Il sindacato Cub contro al legge regionale per le case popolari

«Affitti più cari per 24mila famiglie»: per la sigla di base palazzo Ferro Fini deve ritirare una norma impopolare divenuta ormai «un boomerang politico»

Una protesta del sindacato Cub (archivio)

«La legge regionale del Veneto che aumenta gli affitti a circa 24.000 famiglie sulle oltre 32.000 famiglie assegnatarie di case popolari a livello regionale è inaccettabile. Quel provvedimento va subito ritirato». Lo chiede a gran voce il Coordinamento regionale veneto degli inquilini del sindacato autonomo Cub con un durissimo dispaccio reso noto durante la serata di ieri 7 agosto.

Sono ben quattromila «le famiglie - si legge - che con i nuovi limiti di reddito andranno in decadenza dalla assegnazione». E ancora: non solo la legge a palazzo Ferro fini, sede del consiglio regionale, va cancellata ma occorre anche una immediata «moratoria sugli aumenti degli affitti» nonché sulla sospensione dei provvedimenti relativi ad eventuali decadenze fino a quando non ci saranno correttivi perché la norma sta provocando una «profonda inquietudine» ed una profonda rabbia «tra gli assegnatari» una norma che peraltro, attacca Cub, non affronta il tema della precarietà abitativa delle città venete».

Sempre secondo il sindacato nel Veneto dai primi di luglio «una folle legge regionale sta provocando aumenti a dismisura dei canoni di locazione». Si tratta di una novità che viene definita inaccettabile e antipopolare. «Mentre sono circa 14.500 le domande - rimarca ancora Cub -  presentate per avere una casa popolare, nel Veneto ci sono in totale 37.700 case popolari ma come detto le famiglie assegnatarie sono circa 32.000». Ne consegue si legge nella nota che nel Veneto ci sono circa «5600 case popolari inutilizzate, di queste circa un migliaio sono in fase di assegnazione, poco più di 600 in vendita» mentre più o meno quattromila appartamenti sono sfitti in quanto bisognosi di lavori di ristrutturazione».

Per il momento e da subito «la Regione Veneto deve emanare un atto attraverso la quale sospendere l’applicazione della legge regionale, in materia di canoni di locazione. Tenuto conto che» la stessa Regione parla di correttivi, entro settembre. Correttivi che a giudizio della Unione degli inquilini devono essere profondi. Il sindacato poi aggiunge che pur allertata la giunta regionale ha preferito procedere chiedendo al consiglio regionale l’approvazione di una legge «che si è rivelata un boomerang politico... in quanto assolutamente iniqua e di stampo liberista».

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