"Ha investito un'anziana ed è in carcere": chiesti 6mila euro di cauzione ma è una truffa

Una signora 79enne di Thiene, giovedì mattina, si è recata alla Polizia locale per denunciare quanto accaduto nei giorni scorsi. L'ha fatto perchè la sua esperienza possa diventare patrimonio delle persone anziane, affinchè possano difendersi dai truffatori

Martedì pomeriggio, si trovava nella propria abitazione quando è stata raggiunta da una telefonata sul numero fisso. Dall'altra parte della cornetta una voce femminile, con accento vicentino, che si qualificava come avvocato, le racconta che uno dei figli ha avuto un incidente a Vicenza: "Ha investito sulle strisce una donna di 83 anni, che ora è grave e si trova in Rianimazione". Incidente che ha portato all'arresto del figlio che ora necessitava una cauzione di 6mila euro per poter uscire.

Parole che lasciano impietrita una 79enne di Thiene. "Mi diceva che mio figlio si era raccomandato con lei che si rivolgesse solo a sua mamma, poichè non voleva farlo sapere agli altri familiari, e che era sicuro che io lo avrei aiutato - ha raccontato l'anziana agli agenti della polizia locale - In particolare mi diceva che avrei dovuto portarle la somma di 6.000 euro entro le ore 16:30 a Vicenza, perchè dopo avrebbero chiuso gli uffici e non si sarebbe più potuto fare niente. Io rispondevo di essere appena stata dimessa a seguito di operazione chirurgica e di non avere denaro con me. La presunta avvocatessa mi chiedeva se avessi oggetti d'oro".

Fortuna ha voluto che in quel momento, mentre l'anziana è al telefono la con sedicente avvocatessa, arrivasse nell'abitazione un'amica della 79enne: "Quando è entrata nella mia abitazione una mia carissima amica, l'ho salutata e la cosa ha infastito non poco la donna con la quale ero al telefono". La presunta legale chiede dunque alla 79enne di passarle l'amica: "Anche a lei ha spiegato la vicenda e la mia amica, vedendomi molto provata, ha pensato che fosse accaduto veramente quando la donna raccontava. Insieme abbiamo raccolto la somma in contanti di 2000 euro e pesato tutto l'oro che avevamo in casa e addosso, come richiesto dalla presunta avvocata, per un totale di 68 grammi. L'abbiamo comunicato alla donna che ci ha detto: "Non ci siamo! neanche 2.000 euro!".

Insospettita dall'atteggiamento della presunta avvocata e meno emotivamente provata della 79enne, l'amica ha preso in mano il telefono e ha preteso di avere una  carta firmata dal Tribunale e dal Giudice, che testimoni quando raccontato dalla donna. A quel punto la presunta avvocatessa ha desistito e ha interrotto la comunicazione.

A quel punto l'amica è riuscita a calmare la donna convincendola a chiamare i familiari del figlio, per poi constatare che quanto raccontato altro non era che una  tentata truffa in piena regola.

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