Idroelettrico, il M5S abbandona gli ecologisti

I Cinque stelle sarebbero pronti a reintrodurre gli incentivi alle mini centrali «inquinanti» voluti da Lega e Confindustria, lo rivela Freerivers Italia: il lamento della Valbrenta

Protesta contro una mini centrale in valle del Chiampo (foto Marco Milioni)

Per gli incentivi al mini idroelettrico il M5S abbandona il fronte ambientalista e sposa le tesi care a Lega e Confindustria. Lo denuncia il coordinamento Freerivers italia in una nota pubblicata oggi sul suo portale. Intanto nel Vicentino che sul medesimo fronte aveva visto combattere non poche battaglie fioccano critiche e preoccupazioni.

IL PROLOGO

A gennaio del 2019 il fronte ambientalista aveva cantato vittoria dopo che il governo, nello specifico il ministero dello sviluppo capitanato da Luigi Di Maio leader del M5S, aveva cancellato gli incentivi alle micro centrali elettriche. Si trattava di una situazione invisa non solo ai pescatori, agli utenti dei fiumi e più in generale alla galassia ecologista, ma invisa anche ai gestori delle grandi centrali. Le critiche mosse erano di due ordini: in primis, una infinità di prelievi che mettono a repentaglio gli ecosistemi fluviali sempre più delicati in uno con le economie che su quei sistemi si reggono. Il che renderebbe de facto «inquinanti perché invasive» le mini centrali; in secundis il fiume di denaro pubblico, si parla di miliardi all’anno, che investiva i gestori delle piccole centrali, che traggono il loro profitto non da una attività industrialmente remunerativa ma da un mero trasferimento di fondi dalle bollette degli utenti «a fronte di un beneficio ambientale inesistente anzi, in saldo negativo» ha sempre sostenuto il fronte ecologista.

Con una procedura molto complessa , che aveva attivato anche la conferenza Stato Regioni, il dicastero dell’ambiente, capitanato dal ministro Sergio Costa e quello dello sviluppo, capitanato dal vicepremier Di Maio, avevano approntato un decreto che appunto tagliava gli incentivi e che sarebbe divenuto legge dello Stato dopo un nulla osta definitivo della Ue. Vicenzatoday.it aveva affrontato peraltro l’argomento già il 21 gennaio

LA DOCCIA FREDDA

E però da Bruxelles è arrivata una doccia gelata. Le associazioni dei derivatori nei mesi passati avrebbero fatto pressione sulla commissione europea per la concorrenza nonché sul governo tanto che lo stesso governo, o meglio i ministeri dell’ambiente e quello dello sviluppo avrebbero ben pensato di procedere con un clamoroso dietrofront che sebbene ancora non ancora formalizzato potrebbe presto avere i crismi della ufficialità.

A denunciare uan sorta di doppio carpiato da parte di Costa e Di Maio è il coordinamento Free rivers Italia che in una nota pubblicata stamani sul suo sito attacca: «Torna il tana libera tutti delle centraline. Centinaia di nuovi progetti sono pronti su tutte le Alpi e gli Appennini. I ministri Di Maio e Costa cedono alle pressioni delle lobby e della Lega tanto che sono sul punto di reintrodurre l’incentivo all’idroelettrico» precisa il presidente, la bellunese Lucia Ruffato.

L’AFFONDO

Nella nota vergata dalla stessa presidente c’è una stoccata ai Cinque stelle veneti: «Pare proprio che anche sul fronte della tutela dei corsi d'acqua naturali non ci sarà il cambiamento promesso e che il Far west delle centraline, così lo aveva definito il deputato bellunese dei Cinque stelle Federico D'Incà, non finirà. Apprendiamo dai media nonché dai contatti intercorsi con i competenti uffici ministeriali che i ministri del M5S Di Maio e Costa, cedendo alle pressioni delle lobby e della Lega, stanno per ripristinare proprio quegli incentivi al mini-idroelettrico che loro stessi avevano abolito».

«Ormai - denuncia Ruffato - siamo alla devastazione di moltissimi corsi d'acqua naturali e di interi ecosistemi sulle Alpi e sugli Appennini». Ma il dispaccio del coordinamento va oltre. «Esultano - si legge - i produttori, per lo più società private a cui vengono dati soldi pubblici, pagati in bolletta dai cittadini». Negli stessi giorni, però, le stesse associazioni di produttori idroelettrici chiedono, rimarca Free rivers Italia, lo stato di calamità naturale per gli impianti esistenti, in quanto la siccità ha diminuito le produzioni. Detto in parole semplici quello del coordinamento è in pratica lo sfogo amaro di chi oltre a constatare il voltafaccia dell’ala più ambientalista del governo deve constatare anche «la faccia tosta» di quegli imprenditori «che già lucrano sugli incentivi pubblici» e che quando non c’è acqua nei torrenti «chiedono anche l’aiuto dello Stato per un mancato lucro dovuto ad un incentivo pubblico. Queste persone - attacca ancora Ruffato sono le stesse che poi pontificano su, mercato, libera concorrenza e rischio d’impresa».

MAL DI PANCIA VICENTINI

Le dichiarazioni di Luca Ferrazzoli, Ivan Pontarollo e Carlo Perli. 

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Frattanto non mancano le prime voci critiche che salgono dalla provincia berica. «Siamo assolutamente contrari al mini idroelettrico. Il Brenta ha già dato» spiega Luca Ferrazzoli sindaco di Cismon del Grappa sino a poche settimane fa prima che il municipio si fondesse con altri comuni del comprensorio. Sulla stessa linea si colloca anche l’imprenditore Ivan Pontarollo fondatore del centro rafting di Solagna: «Siamo preoccupati perché così facendo, togliendo l’acqua ai fiumi l’ambiente naturale viene molto trasformato. E non dimentichiamo che attorno a fiumi e torrenti, Brenta in primis, si è sviluppata una vera e propria economia». Carlo Perli, già sindaco di Valstagna che con Pontarollo condivide un passato di primo piano negli sport fluviali, ci mette il carico e spiega che ormai il mini-idroelettrico «è difficilmente compatibile con l’ambiente». Ma le preoccupazioni non giungono solo dalla Valbrenta e dall’Alto bassanese. Anche il valle dell’Agno in valle del Chiampo le polemiche non erano mancate: basti pensare alle polemiche che si sono scatenate a settembre attorno al progetto di San Pietro Mussolino.

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