«Così non si lavora!» e i giovani vicentini piantano le tende

Venerdì 14 giugno l'accampada. Cinque richieste per il lavoro, «chiediamo soltanto rispetto»

Uno degli striscioni esposti dai ragazzi

L'appuntamento è venerdì sera alle 21:00 nella centralissima Piazza Castello di Vicenza. La parola d'ordine: rispetto. Che si declina anzitutto in un contratto e un salario dignitoso per tutti. Sono le richieste dei "Giovani con esperienza", così si definiscono i promotori dell'accampada lanciata con lo slogan "Così non si lavora".

Tende piantate da sera a mattina un presidio democratico, un luogo di incontro e di confronto anche con chi giovane non è più ma ugualmente non si ritiene soddisfatto delle proprie condizioni di via.

A partire dal lavoro, che anche quando c'è non sempre garantisce quell'esistenza "libera e dignitosa" promessa dall'articolo 36 della Costituzione. «Siamo stufi di lavorare in nero, precari, sottopagati. Non chiediamo niente di più del rispetto che ci guadagniamo ogni giorno sul nostro posto di lavoro. Unisciti a noi, fai sentire la tua voce!».

I Giovani con esperienza hanno scelto di lanciare il primo appuntamento nel capoluogo berico tramite il tam tam sui social, ma anche con una serie di volantinaggi "vecchia scuola" in stazione e nelle zone residenziali. Il gruppo si riunisce ogni venerdì sera ed ha elaborato un documento con cinque richieste che chiamano in causa il sistema economico e politico del Paese.

1. Un contratto e un salario dignitoso per tutti: stop al lavoro nero, ai tirocini non pagati, ai contratti pirata, alle partita iva finte. Si applichino a tutti i contratti nazionali "sani" firmati dai grandi sindacati.

2. Donne e uomini, stesso lavoro, stesso stipendio: non è più accettabile che le donne vengano pagate il 16% in meno degli uomini per svolgere stesso lavoro.

3. Un milione di posti di lavoro nell'economia sostenibile: in Italia ci sono 6 milioni di disoccupati e inoccupati, energie che potrebbero essere usate per rendere la nostra economia veramente verde.

4. Lavoriamo meno, lavoriamo tutti: l'automazione rende sempre meno necessario il lavoro umano, non ha più senso lavorare così tanto.

5. Abbiamo diritto ad andare in pensione: la pensione diventa sempre più un miraggio per chi lavora, è tempo di stabilire un'età massima dopo cui nessuno può essere obbligato a lavorare per sopravvivere.

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«Siamo disposti a tornare in piazza ogni venerdì finché non verremo ascoltati!». 

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