Arrestata la "regina della coca" di Padova e Vicenza

Gestiva grandi quantità di droga che rifornivano anche il mercato padovano la 42enne arrestata ieri alle porte di Vicenza dai carabinieri del Nucleo radiomobile di Padova

Cocaina per lo più, come testimoniano i quasi otto etti recuperati nel suo appartamento. Una quantità elevata, capace di fruttare decine di migliaia di euro. Il sospetto è che la donna, che ha precedenti specifici, sia uno dei membri di una rete criminale ben più vasta in grado di approvvigionare le province di Padova, Vicenza e probabilmente di altre zone.

Il blitz

A far scattare la trappola sono stati i militari del Norm, entrati in azione dopo un lungo lavoro fatto di intercettazioni e appostamenti. Le indagini su Michela Spinello li hanno portati fino alla periferia del capoluogo berico, alla porta dell'appartamento della donna in piazzale Cocchetti, nella zona di Ca' Balbi.

Mercoledì il giorno decisivo: avuta la certezza che la 42enne sarebbe presto rientrata a casa con un carico sospetto, i carabinieri in borghese l'hanno aspettata fino al suo arrivo. Intercettata a pochi metri dall'uscio, ha dovuto consegnare un piccolo blister che a suo dire conteneva delle pastiglie, ma che custodiva in realtà circa un grammo di cocaina. In casa il magazzino della droga Nell'appartamento c'era la conferma dei sospetti degli inquirenti. Diversi involucri in plastica, alcuni molto voluminosi, per un totale di 790 grammi di cocaina e un "sasso" da 63 grammi di eroina grezza. E poi bilancini elettronici di precisione, pellicole per confezionare la droga, sostanza da taglio e strumenti per dividerla in dosi più piccole, oltre a 390 euro in contanti. Tutto materiale finito sotto sequestro e che è valso a Spinello l'arresto con l'accusa di detenzione a fini di spaccio.

Indagini a tutto tondo

Mentre la droga recuperata verrà analizzata per capirne natura e provenienza, le indagini proseguono a ritmo serrato per far luce sui contatti della donna. É certo che buona parte dello stupefacente finisse sulle piazze padovane, il che fa presumere che il giro d'affari richiedesse la complicità di terzi.

Da Padovaoggi

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