Licenziamento ingiusto, Battistolli condannata

Se il turno è modificato senza un ragionevole preavviso il lavoratore che non accetta l’orario non può essere accusato di insubordinazione. Condannata la vicentina Battistolli che era di avviso diverso

Una delle sedi Battistolli (foto Marco Milioni)

Era stato licenziato perché non aveva rispettato una modifica dell’orario di lavoro imposta all’ultimo momento dal suo superiore. Il dipendente però, convinto della condotta scorretta della ditta ha impugnato il licenziamento e il magistrato gli ha dato ragione. La sentenza distillata in primo grado dal giudice del lavoro di Vicenza, il dottore Paolo Talamo, potrebbe diventare un punto di riferimento nella variegata galassia giuslavorista.

LA VICENDA

La ditta berica in questione è il Gruppo Battistolli, uno dei leader nazionali nel settore delicatissimo del trasporto e del deposito dei valori nonché della vigilanza privata. La spa con sede nel quartiere di San Pio X a Vicenza non aveva mandato giù il comportamento di un suo dipendente residente a Sovizzo (si tratta di Roland Fabrice Kadjo, un 36enne di origini ivoriane). E lo aveva accusato di essersi presentato anticipatamente sul posto di lavoro salvo poi rimanere per il tempo previsto dal contratto. Detto in altri termini il dipendente, che tra le mansioni cui era stato assegnato c’era quella di addetto al caveau, era stato al lavoro il numero di ore canonicamente prescritte, ma non aveva accettato uno slittamento dell’inizio del turno resosi necessario da ragioni interne alla gestione della azienda. In più occasioni Kadjo avrebbe spiegato di essere stato impossibilitato ad accettare la modifica dei turni poiché l’uomo, da poco divenuto papà, avrebbe difficilmente potuto conciliare quella richiesta con una serie di pressanti ragioni familiari: tanto che nell’ambito delle tre contestazioni il giovane di origini africane non avrebbe acconsentito alla modifica dei turni a lui sottoposta all’ultimo momento.

IL SILURAMENTO

Questa almeno è la versione del dipendente così come descritta nel ricorso dell’avvocato Emanuele Spata del foro di Padova il quale per conto del sindacato patavino Sls, ha assistito il dipendente del gruppo vicentino. Di converso le contestazioni dell’azienda risalivano a tre episodi distinti avvenuti nel novembre del 2017. Nel primo caso il sovizzese si sarebbe presentato al lavoro alle 6 del mattino anziché alle 8. Nel secondo caso si sarebbe presentato alle 14,oo anziché alle 15,oo. Nel terzo avrebbe staccato alle 21,oo anziché alle 22,oo: il tutto, come risulta agli atti, mantenendo comunque inalterato il monte ore convenuto. Ad ogni modo secondo l’azienda questa condotta votata all’insubordinazione sarebbe stata così grave da giustificare un licenziamento in tronco, poi puntualmente avvenuto il primo dicembre del 2017.

IL CONTRATTACCO

Kadjo però, convinto della serietà del suo comportamento, non ha mai preso per buone le argomentazioni della società. Il sindacato Sls ed il legale di fiducia della stessa sigla, fin dal principio hanno preso per buone le obiezioni del loro assistito tanto che il 22 giugno redigevano una articolata impugnazione dell’atto di licenziamento che di lì a pochissimo sarebbe stata depositata al tribunale del lavoro di Vicenza. Il quale con una ordinanza del giorno 11 febbraio 2019 ha dato ragione a Kadjo e torto al Gruppo Battistolli. Il dottor Talamo pur rilevando il diritto garantito al datore di lavoro dalla legge vigente, a coordinare al meglio la gestione della organizzazione aziendale, spiega che questa non può andare a cozzare con il tempo libero e quindi con la vita privata del dipendente. Le parole del giudice in questo senso sono molto chiare. Affinché il diritto del datore di lavoro non si tramuti in arbitrio tale diritto deve necessariamente sottostare ad alcune «limitazioni pur sempre dovendosi confrontare con il diritto del lavoratore ad avere una vita al di fuori del luogo di lavoro». Motivo per cui le quarantotto ore di preavviso date dall’azienda al dipendente in materia di cambio dell’orario sono troppo poche. A fronte di questo convincimento il giudice ha condannato il gruppo Battiustolli non solo a reintegrare il dipendente, non solo a indennizzarlo con dodici mensilità da 1.600 euro ciascheduna, non solo a pagare gli arretrati in materia di assistenza previdenziale: ma ha condannato il convenuto anche a pagare le spese legali.

PARLA L’AZIENDA

Epperò l’azienda come commenta la recente sentenza? Marco Meletti, responsabile della direzione relazioni esterne del Gruppo Battistolli spiega che «in una società che conta un migliaio di dipendenti contenziosi del genere ci possono stare. Per di più - rimarca il responsabile - l’azienda è convinta di avere agito correttamente tanto che rispetto a quel pronunciamento si sta già proponendo appello». Ad ogni modo la sentenza uscita dal tribunale di Vicenza potrebbe presto divenire oggetto di studio e di dibattito tra i giuristi. Il giudice infatti, pur a fronte di un orientamento dei tribunali recentemente assai attento alle esigenze dei datori di lavoro, con una ordinanza che il sindacato Sls ha definito «tanto corretta in diritto quanto coraggiosa» ha messo nero su bianco «alcuni princìpi di cui in futuro» fa sapere Vittorio Rosa, segretario di Sls, sigla storica del sindacalismo di base, nata a Padova ma attiva in tutto il Veneto, «il variegato mondo del lavoro dovrà gioco forza tenere conto».

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