Rifiuti campani, il sindaco di Asigliano ordinò lo sgombero in ottobre

La vicenda del sito abusivo scovato nel comprensorio berico, resa oggi di pubblico dominio dalle fiamme gialle, era nota quantomeno dal settembre 2018 anche al Comune e all’Arpav

Quando stamani i media e le agenzie hanno rilanciato un dispaccio della Guardia di finanza berica, diramato sempre stamani, in cui si parlava del rinvenimento di un capannone pieno zeppo di rifiuti nocivi ad Asigliano nel Vicentino, i social network sono andati in subbuglio. La probabilissima origine campana dei rifiuti, le recenti inchieste che stanno spazzando il Veneto a causa della presenza mafiosa, nonché i traffici di quest’ultima in cui gli ecoreati giocano un ruolo di primo piano, hanno fatto il resto. Tanto che la notizia ha immediatamente avuto molto spazio anche sui media regionali.

Ma quali sono i contorni della vicenda?

In realtà quest’ultima risale molto più indietro nel tempo. Nel settembre del 2018, dopo che le fiamme gialle avevano acceso i loro riflettori investigativi su quel capannone di via Ca’ d’oro, fu l’amministrazione comunale ad essere contattata dalla GdF: la quale con l’aiuto di Arpav aveva provveduto ad una puntuale ricognizione del sito. In quel frangente, lo spiega il primo cittadino asiglianese Fabrizio Ceccato ai taccuini di Vicenzatoday.it, fu chiesto all’amministrazione comunale stessa di emettere una ordinanza nella quale si imponeva ad una società di leasing legata ad un primario istituto di credito di rango nazionale (società che aveva la disponibilità del bene), di procedere con lo sgombero e la eventuale bonifica.

«La buona notizia - rimarca ancora il sindaco - è che il proprietario, dopo che ai primi di ottobre il comune aveva redatto una ordinanza ad hoc, ha chiesto il dissequestro temporaneo per potere ottemperare alle richieste di sgombero del sito. Ad ogni modo - aggiunge ancora il capo dell’esecutivo cittadino - è in

quietante che quei rifiuti», quasi mille tonnellate secondo la Guardia di finanza, «percorrano mezza Italia per arrivare sino a casa nostra senza che nessuno se ne accorga». In questo senso il pensiero corre, fra i tanti casi registrati nel veneto, all’affaire del maxi sequestro di sostanze nocive a Gambellara e passando per i numerosi casi di incendi sospetti che hanno colpito il Nordest, fino al caso dei rifiuti nascosti sotto il sedime di sentieri agricoli privati. Spetterà chiaramente alla magistratura capire se ci siano reati specifici e se questi siano stati commessi con coperture e complicità di qualche tipo.

Tuttavia sono ancora molteplici gli aspetti che sino ad oggi non sono venuti completamente alla luce. Anzitutto bisognerà capire esattamente quali e quanti reati gli inquirenti abbiano ipotizzato e a carico di chi questi vadano ascritti anche perché ormai sono passati parecchi mesi da quando il Comune ha chiesto di liberare il sito dalle immondizie che secondo il sindaco potrebbero, almeno in parte provenire dalla frazione dei rifiuti civili di qualche società, ente o consorzio di raccolta. Anche scoprire l’origine dei rifiuti è una priorità per gli inquirenti. I quali potrebbero avere seguito anche un’altra traccia investigativa: quella per cui ai rifiuti, una volta abbandonati in quel sito, qualcuno avrebbe potuto appiccare il fuoco. Ugualmente da capire fino in fondo rimane il contesto nel quale gli inquirenti sono venuti a conoscenza della situazione oggetto delle indagini.

Si tratta di un rinvenimento avvenuto durante un controllo di routine? Si è trattato di una segnalazione? In questo caso è possibile che qualcuno tra gli autori del traffico sentitosi in qualche maniera sotto tiro abbia fatto in modo, magari con qualche intermediario, che le forze dell’ordine o qualche soggetto predisposto alla tutela ambientale, fossero aiutati a trovare il sito, magari per non rischiare conseguenze penali ben più pesanti qualora il degrado ambientale si fosse aggravato?

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