Il Veneto, l'oro delle mafie: la relazione DIA

Nei giorni delle maxi operazioni contro 'Ndrangheta e Camorra nella nostra Regione, è uscita anche la relazione semestrale della Direzione Investigativa antimafia. Ecco cosa dice

Il Veneto è caratterizzato da un tessuto economico ed imprenditoriale molto sviluppato. Sul territorio si registra, infatti, la capillare presenza di piccole e medie imprese, la cui esistenza e prosperità è correlata anche ad importanti snodi di comunicazione, quali il porto di Venezia-Marghera e gli aeroporti internazionali “Venezia-Marco Polo” e “Verona-Valerio Catullo”. La ricchezza diffusa costituisce, pertanto, una potenziale attrattiva per la criminalità mafiosa, principalmente interessata a riciclare e reinvestire capitali illeciti.

Inizia così la relazione semestrale della DIA a proposito del territorio veneto, resa nota nei giorni scorsi, proprio mentre le forze dell'ordine erano impegnate nelle due operazioni anti-camorra e contro la 'ndrina Multari. 

Furti e rapine in trasferta

Sul piano generale resta costante la commissione di reati predatori, non di rado agevolati dalla presenza, nella regione, di “basisti”. In molti casi, infatti, gli autori di rapine a filiali bancarie, oreficerie ed altri obiettivi ritenuti d’interesse attuano un vero e proprio “pendolarismo criminale”, soggiornando sul territorio il tempo utile per realizzare l’azione criminale. La presenza e i potenziali interessi, nella regione, da parte di soggetti malavitosi anche collegati alle organizzazioni mafiose del sud Italia, non solo hanno trovato conferma in diverse indagini, ma sono stati ribaditi anche dalla “Commissione parlamentare antimafia” che, nella sua “Relazione conclusiva”, ben evidenzia il pericolo di infiltrazioni nel Triveneto: “…La presenza delle mafie in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non appare così consolidata e strutturata come nelle regioni del nord ovest, ma diversi elementi fanno ritenere che siano in atto attività criminali più intense di quanto finora emerso perché l’area è considerata molto attrattiva…”

La mala del Brenta non è morta

Va, poi, ricordata l’influenza che è stata esercitata dalla presenza di un’organizzazione criminale autoctona, la cosiddetta “mala del Brenta”. Sotto il profilo storico va, infatti, considerato che tale organizzazione, oggi disarticolata, è stata particolarmente attiva per lungo tempo, grazie anche alle «buone relazioni» a suo tempo instaurate dal leader, con esponenti di primo piano di altre organizzazioni mafiose italiane.

Al riguardo, proprio il vecchio capo è tornato in evidenza per il fatto che è stato scoperto un patrimonio occulto, a lui riconducibile, gestito da prestanome, i quali si erano adoperati per acquistare immobili in Toscana, potendo contare su una pluralità di rapporti finanziari, anche svizzeri. Ad oggi non deve, inoltre, essere sottovalutata la presenza sul territorio di numerosi pregiudicati già inseriti nel citato sodalizio che, dimoranti tra le province di Venezia e Padova, sebbene non più organizzati come nel passato, esprimono tuttora una notevole propensione a delinquere. Per quanto attiene al restante territorio regionale, sono stati evidenziati ciclici collegamenti della criminalità locale con la ‘ndrangheta, in particolare per i traffici di sostanze stupefacenti, nonché per il reimpiego di capitali illeciti in attività imprenditoriali, specificamente nella ristorazione, nella ricezione alberghiera e nell’autotrasporto.

La 'Ndrangheta: fatture false, riciclaggio e droga

La presenza di soggetti collegati alle consorterie criminali - soprattutto calabresi - trova infatti riscontro nelle attività investigative coordinate sia dalle competenti Autorità giudiziarie venete, sia dalle Procure della Repubblica di altre regioni.

Un esempio significativo in tal senso è quello relativo all’operazione “Fiore Reciso”, nel cui ambito la DIA ha eseguito, nel gennaio 2018, una misura restrittiva nei confronti di 16 persone, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti. L’attività di investigazione, avviata nel 2015, ha fatto emergere l’operatività di un sodalizio, riferibile ad esponenti delle famiglie GIGLIO di Strongoli (KR) e GIARDINO di Isola Capo Rizzuto (KR). Costoro, grazie ai proventi derivanti dalle false fatturazioni, non solo acquistavano droga, ma alimentavano diverse attività strumentali alla conduzione delle aziende. Un capannone sito in provincia di Padova, a Vigonza precisamente, veniva utilizzato sia come magazzino, per l’attività svolta dalla dita titolare del fabbricato attiva nel settore edile, sia quale luogo di custodia degli stupefacenti e dell’attrezzatura per il taglio e il confezionamento, nonché di armi e munizioni.

Le condotte di riciclaggio e autoriciclaggio venivano, invece, agevolate da alcuni dipendenti di un istituto di credito padovano, “ricompensati” con cospicue somme di denaro. Contestualmente agli arresti, è stato eseguito il sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 800 mila euro. Inoltre, a 3 degli arrestati, già colpiti da provvedimento restrittivo nell’ambito dell’ operazione “Stige”769, è stato contestato “...[di] aver preso parte, ognuno con il proprio ruolo… ad una associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico…articolazione del più ampio locale di ‘ndrangheta cirotano… allo scopo di acquisire, mantenere, rafforzare ed estendere il controllo anche economico dell’area territoriale sopra definita, nonché al Nord Italia e all’Estero, attraverso la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici…in particolare in Toscana, Umbria e Veneto, come anche all’estero, in particolare in Germania, mediante l’utilizzo di imprese “pulite” ma riconducibili alla famiglia…[servendosi] in ciò di loro referenti territoriali…uomini di fiducia della cosca sul territorio padovano”, garantendo così il “...supporto logistico ed economico alla famiglia”, investendo “...denaro per l’apertura o l’acquisizione di nuove attività imprenditoriali nelle zone del padovano quali ad esempio una società immobiliare, una società che fornisse la security per i locali del padovano, nel settore della panificazione…”.

Altra evidenza circa l’operatività delle ‘ndrangheta è emersa, nel marzo 2018, nell’ambito dell’operazione “Picciotteria 2” della Guardia di finanza, che ha eseguito, su varie parti del territorio regionale, una misura restrittiva770 nei confronti di 16 soggetti, facenti parte di un’organizzazione criminale legata alle cosche di Africo (RC), a vario titolo ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di cocaina dal sud America, riciclaggio ed autoriciclaggio. Tra i soggetti coinvolti figurano un elemento di spicco della ‘ndrina MORABITO di Africo ed un esponente della cosca VADALÀ di Bova Marina (RC)771, quest’ultimo emerso anche nel contesto relativo all’efferato omicidio del reporter Jan KUCIAK e della sua compagna, avvenuto nel mese di febbraio 2018 a Bratislava (Repubblica Slovacca), ove la predetta cosca avrebbe trasferito i propri interessi economici attraverso la costituzione di diverse società.

È, invece, del successivo mese di aprile l’operazione “Ciclope", condotta dalla Guardia di finanza. L’attività investigativa si è conclusa con l’arresto di 17 persone, facenti parte di un’associazione criminale operante nel settore delle frodi fiscali e del riciclaggio, costituita, promossa e organizzata da un imprenditore, originario di Melissa (CZ). Lo stesso, da tempo trasferitosi nella provincia di Verona, aveva ivi intrapreso un’importante attività economica nel settore del commercio di inerti e dell’autotrasporto, mantenendo stretti legami con pregiudicati calabresi. In particolare, è stata evidenziata la contiguità con un soggetto originario di Cutro (KR), anch’esso raggiunto dalla citata misura restrittiva, promotore ed organizzatore dell’associazione, con compiti di reclutamento. Contestualmente, è stato eseguito il sequestro preventivo di un patrimonio del valore di circa 12 milioni di euro. Tentativi di infiltrazione dell’economia legale sono stati registrati anche da parte di soggetti riconducibili a cosa nostra. In tale contesto significativa è stata l’attività di prevenzione che ha determinato l’emissione, da parte della Prefettura di Verona, di alcune interdittive antimafia.

La Camorra: riciclggio, estorsioni, usura e contraffazione

Nella regione operano anche referenti di clan camorristici, anch’essi prevalentemente attivi nel riciclaggio di capitali illeciti, sebbene evidenze investigative pregresse abbiano rilevato la consumazione, da parte di affiliati a gruppi originari della Campania, anche di altri reati tipici di quelle organizzazioni (estorsioni, usura, commercializzazione di beni contraffatti). Il territorio costituisce, peraltro, anche area di smercio di stupefacenti importati in Italia dai sodalizi di origine campana775. A ciò si aggiunga come diversi arresti di latitanti, susseguitisi nel tempo, abbiano dato conferma del fatto che anche il Veneto, al pari di altre regioni del nord Italia, sia considerato un’area ove trovare rifugio ed assistenza.

Tra i gruppi più attivi sul territorio figurano i CASALESI. La loro presenza è stata giudiziariamente affermata dalla Corte di Cassazione nel 2015, con le condanne definitive, conseguenti all’operazione “Serpe”, di soggetti legati a quel sodalizio. L’indagine, sviluppata dalla DIA sotto il coordinamento dalla DDA di Venezia, ha fatto luce sull’esistenza di un’associazione di tipo mafioso dedita ai reati di estorsione, usura e sequestro di persona. La stessa articolazione della DIA, il 25 gennaio 2018, ha localizzato in Messico, a Tijuana, dove viveva da anni con la famiglia e gestiva un’attività commerciale di ristorazione, un pregiudicato, latitante dal maggio 2007, ricercato per l’esecuzione di una condanna comminatagli dal Tribunale di Verona. Le accuse a suo carico riguardavano i reati di estorsione ed usura, commessi nelle province di Verona e Brescia, tra il 2005 e il 2009, nei confronti di numerosi commercianti del settore dell’abbigliamento, per conto del cartello napoletano noto come “Alleanza di Secondigliano”777, in particolare del clan LICCIARDI.

Mafie straniere

In tutta la regione il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti restano, inoltre, tra le principali manifestazioni della criminalità comune, con il coinvolgimento anche di stranieri.

Al momento, non si rilevano collegamenti tra sodalizi di origine extracomunitaria (per lo più dediti a reati contro il patrimonio, ai traffici e allo spaccio di stupefacenti, nonché allo sfruttamento della prostituzione) ed organizzazioni mafiose italiane.

I sodalizi stranieri più attivi continuano ad essere quelli di origine nigeriana, nordafricana, dell’est Europa, cinesi e sudamericani. La criminalità nigeriana, in particolare, manifesta una più evidente aggressività, operando, oltre che nello sfruttamento della prostituzione, anche nei traffici di eroina, cocaina, dei cannabinoidi e delle droghe sintetiche. Tipica, invece, della criminalità cinese è la propensione ad inserirsi nel tessuto economico attraverso, ad esempio, il commercio di merce contraffatta.

Essa si serve, peraltro, del c.d. sistema delle “cartiere”, società di comodo appositamente create per predisporre documentazione fiscale falsa. Ne è un esempio l’operazione “Dragone”, eseguita dalla Guardia di finanza nel marzo 2018, a Treviso, con l’arresto di un imprenditore cinese, indagato, insieme ad altri 41 soggetti, per emissione di fatture per operazioni inesistenti. La frode aveva generato un volume di fatture per un valore di circa 3 milioni di euro, con un’evasione di IVA per oltre 500 mila euro. Vanno, inoltre, segnalati alcuni tentativi di riciclaggio ad opera di gruppi cinesi, anche in connessione con cittadini italiani. Si registra, ancora, una non trascurabile incidenza del fenomeno dello sfruttamento della manodopera, che si verifica soprattutto in agricoltura, ad opera sia di singoli imprenditori del settore780 che di vere e proprie organizzazioni dedite all’intermediazione illecita della manodopera stessa. Il delicato settore dei rifiuti, infine, è stato negli ultimi tempi caratterizzato da alcuni incendi, che hanno danneggiato le strutture di stoccaggio e smaltimento.

Gli affari

Un settore su cui deve rimanere alta l’attenzione, in quanto fortemente esposto alle mire imprenditoriali della criminalità organizzata. Il grafico che segue evidenzia i reati sintomatici di criminalità organizzata registrati in Veneto nel primo semestre del 2018

grafico mafie-2

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