Zermeghedo: una famiglia "assediata dalla puzza"

La denuncia arriva da una coppia della valle del Chiampo che punta l’indice contro una centrale a biomasse. Il sindaco: tutto in regola

Foto di Marco Milioni

Una famiglia di Zermeghedo, estrema propaggine Ovest del Vicentino, vive da cinque anni a contatto con una centrale elettrica a biomasse. Di giorno e di notte l’impianto viene alimentato con insilato di mais. L’energia elettrica re-immessa nella rete fornisce al proprietario una buona resa economica in ragione degli incentivi pubblici che questa produzione particolare porta con sé. Ma chi abita vicino spiega di non passarsela affatto bene a causa degli odori.

L’INGEGNERE RACCONTA

Questo è il racconto di Gianfranco Cecchin, quarantacinque anni, professione ingegnere elettronico, la cui casa, edificata attorno ai primi del Novecento, si trova a pochi passi dalla centrale della Demetra energy, una srl con sede legale a Padova. «Il problema di fondo - spiega Cecchin - è la presenza di odori che vengono dai cumuli di insilato di mais. Spessissimo quei miasmi rendono l’aria irrespirabile. Siamo assediati dalla puzza. Ho più volte segnalato la cosa al comune, ma con un certo sussiego mi è stato detto che tutto è in regola. I problemi però rimangono. Spesso io, mia moglie ed i miei quattro figli, proviamo un fastidio acutissimo alla gola, non di rado soffriamo di mal di testa e io non capisco come mai l’amministrazione non si sia mai mossa in modo perentorio». Lo stesso ingegnere fa un’altra puntualizzazione: «A quanto mi risulta il Comune ha anche redatto una ordinanza che obbliga il gestore dell’impianto a coprire il deposito di insilato, ma come ho potuto documentare con parecchie fotografie tale copertura spesso non c’è».

La testimonianza di Gianfranco Cecchin: il Video

«ASSEDIATI ED ESILIATI»

Non meno rammaricata è Simona Sebastiani, moglie e coetanea di Cecchin, lavora all’ospedale di Arzignano come ginecologa. «Onestamente - sottolinea quest’ultima - la nostra vita è diventata un mezzo inferno. Viviamo perennemente tra la condizione di assediati e quella di esiliati. Si tratta di una situazione che mette a dura prova la serenità familiare».

La testimonianza di Simona Sebastiani : il Video 

Il motivo è presto detto. A causa dei forti odori la coppia ha ritenuto di dover affittare durante il periodo estivo un appartamentino a Durlo, una frazione di Crespadoro nell’alta valle del Chiampo. «Scappiamo lì appena possiamo - racconta il medico - mentre durante il fine settimana cerchiamo il più possibile di stare lontano, magari si fa una gita fuori porta, magari si va in montagna. Il problema però è che ormai abbiamo perso la cognizione di che cosa sia passare una serena domenica in famiglia, giocando in giardino con i bambini. Anni fa decidemmo di ristrutturare la casa della famiglia di Gianfranco, pensando di tenerci alla larga dall’inquinamento delle grandi città e pensando di crescere i nostri figli in un posto tranquillo. Poi è arrivata quella centrale e la nostra pace è finita. Per di più - racconta ancora la dottoressa - io faccio i turni in ospedale, faccio un lavoro delicato e impegnativo  e avrei bisogno di riposarmi come si deve quando sono a casa».

«IL DOPING DEGLI INCENTIVI»

Sullo sfondo poi c’è la questione del rifornimento dell’impianto. «Il buon senso vorrebbe che questo tipo di istallazioni - sottolinea Cecchin - vengano alimentate con la produzione agricola del luogo. Io mi domando invece che senso abbia che dei trattori con rimorchio da camion partano da Zermeghedo ogni giorno per andare dalle parti di Legnago per fare il pieno di insilato di mais che poi una volta digestato per produrre energia elettrica verrà magari riportato in quelle stesse campagne in chissà quali condizioni per fungere da concime. Da ingegnere che per formazione professionale ha a che fare con i cicli di produzione dico che questa è una specie di assurdità in termini di traffico e smog generato, per esempio dai trattori, perché se non ci fossero gli incentivi l’intera baracca non starebbe in piedi. Gli incentivi spesso e volentieri danno vita a meccanismi perversi e dopanti». Cecchin e Sebastiani poi (in foto da destra a sinistra) si domandano come sia possibile che pur a fronte di una serie di segnalazioni alle autorità competenti la loro situazione «sia rimasta pressoché la stessa» tanto da indurli a valutare l’opportunità di lasciare «per sempre quella casa».

UNA COMUNITÀ POCO ATTENTA

E per Cecchin in particolare si tratta di una eventualità che gli lascia molto amaro in bocca. «Io sono uno zermeghedese doc. La mia famiglia vive qui almeno da quattro generazioni, in passato l’azienda dei miei parenti ha dato lavoro a molte persone. Eppure nei nostri confronti la comunità, tranne qualche eccezione, non ha mostrato alcun segno di vicinanza. In un luogo così piccolo, lontano dalla frenesia delle grandi città è una cosa che lascia il segno e che ti fa dubitare sul fatto che certi valori, la cui tutela viene spesso sbandierata proprio nelle piccole comunità, siano da noi ancora davvero condivisi».

LA REPLICA DEL PRIMO CITTADINO

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