Uccise i genitori per denaro: Pietro Maso torna in libertà

Dal 15 aprile prossimo Maso, oggi 42enne, lascerà il penitenziario a Milano. Uccise con gli amici Antonio Maso e Rosa Tessari, 52 e 48 anni, il 17 aprile 1991 a Montecchia di Crosara, a Verona

Pietro Maso, prototipo del figlio-killer per antonomasia, oggi 42enne, dal 15 aprile prossimo, lascerà il penitenziario di Opera a Milano e tornerà uomo libero. Per il delitto del padre e della madre, Antonio Maso e Rosa Tessari, 52 e 48 anni, compiuto il 17 aprile 1991 a Montecchia di Crosara (Verona) con la complicità di tre amici, l'ex ragazzo della Verona bene si era visto infliggere nel 1994 in Cassazione 30 e 2 mesi di reclusione. A questo carico sono stati sottratti i 3 anni di indulto e 1800 giorni di liberazione anticipata. Così il conto di Pietro con la giustizia si chiuderà il 15 aprile 2013, dopo 22 anni (meno 4 giorni) di carcere. GIUSTA LA LIBERTA'?

IL DELITTO

In quel lontano 1991, un'Italia molto diversa da quella odierna, il delitto da 'Arancia meccanica' dei coniugi di Montecchia aveva trasformato il 19enne Pietro Maso nell'icona di una generazione senza valori: il figlio di una società che, anche in periferia, aveva perso la voglia di far fatica e voleva solo i soldi, non importava in quale maniera. Nulla dopo Maso sarebbe più stato uguale nell'approccio ai casi di cronaca efferata. Alle sbrigative motivazioni di 'pazzia', spesso appiccicate ai protagonisti dei delitti, si sarebbe aggiunta l'analisi sul contesto sociale degli omicidi, sulla mancanza di valori che può far deflagrare la violenza.

La sera del 17 aprile 1991 Antonio e Rosa stavano rientrando nella loro villetta dopo aver partecipato ad un incontro di preghiera in parrocchia. Nel buio dell'ingresso, camuffati con maschere da Carnevale, armati con un bloccasterzo e delle padelle, li aspettavano il figlio Pietro e tre suoi amici, Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza all'epoca 19enni, e Damiano B., allora 17enne. Fu un massacro. Il gruppetto agì senza alcuna pietà. I due coniugi vennero lasciati a terra in una pozza di sangue. Poi i quattro assassini andarono in discoteca, a finire la serata. Fu Pietro a recarsi più tardi dai carabinieri, raccontando d'aver trovato i genitori uccisi. Ma gli investigatori si insospettirono subito: il giovane era pronto a collaborare, ma appariva freddo e distaccato rispetto alla tragedia. L'ipotesi di una rapina finita male fu presto abbandonata. Tre giorni di interrogatori e Pietro e suoi amici crollarono. Togliendo di mezzo i genitori, si appurò poi, Maso voleva impossessarsi subito dell'eredità così da continuare lo stile agiato di vita che aveva sempre sostenuto. Il piano diabolico prevedeva anche l'eliminazione delle due sorelle del giovane.

IL PENTIMENTO

Dopo la condanna in Cassazione, Maso scrisse una prima lettera di pentimento. Poi i lunghi anni della detenzione, ma con le cronache sempre attente a cosa succedeva a Maso. Nel 2008 l'ex giovane della Verona bene si sposò e in quell'anno ottenne tra le polemiche anche la semilibertà, che gli consentì da allora di lavorare di giorno fuori dal carcere. Beneficio che rischiò di perdere nell'aprile 2011, per una frase, "io ti ammazzo" nei confronti di un uomo a cui aveva prestato del denaro che però ha sempre negato di aver pronunciato.

Il Tribunale di Sorveglianza gli confermò così la semilibertà, ma un anno dopo il giudice di sorveglianza 'boccio'' la sua richiesta di uscire dal carcere commutando la pena in detenzione domiciliare. Ora il conto con la giustizia dei Tribunali Pietro lo ha saldato. A Montecchia, dove la villetta dell'orrore è stata venduta da tempo, nessuno lo aspetta. "Non è più nostro cittadino - dice il sindaco, Edoardo Pallaro - Il paese ha voltato pagina. In tutti i sensi".

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