Caso ex popolari venete, corrispondenza del governo con la Ue è top secret

Una richiesta degli «azionisti azzerati» è stata cassata dal ministero dell'Economia: insorgono le associazioni

(foto di archivio)

I vertici del dicastero dell'Economia hanno opposto un formale diniego alla richiesta da parte dei risparmiatori colpiti dal crac delle popolari venete affinché potessero visionare la corrispondenza intercorsa tra il governo italiano e la Ue poco prima che nel 2018 venisse approvata la legge che istituiva il Fir, ovvero il fondo indennizzo risparmiatori.

La novità è emersa in una lettera inviata ieri a Luigi Ugone e Andrea Arman, i portavoci di due delle associazioni più attive sul fronte «del risparmio tradito» ossia «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto banca» e il «Coordinamento don torta». A firmare la lettera indirizzata al vicentino Ugone e al trevigiano Arman è stato Alessandro Rivera in persona, ovvero il direttore generale di via XX Settembre, al cui vertice siede oggi il ministro democratico Roberto Gualtieri del Pd.

Le associazioni avevano indirzzato un precisa richiesta di poter vedere la corrispondenza per una serie di ragioni. Tra queste c'era la volontà di capire se realmente l'Ue avesse posto una serie di vincoli molto rigidi per la concessione degli indennizzi. Ma c'è di più, dentro quelle carte ci potrebbe essere qualche elemento che spiega come mai oggi il Fondo indennizzi proceda a rilento con i ristori. La direzione generale ritiene che il diniego sia motivato dal fatto che la norma esclude gli atti preparatori delle leggi e dei provvedimenti generali della amministrazione statale dal diritto di accesso agli atti. Ugone e Arman però non sono d'accordo e hanno passato la risposta di Rivera ai rispettivi staff legali. «Ripetto a tutta questa vicenda - attacca Ugone - mi vengono in mente le pariole del premier Giovanni Conte che ha iniziato il suo secondo mandato da capo del governo invocando la trasparenza nell'ambito della vicenda che ha portato alla caduta del precedente esecutivo che lo vedeva sempre a palazzo Chigi ma con l'alleato leghista. Proprio all'indirizzo del leader del Carroccio Salvini lo stesso Conte chiese di essere trasparente nel rendere pubblici tutti i retroscena relativi alla crisi di governo. Ora noi chiediamo che quella trasparenza - spiega Ugone - non sia solo uno slogan e che Conte chieda ai suoi ministri di praticarla fino in fondo». 

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