"Disastro Popolare di Vicenza con complicità di Consob, la difesa del governo e il silenzio dei veneti"

Milioni che da tempo segue da vicino i rovesci delle popolari venete, a partire da BpVi, mette in relazone la querelle attorno alle asserite lacune sulla vigilanza addebitate anche da ambienti di governo alla stessa Consob, proprio, e non solo, con gli sfracelli bancari che hanno copito il Nordest. Ma al contempo se la prende col silenzio dei veneti

Marco Milioni

«Capisco le critiche sul ministro degli interni Angelino Alfano che difende Giuseppe Vegas in relazione al caso Consob. Ci stanno tutte». Comincia così un commento del giornalista romano, ma vicentino d'adozione, Marco Milioni che sul suo blog pubblica un suo commento al vetriolo dopo l'ennesima puntata, andata stavolta in onda a Montecitorio in sede di question time, sulla cosiddetta vicenda Consob.

Milioni che da tempo segue da vicino i rovesci delle popolari venete, a partire da BpVi, mette in relazone la querelle attorno alle asserite lacune sulla vigilanza addebitate anche da ambienti di governo alla stessa Consob, proprio, e non solo, con gli sfracelli bancari che hanno copito il Nordest. Ma al contempo se la prende col silenzio dei veneti.

Marco, come mai hai evidenziato una connessione tra le critiche mosse a Vegas e le vicende delle banche popolari del Veneto? «Per rispondere bisogna ricordare che cosa sono i prospetti per gli scenari probalistici».

E che cosa sono? «Sono sostanzialmente degli schemini che dovrebbero essere messi in cima alla pila di carte che il consulente bancario o il promoter di fiducia di fanno firmare quando decidi di acquistare un prodotto finanziario. In tre riquadri, alla grossa, ti spiegano quante possibilità hai di rimetterci, quante di andare in pari e quante di rimetterci un'ira di dio».

E la connessione con le vicende venete? «Report ha scoperto che è stato proprio il presidente di Consob, ovvero Giuseppe Vegas nel 2011 a pretendere, dietro la moral suasion delle banche, usiamo questo termine soft, che gli stessi uffici Consob intimassero a coloro che vendono questi titoli di togliere di mezzo quegli schemi. Che prima invece venivano prospettati agevolando molto gli investitori senza grandi nozioni ad evitare bidoni. Il primo caso cui si applicò questa novità fu proprio il collocamento di alcuni prodotti della Popolare di Vicenza. Che c**o no?».

Sì tu però sostieni che per certi aspetti ancora più grave l'intervento tenuto da Pier Carlo Padoan alla Camera in sede di question time. Perché? «È una cosa che i grandi media non hanno notato. La parte più importante e la più micidiale delle affermazioni di Padoan, che è il ministro dell'economia, non il portatore di un interesse particolare, è quella per cui l'inserimento degli scenari probabilisctici va valutata secondo una logica di costi benefici».

Sarebbe a dire? «È l'ammissione, anche se ambiguamente ipocrita, che la chiarezza delle informazioni sui prodotti finanziari va valutata come un ostacolo alla vendita dei titoli. Che spesso sono stati, sono e saranno tossici. Non so se la cosa sia più folle o più grave. Sarebbe come dire che non bisogna spiegare bene l'uso dei farmaci nei foglietti perché se troppe persone si curano in modo corretto poi non si vendono altre medicine a chi rimane malato».

È un sistema impazzito? Lo è da molto. E la macchina ha dimensioni globali non lo metto in dubbio. E che cos'è che ti fa arrabbiare allora? «Il silenzio sordo con cui, veneti in primis, ingurgitano queste notizie. Mentre fanno un chiasso infernale ogni volta che c'è un furto in casa. Ecco di fronte a questa contraddizione evidente poi si usa una formula assolutoria e autoassolutoria che detesto». Quale? «Cossa vuto...»

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