Si accoltella da sola simulando un'aggressione: denunciata 60enne

L'episodio, avvenuto martedì, non aveva convinto i carabinieri. Alla fine la donna ha confessato ma rimangono ancora molti dubbi sull'accaduto

È stata tutta una messinscena, avvenuta per motivi non ancora chiariti. Una 60enne aveva raccontato ai carabinieri di essere stata accoltellata da un uomo di colore. Ricoverata in ospedale, alla fine ha confessato di aver simulato l'aggressione. La donna è stata messa alle strette dai militari i quali, attraverso le telecamere di sorveglianza di una ferramenta, hanno scoperto che il coltello con la quale si è ferita era stato acquistato da lei stessa poco prima. Dietro alla vicenda ci sarebbe una storia di soldi. Sul caso proseguono le indagini dei militari e nel frattempo la donna è stata denunciata per simulazione di reato e procurato allarme. 

La vicenda inizia nel pomeriggio di martedì dopo che una telefonata al 112 segnalava una donna accoltellata e riversa in strada. Le prime informazioni fornite dalla vittima stessa raccontano di un uomo di colore che, sorprendendola alle spalle, l’aveva colpita con un fendente al fianco sinistro. La donna non sapeva descrivere l'aggressore, affermando che il colore della pelle l’aveva intravisto da un guanto monouso leggermente strappato.

Gli inquirenti decidono quindi di partire dal luogo dell’aggressione, mentre altre pattuglie dell’Arma, cinturano la zona. Il sopralluogo effettuato però inizia a stridere con le dichiarazioni fornite a caldo dalla vittima: come poteva non averlo visto arrivare visto il contesto in cui i fatti si erano verificati? Inizia la ricerca di qualcosa che possa aiutare le indagini ed infatti, in un campo alle spalle della donna delimitato da una recinzione, viene rinvenuto un coltello da cucina sporco di sangue, dei guanti monouso e la custodia dell’arma che appare essere nuova. 

Di quanto rinvenuto vengono diramate le foto agli equipaggi dei carabinieri  in zona e  poco dopo una Gazzella del Nucleo Radiomobile individua la ferramenta dove è avvenuto l’acquisto. Le immagini della videosorveglianza interna rivelano che la compravendita è stata effettuata dalla vittima stessa, circa 30 minuti prima della denunciata aggressione. Altri investigatori nel frattempo sentono i familiari e conoscenti vari, alla ricerca di elementi di indagine. Si inizia a parlare di una somma di denaro pari a circa 30mila euro che la famiglia della vittima ignora che fine abbia fatto. Inoltre la donna in ospedale, racconta ad un militare dell’Arma una nuova versione dei fatti, chiaramente in contrasto con quella fornita poco prima.

Fatto il quadro delle risultanze, appare chiaro agli inquirenti, che la storia non sembra veritiera e che ci sono molte domande che non hanno una risposta logica. E così, nella mattinata di mercoledì, i carabinieri si recano in ospedale e riescono a parlare con la donna, nel frattempo trasferita dalla terapia intensiva al reparto. Inizialmente lei cerca di sostenere la versione fornita il giorno prima, ma poi, dietro l’incalzare delle domande, scoppia in un pianto dirotto e racconta la verità.

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Racconta di aver prestato 30mila euro ad una coppia di coniugi amici di famiglia, perché le avevano raccontato di essere in difficoltà economiche e lei, in buona fede, ha versato in più tranche la somma indicata. Solo però che con il tempo i soldi non venivano restituiti e i familiari di lei iniziavano a chiederle che fine avessero fatto quei soldi. E così, dopo l’ennesimo tentativo di farsi restituire i soldi, decideva di inscenare l’aggressione. Non si sa bene lo scopo, se per attirare l’attenzione, se per simulare una rapina. Questo i militari non l'hanno ancora ben chiarito. Le indagini dell'Arma continuano. La donna viene comunque denunciata per simulazione di reato e procurato allarme.

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