Lotta alla mafia, i numeri del report semestrale della Dia: focus vicentino

La relazione del ministro dell'Interno al Parlamento, riferita all'attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia nel semestre luglio-dicembre 2018, da un'ampia panoramica sull'attività criminale sul nostro territorio

Il Veneto è un territorio fortemente attrattivo per la criminalità mafiosa. A dirlo è il report redatto dal ministro dell'Interno al Parlamento, riferita all'attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia nel semestre luglio-dicembre 2018.

Attrattiva dettata dal buon andamento economico. La regione nordestina infatti, nel 2017 è risultata la terza in Italia per PIL prodotto1017, con l’operatività di quasi 400 mila imprese, con un numero di dipendenti superiore ad un
milione e mezzo. Il positivo trend economico1018, seppur dopo un periodo di generalizzata recessione, è stato agevolato anche dall’esistenza di una rete di grandi infrastrutture e dall’efficiente organizzazione dei trasporti.

In Veneto sono in atto 237 procedure per la gestione di immobili, mentre altri 126 sono già state definite nel tempo.
Sono, altresì, in gestione 24 aziende, a fronte di una già destinata. Tra le tipologie di beni sottratti alle mafie figurano
alberghi, ristoranti, attività immobiliari e di commercio all’ingrosso, immobili e terreni agricoli, nelle province di
Vicenza, Venezia, Padova, Verona, Treviso, Belluno e Rovigo1019.

I titolari di attività commerciali trovano in questi soggetti – che dispongono di notevoli quantità di denaro – una
apparente via per superare momenti di difficoltà economica, salvo poi patire comportamenti che, inesorabilmente,
tendono ad assoggettarli, arrivando ad estrometterli dalle società.

Tra le operazioni che hanno interessato il territorio vicentino va ricordata l'indagine che ha portato allo scoperto attività connesse allo sfruttamento di manodopera irregolare. Al riguardo, il 3 maggio 2018, a Vicenza, è stato fermato
un cittadino marocchino alla guida di un furgone mentre trasportava alcuni lavoratori irregolari.

Da rilevare, sul piano generale, anche la commissione di reati predatori, agevolati dalla presenza in loco di basisti
non di rado collegati alle varie consorterie criminali. In molti casi, gli autori di rapine a istituti bancari e oreficerie
agiscono in modo “pendolare”, rientrando immediatamente nei luoghi d’origine.

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