Mostri nel sottosuolo: allarme per le ex cave

La realizzazione di uno stabile di Etra tra l’area Castellan e l’area Poiana porta alla luce una situazione ambientale degradata: la denuncia di un avvocato e di un consulente ambientale nel corso di una partecipatissima assemblea del comitato di Rosà

Foto Lecis Milioni

Il comune di Rosà deve immediatamente sospendere le autorizzazioni per un edificio polifunzionale che la multiutility Etra intende realizzare a metà strada tra la ex cava Castellan e la ex cava Poiana. E soprattutto deve attivarsi con le autorità preposte perché ci sono alcune evidenze oggettive che quei due siti siano zeppi di materiali o di sostanze contaminanti tanto da prendere in considerazione la seria eventualità di obbligarne la messa in sicurezza.

È questo il grido d’allarme lanciato ieri durante una affolla serata organizzata dal «Comitato salvaguardia salute ed ambiente Rosà» nella sala della comunità del quartiere Cremona.

«Inizialmente - ha detto ieri il portavoce del comitato Ermes Mocellin - ci eravamo mossi perché temevamo i problemi viabilistici che quel cantiere, autorizzato ma non ancora attivo, avrebbe potuto creare ai residenti di quella parte del nostro paese. Poi anche in ragione degli accertamenti preliminari e propedeutici condotti dai nostri consulenti è venuto fuori di tutto». Mocellin si riferisce ai sopralluoghi effettuati in zona per conto del comitato dal consulente ambientale Marina Lecis, la quale presente ieri in sala tra i relatori, ha cominciato a snocciolare una appresso all’altra le criticità riscontrate.

«Nella roggia a valle della ex cava Castellan - spiega la Lecis, che oltre ad essere un consulente del tribunale di Padova è nota per le sue denunce nell’ambito dell’affaire Pfas - abbiamo riscontrato concentrazioni davvero preoccupanti di idrocarburi pesanti pari a cinquecento milligrammi su kilogrammo. Ma anche i metalli pesanti che abbiamo rilevato non ci fanno pensare a nulla di buono. Soprattutto perché quella ex cava sarebbe una ex discarica per rifiuti civili. Invece queste sostanze fanno pensare a rifiuti di natura industriale. Come mai siano eventualmente finiti lì qualcuno ce lo dovrà dire prima o poi».

Tuttavia la Lecis è andata oltre ed ha riferito un altro dettaglio «inquietante». Camminando lungo il bordo della ex cava Castellan in direzione sud, costeggiando il tracciato della ferrovia, la consulente si è imbattuta in una fanghiglia scura «dall’odore pungente e maleodorante». Ora poiché i sopralluoghi sono stati effettuati durante una fase «molto siccitosa dello scorso inverno» a che cosa era dovuto quel terriccio così umido? «I miei assistenti ed io abbiamo subito pensato al percolato, ovvero al liquido di scolo tipico delle discariche, visto che l’odore era assai acre» fa sapere ancora la dottoressa che poi aggiunge altri dettagli al suo racconto.

Il primo riguarda il ritrovamento di alcuni rifiuti persino nell’area in cui Etra ha intenzione di realizzare il suo stabile polifunzionale. Il secondo riguarda il ritrovamento nella ex cava Poiana, che si trova sempre lungo la ferrovia qualche centinaio di metri più a sud, appena dopo il sito appunto prescelto da Etra. «In base ad alcune foto risalenti agli anni ‘80 - fa sapere Lecis - abbiamo modo di pensare che il sito Castellan e il sito Poiana siano stati in qualche modo messi in comunicazione ed è per questo che gli enti preposti su impulso del comune dovrebbero attivarsi per capire se lo stato della contaminazione presente in quei luoghi sia compatibile con la salute dei cittadini, se occorrano bonifiche e via dicendo».

Durante la relazione della consulente il pubblico, circa duecento persone, è apparso preoccupato. Alcuni, stante la sala ricolma si erano perfino appollaiati alle finestre. E la preoccupazione è aumentata quando l’avvocato Giorgio Destro del foro di Padova, il legale che patrocina il comitato e che da anni è specializzato in diritto ambientale, ha approfondito un altro aspetto della vicenda. «Uno dei problemi di fondo è che solo il cielo sa quali sostanze percolino da quei due siti nei campi circostanti che sono campi spesso coltivati. Il sindaco di Rosà Paolo Bordignon per legge è ufficiale di saluta pubblica e in questa veste è chiamato ad intervenire. Chiaramente la dottoressa Lecis ed io siamo pronti a collaborare con l’amministrazione e con gli enti in generale perché questi compiano ogni passo necessario alla tutela della salute non solo dei rosatesi, ma anche dei residenti degli altri comuni che abitano a valle e che potrebbero essere interessati da una eventuale contaminazione delle falde».

Fatta questa premessa l’avvocato ha ricordato al pubblico che proprio per cercare di dare uno stimolo alla giunta, non più tardi del 17 marzo «all’indirizzo del sindaco» era stata inviata dallo stesso Destro una diffida in modo da stimolare il comune affinché procedesse con le opportune iniziative. Più o meno nello stesso periodo Destro aveva anche indirizzato un esposto alla procura della repubblica di Vicenza chiedendo che i magistrati valutassero eventuali condotte da codice penale rispetto alla situazione in cui versa l’area dove Etra (spa a capitale pubblico che gestisce il ciclo dell’acqua in diversi comuni tra il Padovano e il Vicentino) vorrebbe realizzare un edificio a destinazione polifunzionale. Vicenzatoday.it peraltro aveva dedicato all’argomento un approfondimento a metà del mese scorso

«Va da sé - rimarca ancora Destro - che alla luce degli ultimi riscontri effettuati dalla dottoressa Lecis noi procederemo con una integrazione dell’esposto già depositato alla procura. Ma sarebbe bene che anche l’amministrazione si attivasse, magari con una delibera urgente del consiglio comunale». Una proposta che ha visto con favore alcuni consiglieri di minoranza presenti in sala che si sono detti pronte a raccogliere le firme per un consiglio comunale straordinario, anche se bisognerà capire se la maggioranza, una coalizione di centrodestra in cui forte è la presenza del Carroccio, garantirà il numero legale alla seduta. Epperò ieri in mezzo al pubblico c’erano anche l’assessore all’ecologia Modesto Poggiana e il direttore dell’area territorio del comune Mirko Campagnolo, vero dominus degli uffici municipali. I due non hanno proferito parola, mentre il primo cittadino invece era assente.

Era presente invece il presidente del consiglio comunale Giandomenico Bizzotto il quale, a suo dire, «a fronte di un esposto indirizzato alla procura», sarebbe opportuno che l’amministrazione non procedesse con atti che in qualche modo potrebbero ostacolare l’azione della magistratura. Si tratta di una lettura che non è stata condivisa da molti che sedevano tra le fila dell’uditorio, perché considerata giuridicamente inconsistente. E non è mancato poi chi ha bacchettato l’amministrazione addebitandole il fatto di essere sostanzialmente rimasta immobile.

Ad ogni modo i timori di alcuni fra i residenti sono presto detti. Se il terreno su cui Etra vuole costruire il suo stabile fosse inquinato a causa della presenza di eventuali contaminanti provenienti dalla ex cava Poiana e dalla ex cava Castellan e se lo stabile stesso venisse in ultimo edificato, sarebbe impossibile o assai difficile poi bonificare il sito sottostante. Al contempo una parte del pubblico ha dato sfogo alla sua apprensione addebitando alla giunta una serie di mancati riscontri, quanto meno per quanto riguarda la comunicazione con la cittadinanza, proprio in relazione allo stato delle due ex cave. Le quali hanno una storia antica e travagliata che i rosatesi più avanti con gli anni conoscono bene. Anche in considerazione del fatto che più volte negli anni passati si è parlato di un comprensorio in cui una parte delle falde è in qualche modo già compromessa per vari motivi.

Se poi, più in generale, si considera che sul finire degli anni ‘80 fino ai primi anni ‘90 Rosà e i suoi dintorni furono interessati da una serie di polemiche rispetto alla presenza di alcuni soggetti legati al mondo delle ecomafie, è chiaro come la preoccupazione di alcuni residenti sia nel frattempo «salita alle stelle». La questione sollevata dal comitato peraltro presto potrebbe investire anche la Regione. Anzitutto perché di fronte a problematiche del genere possono essere interessate alcune agenzie regionali come Arpav, ma anche il referato all’ambiente e quello alla sanità. Per di più assessore alla sanità della Regione Veneto è la leghista Manuela Lanzarin, ex sindaco di Rosà, che nel comprensorio tra l’altro ha pure il suo feudo elettorale.

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