Vicenza, Matteo Salvini in Piazza Castello: "Arrestateci tutti"

Tappa vicentina per il leader del Carroccio Matteo Salvini che ha indossato la maglietta con il cartello: "vietato ai nomadi" proposta dal sindaco di Albettone Joe Formaggio. "In certi casi servono le ruspe"

Matteo Salvini come Mourinho, in piazza Castello a Vicenza ieri ha mimato il famoso gesto delle manette, alzando le mani al cielo. Il gesto plateale è arrivato dopo che Joe Formaggio, il sindaco di Albettone, ha invitato il leader del Carroccio ad indossare la maglietta con la foto del cartello: "Vietato di sosta ai nomadi"; la stessa indicazione sequestrata dai carabinieri qualche giorno fa che ha procurato anche al sindaco un inchiesta per discriminazione razziale. 

In questo modo si è aperta la tappa vicentina di Matteo Salini che nel fine settima sta visitando i gazebi della Lega di tutto il Veneto per sostenere la campagna: "Profugo anch'io" in cui si invitavano i cittadini a firmare per rinunciare alla cittadinanza italiana per “godere” dello status di profugo.

Ad accogliere il leader della Lega in piazza Castello alle 15.30 di sabato, tanti simpatizzanti e tutto lo stato maggiore del partito locale. Con loro anche Robertino Zancan il proprietario della gioielleria di Nanto rapinata lo scorso febbraio.  Dopo aver ironizzato sull'iniziativa del sindaco di Albettone, matteo Salvini ha iniziato il suo comizio sui campi nomadi, interrotto, però, da alcuni militanti di Forza Nuova. Come riportato da il Giornale di Vicenza, il gruppo di sostenitori del movimento di estrema destra ha fatto notare l'assenza del leader della lega in città durante le polemiche per le bollette del campo nomadi di viale Cricoli. Le tensioni sono state calmate sul nascere dagli uomini della digos.  

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La risposta di Salvini però non si è fatta attendere: «I campi rom vanno “educatamente" rasi al suolo e loro devono vivere come persone normali. Non si vede perché dobbiamo pagare le bollette a migliaia di persone che in troppi casi vivono di furti. Non servono i fiorellini, ma le ruspe».

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