Vicenza, nomadi chiedono lo status di rifugiato come i profughi

La famiglia Halilovic, molto nota alle forze dell'ordine, stanziata con la sua roulotte in via Nicolosi, ha presentato domanda alla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato in Prefettura per motivi umanitari

Le roulotte in via Nicolosi

La famiglia Halilovic, già nota alle cronache per la sfilza di provvedimenti penali a carico dei suoi componenti, stanziata con la sua roulotte in via Nicolosi, ha presentato alla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato in Prefettura di Vicenza domanda di asilo politico per motivi umanitari.

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Quella che riguarda i profughi insomma, con centinaia di casi in attesa di accoglimento. A seguire la pratica – riferisce Il Giornale di Vicenza - è l'avvocato Igor Brunello per conto della Caritas Vicentina, ma la prefettura ha deciso di sospendere la pratica per capire quali violazioni della dignità potrebbero riguardano gli Halilovic originari della Bosnia.

I nomadi comunque, a differenza dei profughi, non godono di alcun sussidio del programma di accoglienza immigrati.

In via Nicolosi, più che un campo nomadi in ogni caso si trova semplicemente un campo pieno di fango e all'entrata un cancello chiuso con una catena. "Via via..vai via...qui non c'è nessuna famiglia che chiede asilo politico...sono da altra parte" dicono due ragazzi uscendo da una delle quattro roulotte sistemate a casaccio all'interno di quell'area circondata da vegetazione spontanea e incolta.

Su quella strada che da Anconetta porta a Cavazzale, è pieno di villette a schiera e fattorie ristruttuturate. "Ma certo che sono qui, sono tutti qui gli Halilovic, forse qualcuno è sulla strada di Bertesinella, ma quelli lì stanno qui", dice un vicino. Un mistero, insomma che di certo non viene risolto dalla Caritas e dal loro avvocato, sulla cui vicenda mantengono il più stretto riserbo senza fornire informazioni. Impossibile parlare anche con gli abitanti del campo: coprendosi il viso si avvicinano minacciosi. "Niente giornalisti qui, niente foto". 

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