Da Bankitalia niente indennizzi per i truffati Bpv

Lo hanno stabilito i giudici del collegio, ma intanto crescono le ansie dei risparmiatori veneti: temono che la legge per i ristori si arenerà a palazzo Chigi

Un giudice, il quale stabilisce che nell’ambito del processo BpVi, Banca intesa, Bankitalia e Consob non potranno essere chiamate a rispondere dei danni per il crac dell’istituto di via Framarin. Un governo, che nonostante le sperticate promesse dei sui vertici, non riesce ad erogare i fondi di indennizzo a beneficio degli azionisti azzerati. Il malcontento che comincia a serpeggiare nella maggioranza giallo-verde che regge le sorti dell’esecutivo nazionale. È questo il filotto che durante le ultime ore si è abbattuto sul popolo dei risparmiatori che da anni sperano di riavere qualcosa indietro dopo il crac della banca berica un tempo prieseduta dal cavalier Gianni Zonin.

IL PROCESSO

Ieri all’aula bunker di Mestre, dove per ragioni di spazio è stato spostato il maxi processo penale per l’affaire BpVi il collegio giudicante presieduto dal dottore Lorenzo Miazzi ha stabilito che nell’ambito di quel procedimento oltre agli imputati e oltre alla BpVi, istituto in liquidazione coatta amministrativa, non vi potranno essere altri soggetti citati in giudizio per rispondere del danno in sede civile. Cosa che invece avevo chiesto gli avvocati di parte civile. Più nel dettaglio questi ultimi avevano puntato l’indice contro Banca intesa, contro contro Consob, contro Bankitalia, contro Banca nuova, contro la società di revisione Kpmg nonché contro il bocconiano Mauro Bini, il professore universitario che redasse la relazione che portò sino a 62,5 cadauna il prezzo delle azioni di BpVi il cui valore colò a picco di lì a poco.

TINTE FOSCHE: LA PREVISIONE AZZECCATA

Ora in attesa di conoscere il dettaglio delle motivazioni che hanno fatto propendere i magistrati berici in questo senso va però rilevato, almeno sul piano politico, che si sono rivelate azzeccate le previsioni di coloro che, a partire dal senatore Elio Lannutti del M5S, avevano immaginato, non senza lesinare le tinte fosche, che palazzo Koch e la commissione di via Martini sarebbero in qualche modo state protette. Da anni Lannutti, che è stato lungamente presidente di Adusbef, una delle più agguerrite associazioni dei consumatori, ritiene infatti che il reato di ostacolo alle autorità di vigilanza sia un escamotage messo a punto dal legislatore per tenere al riparo Consob e Bankitalia dalle inchiesta della magistratura tese accertare eventuali defaillance in termini di omesso controllo da parte di queste quando ci si trova a crac bancari di un certo peso. Tanto che quando scoppiò l’affaire BpVi lo stesso Lannutti accusò l’istituto di via Framarin di essere «lo spicciafaccende di Bankitalia».

E non è un caso che quando pochi giorni fa è stata varata la legge che istituisce una nuova commissione bicamerale sui crac bancari il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con una insolita ingerenza nei confronti del parlamento (così la definiscono i suo detrattori), detto alla grossa, abbia ricordato a Camera e Senato che la commissione d’inchiesta capitanata dal senatore Gianluigi Paragone del M5S, sarebbe sconveniente se si tramutasse in un organo aggiuntivo rispetto alle potestà di Consob e Bankitalia. A questo punto bisognerà capire se la commissione vorrà andare fino in fondo anche rispetto ai dissesti di BpVi e Veneto Banca o se è vero che la stessa commissione, come riporta Repubblica, si è auto-limitata escludendo a priori gli sconquassi che hanno colpito gli istituti veneti e quelli dell’Italia centrale. In questo caso si tratterebbe di un colpo mortale al feeling che nei mesi si era creato tra alcuni gruppi «degli azionisti truffati» e il governo, il quale aveva dato loro la speranza di recuperare «almeno una parte del maltolto».

INDENNIZZI CHIMERA? L’ESECUTIVO RISCHIA

Frattanto però in queste ore si stanno materializzando gli spettri di quei risparmiatori che temono che il governo farà fatica a mantenere le promesse in materia di indennizzi. La legge voluta dalla attuale maggioranza già li prevede. Ma mancano i decreti attuativi che li rendano possibili. I decreti debbono essere scritti dai dirigenti del ministero del Tesoro. I quali però, spalleggiati dal ministro dell’Economia Giovanni Tria (più attento ai desiderata di Bruxelles e che vede in quei ristori il simulacro di un aiuto di Stato contrario ai crismi Ue) da settimane rispondono picche. Ne è nato un vero e proprio dissidio interno al governo con Tria che potrebbe essere addirittura intenzionato a lasciare anche in ragione di alcune polemiche su un suo presunto conflitto di interessi rispetto alla nomina d’una sua consulente.

LA CRITICA A DI MAIO E SALVINI

Ad ogni modo i risparmiatori rimangono perplessi. Uno di loro, che fa riferimento all’associazione Noi che credevamo nella BpVi e in Veneto Banca, il quale chiede l’anonimato, muove al vicepremier leghista Matteo Salvini e al vicepremier del M5S Luigi Di Maio una critica molto articolata: «Parlando a titolo assolutamente personale, devo constatare che i vicepremier Di Maio e Salvini si erano impegnati in promesse solenni quando sono ai primi di febbraio a Vicenza durante l’incontro al Palapalladio. Promisero che nel giro di una settimana i decreti attuativi sarebbero stati pronti. Purtroppo ci hanno mentito e ci hanno preso in giro. E lo dice uno, che pur con spirito critico, ha votato Lega alle ultime elezioni. I due vicepremier quando si sono impegnati davanti a noi o sapevano che di lí a poco il Tesoro e l'Europa si sarebbero messi di traverso. Oppure non erano sicuri di portare a casa il risultato. Ad ogni modo quindi hanno mentito in un caso o nell'altro. Ora la situazione si sta avvitando e l'inerzia di palazzo Chigi si sta rivelando colpevole. Non si ingannano cosí i risparmiatori».

Poi un’altra critica: «Piú corretto sarebbe stato se ci avessero subito informato delle difficoltá che un percorso del genere avrebbe comportato. Difficoltà che tutti i giornali, piú o meno ostili al governo, avevano largamente anticipato. Ora mi aspetto che i vertici della nostra associazione battano i pugni e ricordino a lorsignori che rimangiarsi le promesse non va bene. Di piú, se ora da ambienti della maggioranza qualcuno chiedesse a noi risparmiatori di tenere duro e di supportare il governo a ridosso delle europee perché dopo il rinnovo del parlamento di Strasburgo vengano tagliate le unghie agli eurocrati del potere bancario, sarebbe un pessimo segnale. Perché significa che qualche politico mira a strumentalizzare le nostre sofferenze e il nostro dolore per scopi elettorali. Sarebbe una vergogna indicibile».

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