Scandalo Sesa: i rapporti con Legambiente

L’associazione ambientalista parla del premio conferito alla multiutility padovana. Ma sulle eventuali sponsorizzazioni giunte anche dalla vicentina Aim glissa

Luigi Lazzaro (foto Marco Milioni)

Mentre sui media regionali continuano ad imperversare le polemiche sul caso Sesa, una multiutility della provincia di Padova al centro di un’aspra querelle politica e ambientale, una vicenda parallela si sta dipanando in queste ore e riguarda i premi o le menzioni speciali che Legambiente avrebbe conferito proprio al gruppo Sesa.

Chiaramente si tratta di una vicenda che non ha alcuna implicazione penale, ma riguarda solo la sfera dell’opportunità dal momento che Legambiente da anni è conosciuta come una delle organizzazioni più attente alla salvaguardia del sistema ecologico in Italia come nel Veneto.

ACCADEVA LO SCORSO ANNO

Il nastro va riavvolto al 2018 quando Legambiente dà vita alla terza edizione del «Forum rifiuti del Veneto», una iniziativa molto popolare e molto apprezzata a livello regionale bell’ambito quale l’associazione ambientalista stila una classifica dei cosiddetti «comuni ricicloni», ovvero di quei comuni in cui la raccolta differenziata è più spinta di altri.

La raccolta differenziata è uno dei sistemi più noti per combattere il degrado ambientale, perché notoriamente l’umido se viene raccolto e indirizzato in discarica correttamente, proprio per la sua natura organica può essere digerito tranquillamente e degradarsi nell’ambiente divenendo terriccio. Ben diversa invece è la frazione di rifiuto contenente plastiche e simili che gravano sull’ambiente in modo assai più impattante.

GLI SPONSOR

Se si legge il resoconto del Forum pubblicato da Legambiente, si potrà notare che uno dei premi assegnati dalla stessa viene conferito alla Sesa «per la continua innovazione che a breve permetterà l’estrazione e l’immissione nel mercato della CO2 derivante dal processo di purificazione del biogas nella trasformazione in biometano».

Se però si scorre il documento in fondo alla pagina si trova l’elenco dei soggetti di diritto privato che hanno sostenuto l’iniziativa. Si tratta di Cesaro Mac Import, AcegasApsAmga, Contarina, Esa-Com, Savno, per l’appunto la Sesa, Aim, Asvo, poi Bioman, che è un’altra società della galassia Sesa e ancora Sma, Agno-Chiampo Ambiente, Amia, Etra, Sumus e Volpe ambiente.

IL PESO DELLE MULTISERVIZIO

A parte la prima si tratta per lo più di molte delle più importanti multi-utility a prevalente capitale pubblico del Veneto. Ma la domanda che emerge dopo le polemiche di questi giorni è una: Legambiente nell’assegnare un premio, o meglio una menzione d’onore a Sesa, è stata abbastanza guardinga visto che i residenti da anni la accusano di una gestione disinvolta dei suoi impianti?

PARLA IL PRESIDENTE

Luigi Lazzaro presidente veneto di Legambiente spiega che la menzione conferita a Sesa non riguarda la gestione del compostato e il suo riutilizzo nei campi della Bassa padovana (ambito da anni oggetto di molte querelle nonché di una inchiesta di FanPage che in questi giorni ha sollevato l’ennesimo vespaio sulla ditta) bensì l’innovazione tecnologica che la stessa Sesa «ha indubbiamente portato avanti in questi anni».

Poi Lazzaro fa un’altra puntualizzazione: «Il rapporto annuale comuni ricicloni è elaborato esclusivamente da Legambiente, mentre Arpav fornisce i dati certificati. L'evento non ha ricevuto alcun contributo pubblico. Se, come sembra emergere da un video recentemente pubblicato da FanPage.it, dovessero emergere profili di illiceità sul piano ambientale, sarà la magistratura a dovere intervenire. Noi senz'altro chiederemo chiarimenti alla Sesa».

Legambiente peraltro pur interpellata sulla entità di un eventuale supporto economico ricevuto da Sesa o dagli altri soggetti di diritto privato che hanno fornito il loro sostegno alla elaborazione del dossier, almeno per il momento, ha preferito non rispondere.

LA SOCIETÀ BERICA E IL CASO TORRETTA

La vicenda ha anche una valenza vicentina. Tra coloro che hanno sostenuto il dossier 2018 c’è pure Aim, la multiservizio del capoluogo berico. Anche Aim oltre che a sostenere la realizzazione del dossier nell’ambito dello stesso ha ricevuto una menzione speciale. Ma c’è di più, Aim da tempo è finita in una querelle che per certi versi assomiglia a quella in cui è finita Sesa. La multiutility di proprietà del comune di Vicenza, attraverso la sua controllata Sit è proprietaria al 49% della discarica del comune di Legnago che vede la municipalità veronese detenere il 51% della società che gestisce la stessa discarica, ovvero la Lese spa.

Da anni i comitati ritengono che quella discarica non faccia molto bene all’ambiente e che alcune sostanze che non dovrebbero finire nei terreni circostanti ci siano invece finite. Fermo restando che il comune di Legnago e la Lese da sempre respingono fieramente le accuse, la protesta non si è mai placata. Anzi un comune contermine, Castelnuovo Bariano ha pure presentato una denuncia alla procura di Verona, tanto che la magistratura ha dovuto avviare una indagine ad ampio spettro che non si è ancora esaurita.

E tant’è che in una circostanza del genere si ripropone, mutatis mutandis, la problematica emersa nel Padovano. Legambiente nel conferire la menzione ad Aim è stata sufficientemente guardinga anche in relazione alle polemiche che da anni coinvolgono la Lese e di riflesso il gruppo Aim? Chi scrive aveva chiesto una intervista a tutto tondo al presidente Lazzaro anche per approfondire questi aspetti, ma al momento Legambiente ha preferito circoscrivere il suo punto di vista ad un ambito ben circoscritto.

Frattanto però la querelle sul caso Sesa non accenna a placarsi. Poche ore fa i consiglieri democratici Graziano Azzalin ed Andrea Zanoni (militano nelle fila delle minoranze nel consiglio regionale del Veneto) hanno diramato una dura nota in cui chiedono alla giunta leghista capitanata dal presidente Luca Zaia di fare luce su eventuali inerzie da parte di Arpav in merito ai presunti mancati controlli sui terreni che Sesa avrebbe scelto per depositare il compost uscito dagli impianti ) della società patavina.

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