La ex discarica a Montecchio: un mostro nel sottosuolo

I dati delle analisi raccolte da un consulente ambientale nelle ex cave in zona Molinetto preoccupano il M5S. E intanto l’avvocato Bortolotto chiede lumi sul sedime della tangenziale: «potrebbero esserci scorie di fonderia»

Gli scavi del Noe

Il comparto delle discariche dismesse nella zona di San Vitale a Montecchio Maggiore potrebbe essere una vera e propria bomba ecologica. I rifiuti rinvenuti nel 2015 durante i lavori di realizzazione della Pedemontana veneta fanno pensare ad un inquinamento molto più serio di quello fconosciuto fino ad oggi. Lo dicono i dati raccolti da uno specialista del settore che li ha presentati l'altra sera nella sala civica di Alte Ceccato sempre a Montecchio. Ma i timori arrivano anche da quello che potrebbe trovarsi proprio sotto il sedime della superstrada in construzione.

L’INCONTRO PUBBLICO

Nella sala civica di Alte Sonia Perenzoni, un consigliere comunale di Montecchio che da tempo si interessa dello stato di salute dell’area di San Vitale, ha organizzato un incontro dedicato ad una vicenda che era più volte finita sui giornali ma il cui racconto «ha preso una piega sempre più preoccupante» spiega la Perenzoni che nella città castellana siede ai banchi della opposizione tra le fila del M5S. Con lei, per spiegare ad una ventina di presenti, i rischi che si possono celare in quella porzione del comune situata a Nordovest tra le frazioni di Canova e San Vitale (nota anche come Molinetto) c’erano altre due persone: Francesco Basso ed Edoardo Bortolotto.

Il primo è un consulente ambientale già ispettore di Arpav. È noto al grande pubblico per essere stato uno degli investigatori che su incarico della magistratura mise a nudo le responsabilità dei privati nell’affaire Tricom. Il secondo è un legale assai noto nel Vicentino per essere stato tra i primi avvocati ad occuparsi del disastro Pfas e dell’inchiesta sull'A31 sud. Sul tavolo dei relatori c’era anche il consigliere regionale del M5S Manuel Brusco che durante il suo intervento ha spiegato di avere provveduto «quando necessario» con una serie di accessi agli atti agli archivi di palazzo Balbi «per fornire parte della documentazione» illustrata durante la serata.

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LE ANALISI

Durante la serata Perenzoni ha spiegato che i tre durante gli ultimi dodici mesi i tre non si sono solo limitati a studiare «una mole impressionante di carte il cui accesso non è mai stato reso troppo facile dagli enti interessati». Più segnatamente infatti il consigliere del M5S e Basso hanno compiuto alcuni sopralluoghi durante i quali i due hanno riferito di avere trovato «letteralmente di tutto» a partire da concentrazini molto preoccupanti di idrocarburi pesanti «che mal si conciliano» con la natura di quelle discariche che secondo la giunta montecchiana capitanata da Milena Cecchetto del Carroccio «dovrebbe essere semplici discariche ad uso civile». I due hanno anche provveduto a far analizzare un campione del liquido che tradizionalmente si forma nelle discariche, gli specialisti lo chiamano percolato, e dalle analisi di laboratorio è emerso che ci sono valori preoccupanti per gli idrocarburi pesanti pari «a 180 milligrammi su kilogrammo». Di più, Basso e Perenzoni sostengono che l’area in cui i rifiuti sarebbero stati depositati negli anni sono più vaste di quelle che fino ad oggi erano note alla popolazione. Di questo ci sarebbe traccia tra le pieghe dei numerosi incartamenti vagliati dai due. Carte che spiegano che quelle discariche, un tempo cave, sono state più volte oggetto dell’attenzione degli enti. «Ma con quale efficacia» si domanda polemicamente Perenzoni.

CHE COSA FARE

Così stando le cose (questo il resoconto della serata sotto forma di lucidi proiettati alla parete ) secondo Basso occorrerebbe determinare con maggiore precisione lo stato della situazione grazie a quattro step precisi.

Uno, l’amministrazione comunale e quella regionale dovrebbero valutare in modo approfondito la mappa dei rischi ambientali della Regione veneto avvalendosi anche del ricco database fotografico già in possesso di palazzo Balbi.

Due, sempre gli enti locali e quelli regionali dovrebbero procedere con una radiografia delle aree grazie ad una tecnica molto efficace «ben conosciuta dai geologi», si chiama tomografia, che ad un prezzo molto contenuto contenuto «si parla di appena 12- 15mila euro» permetterebbe di radiografare il sottosuolo della discarica e delle aree vicine in modo da avere una griglia molto precisa delle aree esaminate.

Tre, con questa griglia si potrebbe procedere con le operazioni scavo che avrebbero luogo nei settori più crtici.

Quattro, con i campioni ottenuti grazie agli scavi si potrebbe determinare la quantità dell’inquinamento, la sua pericolosità per la falda. Il tutto in previsione di un intervento di messa in sicurezza o di bonifica. Acnhe se a questo punto si aprirebbero scenari problematici anche in ragione di una notevole farraginosità della norma che spesso in passato ha agevolato chi si è macchiato di condotte ambinetali illecite.

Ad ogni modo secondo Basso occorre agire «con la massima celerità».

PROFILI LEGALI

Epperò visto che quelle discariche risalgono a molti anni indietro, quantomeno agli anni ‘90, cercare oggi delle responsabilità per obbligare chi si fosse eventualmente macchiato di condotte illecite non sarebbe una operazione fuori dal tempo e fuori portata? «Niente affatto». Così risponde Bortolotto che durante le ultime settimane ha effettuato una vera e propria revisione legale della documentazione raccolta da Perenzoni. «Un recente pronunciamento della Corte di cassazione ha stabilito una volta per tutte che se al titolare della gestione di una discarica l’ente pubblico impone una bonifica e questa non viene mai effettuata, il reato non si prescrive ma questo permane in maniera perpetua. Motivo per cui coloro che nel caso di specie avessero tenuto una condotta così delineata anche oggi potrebbero essere chiamati a rispondere dalla giustizia penale». Bortolotto ieri in questo senso non ha aggiunto molto altro ma Perenzoni durante il suo intervento non solo ha precisato di essere in possesso di altri documenti che non son stati resi pubblici durante la serata ma ha pure precisato che quelle carte saranno oggetto di un esposto che tra quattro giorni sarà depositato al comando del Noe di Treviso, lo stesso nucleo ambientale dell’Arma che ha indagato sull’affaire Miteni.

LA QUESTIONE TANGENZIALE-SPV

Tuttavia ieri Bortolotto non si è solo limitato a parlare delle discariche di Montecchio. Durante il suo intervento ha spiegato di temere che sotto il sedime della tangenziale di Montecchio (il cui tracciato sta diventando parte integrante della Superstrada pedemontana veneta oggi in costruzione), comprese le rampe di accesso, ci possano essere scarti di fonderia depositati lì (i lavori risalgono al 2005) con modalità che potrebbero richiamare quanto avvenne nel caso della Valdastico sud che Bortolotto conosce bene perché rappresenta le ragioni di alcune associazioni ambientaliste costituitesi parte civile a processo. Questa ipotesi peraltro attorno al 2010 era stata più volte tirata in ballo dagli allora vertici provinciali dell’Italia dei valori, ma senza conseguenze precise.

E c’è dell’altro. Bortolotto durante il suo intervento ha citato alcune aziende che si occuparono dei lavori: tra cui la Grika, una società veronese con alcune propaggini calabresi. La società patì anche una interdittiva antimafia oggetto di un durissimo contenzioso davanti alla magistratura civile.

I fondatori della ditta, la quale per la prefettura di Verona sarebbe risultata permeabile alla influenza della ‘ndrangheta e che oggi opera nel Veronese con amministratori e assetti azionari diversi diversi, fanno riferimento alla famiglia Grisi il cui nome compare in diverse cronache giudiziarie. Basti pensare al regolamento di conti di cui a Crotone nel 2011 furono vittima Alfredo e Giuseppe Grisi . Quest’ultimo tra l’altro al momento della morte era residente a Zimella. Si tratta del piccolo comune del Veronese al confine col Vicentino che recentemente è stato teatro di una maxi operazione antimafia denominata Terry .

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