Montebello, rinviati a giudizio i dirigenti di Medio Chiampo s.p.a. Irregolarità nello sversamento dei rifiuti

16 persone, tra cui i vertici dell'azienda che gestisce il servizio idrico integrato dei comuni di Montebello Vicentino, Zermeghedo e Gambellara e vari imprenditori, dovranno comparire davanti al Giudice di Venezia per rispondere a vario titolo di attività organizzate per il traffico di rifiuti. L'azienda era già finita sotto i riflettori di Striscia la Notizia

Ancora una volta il programma satirico "Striscia la Notizia", ci aveva visto giusto. Tornano sotto accusa i dirigenti di Medio Chiampo spa. L'azienda, finita al centro di un servizio di Moreno Morello, nel 2012 per i malfunzionamenti dell'impianto di Zermeghedo, avrebbe smaltito rifiuti chimici in modo non appropiato, falsificando alcuni certificati per un guadagno di oltre un milione di eruo.

16 persone, tra cui  i vertici dell'azienda Medio Chiampo , incaricata di gestire servizio idrico integrato dei comuni di Montebello Vicentino, Zermeghedo e Gambellara , e alcuni imprenditori della zona, dovranno comparire davanti al Giudice di Venezia per attività legate al traffico di rifiuti e false certificazioni.

L’attività investigativa, iniziata nel 2010, ha permesso alla DDA di Venezia di chiudere le indagini condotte dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso. Le indagini partirono dopo che l’ARPAV di Vicenza, aveva evidenziato alcuni malfunzionamenti sospetti dell’impianto gestito dalla Medio Chiampo S.p.A. 

Dal Gennaio 2009 allo stesso mese del 2010, quattro impianti di trattamento chimico-fisico di rifiuti speciali pericolosi allo stato liquido, codificavano in modo errato gli scarti liquidi esitati dai rispettivi impianti.  I liquami chimici diventavano “Acque reflue" secondo le certificazioni, rendendole accettabili all’impianto gestito dalla Medio Chiampo S.p.A. La stretta normativa che regolamenta la gestione dei rifiuti veniva così aggirata. L’impianto di destinazione  avrebbe ricevuto oltre 25.000  tonnellate di rifiuti speciali pericolosi per un giro d’affari di oltre 700.000 euro.

Appurate anche condotte illecite riconducibili agli intermediari dei rifiuti nonché ai controllori terzi che dovevano confermare la falsa attribuzione del codice CER. . Il giro d’affari complessivo calcolato è di circa un milione e mezzo di euro, senza contare i danni all’ambiente.

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