Sacchi bianchi lungo la Pedemontana, Zaia: «E' solo un po’ di amianto»

Dopo i ritrovamenti avvenuti in valle dell’Agno la Regione Veneto conferma la pericolosità delle sostanze ma precisa che la situazione è sotto controllo. Però il Covepa ribatte: «Fuori le carte»

Il sito di Trissino in cui è stato ritrovato il materiale cancerogeno - Foto Marco Milioni

Dopo il rinvenimento degli involucri bianchi contenenti rifiuti cancerogeni lungo il cantiere della Spv a Trissino nell’Ovest vicentino interviene la giunta regionale veneta con una nota diramata poche ore fa con l’obiettivo di rassicurare l’opinione pubblica. Non ci sono «evidenze di potenziale contaminazione» si legge nella stessa nota che parla di modeste quantità di amianto, sostanza ad ogni modo cancerogena. Il Covepa però, che sulla questione ambientale a Trissino aveva chiesto lumi precisi ribatte: «mancano le pezze d’appoggio. E soprattutto nulla si dice su un’altra potenziale contaminazione, quella sotto villa Marzotto».

L'APPRENSIONE DEI RESIDENTI

Ieri in valle dell’Agno i timori dei cittadini si erano moltiplicati quando Vicenzatoday.it aveva dato conto del ritrovamento di sacchi bianchi in zona San Rocco proprio nel sedime della Pedemontana veneta, una superstrada in costruzione meglio nota come Spv. La notizia era rimbalzata sui media regionali e nazionali suscitando anche una dura presa di posizione del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la Spv. Quest’ultimo infatti un dispaccio al vetriolo  inviato nella notte tra il 5 ed il 6 maggio aveva puntato l’indice verso la giunta regionale e verso quella del comune di Trissino chiedendo lumi sia sui ritrovamenti lungo la Pedemontana sia sulla vicenda della contaminazione da Pfas che interesserebbe in maniera importante i terreni sotto le scuderie di villa Marzotto.

PALAZZO BALBI RISPONDE

Così è toccato alla giunta regionale replicare oggi pomeriggio con una nota di due pagine nella quale si cerca di fare chiarezza rispetto alla vicenda. «Si tratta di un rinvenimento - si legge - di materiale di origine antropica, già alla vista definibile come rifiuto da destinare a discarica, probabilmente proveniente da demolizioni, interrato su un’area di circa 270 mq per un metro di profondità, per totali 270 metri cubi di materiale... Il rinvenimento è avvenuto già in data 25 maggio 2015, durante le attività di scavo della trincea» della Spv nel comune di Trissino a nord-est del centro abitato.

«Sono state immediatamente interrotte le lavorazioni di scavo per avviare tutte le necessarie e preventive autorizzazioni prima della rimozione. Il materiale, non essendoci evidenze di potenziale contaminazione in quanto materiale inerte, è stato lasciato in giacenza ove rinvenuto. L’area è stata recintata chiudendo eventuali varchi d’accesso, così come previsto dalla normativa». Poi un’altra precisazione: «la Regione del Veneto, la Provincia di Vicenza, il Comune di Trissino, la Prefettura di Vicenza, il Dipartimento Provinciale Arpav di Vicenza, l’Arpav-Servizio Osservatorio Suolo e Bonifiche sono stati prontamente informati».

Successivamente, rimarca palazzo Balbi si è provveduto ad effettuare un campionamento congiuntamente con Arpav dell’Osservatorio regionale rifiuti... al fine della caratterizzazione. Si tratta di materiali interrati derivanti da piccole manutenzioni civili (cemento, pali in cemento per vitigni, coperture) e per l’agricoltura (sacchi in nylon, contenitori in plastica, ecc.) oltre «a frammenti di cemento-amianto molto ridotti».

In sostanza, sottolinea l’esecutivo regionale, «qualche cittadino poco sensibile alla sorte del proprio territorio, ha sotterrato i rifiuti derivanti da qualche lavoro di demolizione e agricolo anziché portarlo a discarica. Le risultanze analitiche hanno dato esiti di concentrazioni di amianto inferiori a cento milligrammi su kilogrammo».

Si tratta quindi di sostanze, come già evidenziato da Vicenzatoday.it, a tutti gli effetti cancerogene. Ad ogni modo i rifiuti, questo il punto di vista della giunta veneta, possono essere avviati a recupero o smaltimento presso una discarica per rifiuti inerti o non pericolosi. «L’allora commissario alla Spv Silvano Vernizzi - si legge ancora - con il decreto 61 del 6 aprile 2016 ha approvato il piano operativo per la gestione dei materiali... Nel 2017, vista la presenza di amianto nell’ammasso, seppure in ridotte quantità, ma considerata la mole minima di rifiuto da smaltire e portare in discarica... solamente circa 270 metri cubi, si è preferito, in via del tutto cautelare, trattare l’intero ritrovamento come terre e rocce da scavo contenenti sostanze pericolose. Nel novembre 2018 il concessionario ha quindi stipulato un contratto per il trasporto e lo smaltimento presso discarica autorizzata con la ditta Vallortigara servizi ambientali spa. Ed in tal senso si sta procedendo: le attività di insaccamento sono oggi in fase di ultimazione e secondo le previsioni del concessionario e della ditta incaricata alle operazioni di messa in sicurezza, si completerà in una decina di giorni».

IL COVEPA CONTROREPLICA

Questa peraltro è la posizione dell’esecutivo retto dal leghista Luca Zaia. Il Covepa però parla di risposta «per nulla soddisfacente e decisamente carente» spiega il portavoce Massimo Follesa che oggi si è recato in zona San Rocco per un altro sopralluogo. «Dove sono le pezze d’appoggio? Quali e quanti sono i verbali? Quali e quanti i risultati di prova? Perché dal 2015 il materiale cancerogeno è rimasto lì?».

Il portavoce poi porta un altro affondo rispetto ad una vicenda ambientale diversa ma che riguarda ugualmente Trissino: «Alla giunta regionale avevamo posto quesiti ben precisi anche sulla contaminazione da Pfas presente sotto villa Marzotto che non è attribuibile alla Miteni ma alle attività della Rimar risalenti agli anni Sessanta. Ecco - attacca Follesa - rispetto a questa questione, che era la più significativa, noto il silenzio imbarazzante della giunta regionale e quello della giunta di Trissino». Il caso era stato approfondito da Vicenzatoday.it pochi giorni fa. Il Covepa poi conclude: «Se si legge la nota vergata da Zaia & friends si scova un passaggio in cui censura l’operato di chi avrebbe messo in correlazione episodi come quello di Trissino con la realizzazione della Spv. Bene, noi siamo da sempre fieramente contrari all’opera, ma commentando il ritrovamento in zona San Rocco a Trissino avevamo sottolineato la correttezza del concessionario, la Sis, che si era prodigato per pulire in qualche modo quanto rinvenuto. Ora far balenare un nesso fra l’operato del concessionario e i rifiuti per poi smentirlo è una operazione disonesta sul piano intellettuale che rende plasticamente, sul piano politico, la efebica doppiezza nonché il piglio mellifluo di costoro».

Chi scrive peraltro ha contattato l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin e all’assessore alle infrastrutture Elisa De Berti (entrambi del Carroccio) per avere lumi in merito, anche in merito alle carte che la giunta ha potuto spendere in queste ore per dare sostanza alla sua ricostruzione. Sia De Berti che Bottacin però, anche sulla vicenda della Rimar-Marzotto, hanno preferito non esprimersi: almeno per ora.

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