Immigrazione: la strage di Lampedusa vista da un missionario

Dopo le centinaia di vittime del naufragio a largo di Lampedusa abbiamo intervistato padre Emerson, sacerdote missionario a contatto con alcune popolazioni emigrate in Italia: ecco le sue parole sul fenomeno migratorio

Padre Emerson in una delle strutture da lui create per aiutare i poveri della sua terra

Ottobre è il mese dei missionari cioè degli uomini inviati da un’autorità ecclesiastica o appartenenti ad una congregazione religiosa che hanno il compito di diffondere la fede e dare aiuto con i loro servizi. A pochi giorni dalla strage di Lampedusa abbiamo intervistato uno di loro, padre Emerson.

CHI E'. Padre Emerson è un sacerdote sudamericano da sempre impegnato in tutta Italia ad aiutare le persone provenienti proprio dal Sud America. Ma la sua missione è in realtà molto più ampia: è una guida per chi lo incontra e un aiuto anche per le popolazioni nella sua Terra. In particolare proprio in Sud America si impegna per i giovani, per dare loro istruzione e valori, e per dare ai poveri cibo e dignità. Ecco le sue parole sul fenomeno migratorio e sulla tragedia capitata al largo di Lampedusa:

FENOMENO SEMPRE ESISTITO. “Il fenomeno migratorio è uno di quei fenomeni che nel mondo è sempre esistito, da quando l’uomo esiste: e sempre sarà presente. Questo tema della mobilità nasce quindi con la creazione dell’uomo da parte di Dio. Una realtà  che biblicamente  possiamo trovare nella Gn. 12. Ci sono tantissime forme di mobilità: si migra per cercare una vita migliore, per crearsi un futuro, o come negli ultimi eventi ormai noti alle cronache mondiali per scappare dalla guerra, dalla fame, da morte certa.

IL DIRITTO DEGLI IMMIGRATI. Lampedusa quindi non è altro che la parte finale di questo viaggio o migrazione che l’uomo intraprende per cercare di sopravvivere, è l’ultima spiaggia su cui approdare per avere quel minimo di considerazione personale che dovrebbe essere un diritto umano e divino. Ai milioni di nordafricani o a quelli provenienti dall’Africa subsahariana o dal Corno d’Africa si sono aggiunti i Siriani. Ciò ci fa comprendere che l’instabilità dei popoli o nazioni ricadono e si ripercuotono non solo a livello europeo (come in questo caso) ma anche mondiale. Non si può restare a guardare dunque: “È UNA VERGOGNA” come commenta Papa Francesco.  

ITALIA IN PRIMA LINEA: COME AIUTARLI. Agli italiani dunque è capitato l’arduo compito di essere i portavoce di quegli aiuti umanitari che bisogna dare a questi popoli, cercando di intervenire quanto più possibile alla fonte, per cercare di salvare quante più vite umane possibili. Sono infatti migliaia le persone che partono per questo lungo viaggio di speranza ma durante il tragitto solo centinaia riescono a partire alla volta dell’Italia e di quelle centinaia solo pochi arriveranno a toccare la terra della salvezza. E’ per questo che spetta al mondo intero dare aiuti concreti a questi popoli, non deve essere la religione o la distanza o la territorialità o le competenze a mettere i paletti. Non si può alla vista di tantissimi morti dire o pensare “POVERETTI”…. bisogna agire, concretizzare la maniera più celere di fermare tutto questo, fosse una donazione, l’invio di volontari o militari in missione di pace”.

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