Omicidio-suicidio: Trissino sconvolta nella calura preagostana

Il presunto killer avrebbe affrontato la vittima con un vero e proprio agguato uccidendosi poi in campagna. Gli inquirenti sono alla ricerca delle cause profonde del movente

Foto di Marco Milioni

C’è solo una certezza dopo la giornata torrida che a Trissino ha fatto da scenario ad un omicidio suicidio che ha scosso la comunità. I carabinieri coordinati dal pubblico ministero Jacopo Augusto Corno dovranno lavorare alacremente per capire quali siano le ragioni profonde di due episodi tanto efferati da mutare per sempre l’esistenza e della vittima e dell’aggressore.

La vittima

La prima è il 39enne Enrico Faggion. In base alle prime ricostruzioni filtrate sul luogo del delitto, attorno alle 12,30 sarebbe stato fermato a bordo della sua auto, un suv bianco della Kia, dal suo aggressore che armato di una pistola di calibro medio-grande lo avrebbe freddato con quattro o cinque colpi dopo che la vittima era uscita dalla sua vettura all’incrocio tra via Sauro e via Strobbe davanti alle piscine municipali. Prima della sparatoria fra i due, che si conoscevano, ci sarebbe stato un acceso alterco. L’aggressore, che aveva raggiunto il 39enne a bordo della sua Mercedes Classe E grigia, avrebbe fatto fuoco dopo essere uscito dall’abitacolo.

L'omicida

Il suo nome è Giancarlo Rigon. Si tratta di un piccolo orafo trissinese sulla sessantina. Quest’ultimo dopo avere ucciso il rivale sarebbe salito sulla sua auto e si sarebbe recato in via Dugale, una zona rurale di Trissino nota come Masieri, dove non di rado andava a passeggiare, per poi uccidersi in macchina con l’arma usata per l’omicidio di pochi minuti prima. Ad indicare alla polizia municipale di Trissino nonché ai Carabinieri il luogo del suicidio sarebbero stati un passante che ha visto l’auto e un conoscente di Rigon. Il quale avrebbe informato del presentimento circa il luogo del suicidio le forze dell’ordine. Un presentimento dettato dal fatto che già una mezz’ora dopo l’uccisione in paese cominciavano a circolare voci sul nome del presunto killer.

Il movente

L’altro terreno sul quale gli inquirenti si stanno muovendo è quello del movente della letale aggressione. Sulle prime pare che tra i due ci fosse una storia di vecchi debiti che la famiglia del 39enne avrebbe contratto con quella dell’agressore. Faggion e soprattutto suo padre avevano infatti un passato da orafi. E pare che il debito fosse stato contratto per un prestito in oro ancora ai tempi della lira. Il prestito tra orafi, in una con una montagna di debiti ancora non onorati, è una fattispecie molto conosciuta a Trissino, fino ad una ventina d’anni fa fiorente distretto del gioiello, poi spazzato dalla concorrenza straniera e dalla crisi post 2001. Gli inquirenti starebbero cercando di capire anche l’ammontare dell’ipotetico debito che secondo diverse voci circolate in paese si aggirerebbe sui cento milioni del vecchio conio.

La dinamica

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