Valchiampo: la comunità contro la centralina

L’ennesimo progetto per un impianto idroelettrico provoca la reazione delle istituzioni e dei cittadini. Il sindaco di San Pietro Mussolino: «In Regione Veneto la maggioranza non si cura del problema»

«Non possiamo permettere che un kilometro e mezzo del torrente Chiampo tra Altissimo e San Pietro Mussolino sparisca de facto dal suo alveo per alimentare una centralina idroelettrica la cui ragione, anche da un punto di vista industriale, è ben difficile da giustificare». Sono queste le parole del «Comitato di difesa e tutela del torrente Chiampo». Un comitato agguerrito che ha fatto sentire la sua presenza anche nei confronti delle istituzioni locali che si sono presto schierate su una posizione di netta contrarietà all’opera proposta da una ditta veronese. Ritorna così di attualità l’annoso tema dei contributi green alle energie alternative, da tempo oggetto di uno scontro al fulmicotone tra sostenitori e detrattori.

La protesta dei cittadini: il video

IL PREAMBOLO

L’inizio della vicenda va datato al 2017 quando la Sordato srl chiede alla Regione Veneto, competente per le autorizzazioni in materia, di valutare la realizzazione di una centrale idroelettrica con una potenza compresa tra 1000 e 100 kilowatt (anche se la produzione dovrebbe attestarsi sui 700 kilowatt di massima dichiarata). L’acqua per far funzionare le turbine, che sarebbero interrate assieme al grosso delle tubazioni, verrebbe attinta dal Chiampo lungo un’asta compresa tra i comuni di Altissimo e di San Pietro Mussolino: anche se è in quest’ultimo che sono previste le opere più impattanti per la popolazione. La prima cosa che salta all’occhio è che il proponente, il quale ha sede a Monteforte D’Alpone nel Veronese, con le centrali elettriche c’azzecca ben poco. Visto che la compagnia è una dei leader regionali nella realizzazione di grossi impianti di climatizzazione per le cantine del vino. Sta di fatto che dell’iter vengono informati anche il Comune di San Pietro, quello di Altissimo, la provincia di Vicenza assieme ad altri enti comprese le belle arti.

Inizialmente la comunicazione inviata alla municipalità di San Pietro passa sotto il pelo dell’acqua. L’opposizione, che fa capo ad una civica con alcune componenti affini al centrosinistra, parla di svista improvvida degli uffici (anche se qualcuno nel comitato teme si sia trattato di un errore volontario). Il sindaco Gabriele Tasso, a capo di una civica più vicina al centrodestra, spiega di contro che agli uffici, con poco personale «vista la esigua dimensione del comune», possa essere inizialmente sfuggito qualcosa. Ad ogni buon conto la sveglia la suona il consigliere d’opposizione Giuseppe Antoniazzi (il quale è anche uno dei membri del comitato fra l’altro) che sul finire dell’estate chiede a più riprese alla giunta di esprimersi sul progetto.

I TIMORI

Il quaderno delle lamentele dei residenti e del comitato è fitto fitto. Ci sono i possibili danneggiamenti ad alcune case antiche poste a ridosso delle prese. C’è il rischio di far rinsecchire una parte importante del torrente anche se il privato garantisce che comunque nel greto sarà garantito un minimo vitale per quanto riguarda il deflusso dell’acqua. Ci sono i timori che i lavori una volta iniziati vadano ad interferire con la pista ciclabile «che è un vero e proprio punto di ritrovo per i nostri compaesani» spiega Ines Ticona di Legambiente, che è una residente del luogo ed appartiene pure lei al comitato. Quest’ultimo poi teme che l’impianto sia «decisamente sovradimensionato» rispetto alla portata del torrente che oltre ad essere esigua di suo ha dovuto patire negli anni una riduzione dei flussi a causa di minori precipitazioni. Per ultimo ma non da ultimo c’è la questione della antropizzazione spinta del comprensorio.

La valle del Chiampo, a partire da Arzignano, si è trasformata negli ultimi decenni in un guazzabuglio disordinato di case, capannoni, aree commerciali, insediamenti vari. Gli anglosassoni definiscono questa cementificazione selvaggia come «sprawl». Una sorta di discarica urbanistica diffusa che ha imbottito la valle di costruzioni più o meno utili. Una condizione abbastanza comune nel Veneto sulla quale ha lanciato spesso i suoi strali, tra i tanti, il professore Luigi D’Alpaos, uno dei massimi esperti di idrogeologia della del Nordest e del Paese. San Pietro Mussolino, almeno nella sua parte più a valle, non fa eccezione. E ha pagato a questo sviluppo poco ordinato un tributo, in termini di consumo di suolo e di brutture edilizie varie, più che salato. Ora nell’ottica di una economia più sostenibile, questo è il ragionamento di alcuni attivisti, è giunto il momento di tracciare un rigo «e di dire basta». Poi ci sono le famiglie i cui terreni dovranno essere espropriati per ospitare alcuni interventi del privato. Famiglie che sono sul piede di guerra: «Non si capisce perché si debba espropriare della terra alla quale siamo affezionati quando l’interesse a realizzare la stazione di trasformazione riguarda ben più il privato che il pubblico».

Non meno preoccupato è il primo cittadino sanpieruo che squaderna un argomento di attualità. «Dopo la deflagrazione del caso Pfas la nostra falda è la prima tra quelle a monte della contaminazione ad essere certamente sgombra da Pfas, se indeboliamo ulteriormente la falda che cosa potrebbe succedere se in caso di emergenza fosse richiesto di attingere proprio a quella riserva?».

Si tratta di argomenti che pesano soprattutto se si mettono in relazione ad un altro elemento che la giunta ha voluto ricordare a più riprese: «Il numero elevatissimo di prese d’acqua ai fini industriali che lungo il torrente sono da tempo già autorizzati» sottolinea Tasso il quale denuncia il fatto che l’attuale normativa nel caso di centraline elettriche non preveda il parere vincolante dei comuni. I timori di Tasso per di più sono stati condivisi e fatti propri dal sindaco di Altissimo Liliana Teresa Monchelato e dal consigliere provinciale con delega all’ecologia Matteo Macilotti.

SCENARIO POLITICO

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