Stranieri nelle scuole, Donazzan: "Al massimo il 30 per cento"

L'assessore veneto all'Istruzione torna sul problema degli alunni stranieri nelle classi: "E' un problema grave, colpa di mancate pianficazioni abitative. Mai creduto nella multiculturalità"

L'assessore all'Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, torna sul tema delle "quote" degli studenti migranti nelle classi delle scuole a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni.

"Parliamo di numeri importanti - dichiara Donazzan - spesso concentrati in alcune zone. Avevamo ipotizzato già qualche anno fa che la situazione avrebbe portato a una forma di nomadismo all'interno della scuola con famiglie di bambini italiani che avrebbero spostato i loro figli a seconda del numero di bambini stranieri presenti. E questo aveva fatto accettare la proposta del Veneto di definire una quota pari al 30% di stranieri presenti all'interno delle classi".

Oggi, secondo l'assessore, "é soprattutto un problema di organizzazione che sta in capo all'autonomia scolastica. Il decreto nazionale ha previsto che vi sia questo tetto, su nostro suggerimento, e la competenza nel farlo applicare è dei presidi e dei dirigenti". "Certo - sottolinea Donazzan - ci sono realtà particolarmente delicate dove c'é l'80% il 90% di ragazzi stranieri. E' un problema grave, dovuto anche al fatto che nel passato non è stata fatta una buona politica di inserimento scolastico, e neanche una buona politica abitativa. Penso al caso di Montecchio Maggiore dove in una realtà di periferia c'é la presenza del 100% di studenti stranieri provenienti peraltro da quartieri progressivamente abitati solo da stranieri".

Su come affrontare la situazione, Donazzan rileva che "va arginata per forza, tramite un buon coordinamento e l'assunzione di una responsabilità forte del dirigente perché tocca a lui imporre la definizione delle classi". "Questo cozza con la libertà di scelta, perché una famiglia vuole iscrivere il proprio figlio dove meglio crede, ma - fa presente l'assessore - ciò pone inevitabilmente l'altro dato, il rischio della ghettizzazione con il peggioramento progressivo in alcune situazioni e con il mancato raggiungimento dei livelli d'istruzione da parte dei ragazzi più fragili e degli stranieri".

"Alcuni anni fa - conclude Donazzan - il multiculturalismo era considerata la migliore delle società possibili: io non l'ho mai creduto. Infatti oggi riscontriamo questo grave problema, di inserimento, di coabitazione, di vivibilità delle aree, e sono necessarie politiche forti, anche coraggiose, anche non politicamente corrette. Ricordo poi che i genitori non sono una categoria diversa dal cittadino che partecipa alle dinamiche di una società. Tutti noi siamo responsabili per parte di ciò che accade. Un cittadino che dice semplicemente questo problema lo deve risolvere lo Stato non è un buon cittadino, ma neanche un buon genitore, o un buon insegnante".

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