di non facile soluzione. «Noi stiamo seguendo la vertenza da vicino ma ci sono troppi punti interrogativi rispetto al comportamento contraddittorio dei vertici aziendali. E va da sé poi che il mondo delle commesse pubbliche è da sempre insidioso» fa sapere Antonio Chiaradia, il delegato per Vicenza di Fiom-Cgil che sta seguendo i lavoratori. La situazione rimane tesa tanto che alla Cgil adesso nella lotta si è affiancata anche la Uil.

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