«Entrato in ospedale in piedi, uscito semi-paralizzato»

Renato Ellero, penalista, già docente all'università di Padova denuncia un caso di malasanità di cui si dice vittima. E in una intervista a Vicenzatoday.it accusa i magistrati berici di coperture. Esposto al Consiglio superiore della magistratura, al Ministero della salute e alla giunta regionale del Veneto

Renato Ellero (foto Marco Milioni)

È la fine di ottobre del 2015 quando l'avvocato Renato Ellero, vicentino di natali veneziani, uno dei penalisti piú noti del Veneto, giá docente di diritto all'università di Padova, varca la soglia dell'ospedale di Vicenza camminando sulle sue gambe. Il giorno dopo si ritrovverà «semiparalizzato».

Si tratta di un calvario che secondo il professore va attribuito alla inadeguatezza delle cure fornite dal nosocomio berico. Inadeguatezza che ha addirittura potuto persino contare sulle coperture della magistratura vicentina. Detto in parole povere un episodio di malasanitá coperto da uno di malagiustizia.

È quanto sostiene Ellero in un esposto al vetriolo di venti pagine inviato alla fine di febbraio di quest'anno al Consiglio superiore della magistratura, al Ministero della salute e alla giunta regionale del Veneto. Si tratta di un vero e proprio atto d'accusa in cui Ellero chiede che siano incriminati tutti coloro tra personale medico e magistrati hanno in qualche modo omesso di accendere i riflettori sulle malefatte di quella che l'avvocato etichetta come «mafia dei camici bianchi».

Il penalista non ha dubbi: «Non auguro a nessuno quello che mi hanno combinato lorsignori».

E c'è di piú. Ellero, classe '44, un passato da senatore dal '94 al 96', nel suo esposto punta l'indice non solo verso i medici dell'ospedale e verso la procura della Repubblica, ma se la prende anche con l'ufficio del giudice delle indagini preliminari di Vicenza.

Nella lunga intervista rilasciata a Vicenzatoday.it l'ex senatore fa nomi, cognomi, cita fatti circostanze, racconta di negligenze, di leggerezze imperdonabili attribuite ai medici, di cartelle mediche falsificate, di magistrati che omettono di dare avvio a procedimenti in spregio alle norme e di decisioni scriteriate anche da parte della polizia giudiziaria. Tanto da dirsi pronto a sollevare il caso sino alla Corte di giustizia europea. Dalla sua vita le perizie di due luminari dell'universitá di Ancona. Coloro che sono stati tirati in ballo dai rilievi del penalista, pur contattati da Vicenzatoday.it, almeno per il momento non hanno replicato.

La questione però non riveste solo un aspetto penale. Il professor Ellero infatti dopo avere interpellato la giunta regionale chiede conto di quanto accaduto in questi anni al governatore leghista Luca Zaia e chiede che sia fatta luce anche con una indagine amministrativa. Poi attacca ancora palazzo Balbi. Parla di falso mito «di eccellenza della sanità veneta» e aggiunge: «Se non avessi avuto le risorse per pagarmi da solo una costosissima riabilitazione, se fossi stato un operaio o un impiegato che fa affidamento solo sul salario, oggi siederei abbandonato su una carrozzina in attesa della morte. È una cosa indecente per i cittadini. Se solo mi avessero fatto un paio di accertamenti in più ed una flebo di fibrinolisi oggi la mia esistenza sarebbe come quella di tutti gli altri».

Si tratta di uno sfogo amaro perché nonostante il carattere sempre combattivo l'avvocato spiega il dettaglio della sua condizione: «Sono semi paralizzato. Il braccio sinistro è un peso morto. La gamba sinistra è piú o meno la stessa cosa. Debbo passare quasi tutto il mio tempo sulla sedia a rotelle. Questi signori - sottolinea - mi hanno rovinato sul piano professionale e soprattutto mi hanno rovinato la vita. Non ho intenzione di arrendermi».

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