Le grandi opere nel Vicentino: A31 Nord, ancora nebbia fitta

In una nota diramata da un gruppo tra amministratori ed attivisti sia vicentini sia trentini si legge che al momento nessun accordo definitivo è stato siglato sul progetto autostradale di cui si discute da anni

Renzo Priante (foto Marco Milioni)

Per quanto riguarda l’autostrada Valdastico nord i tecnici del ministero dell’ambiente e dei trasporti hanno confermato che l’approvazione del progetto, e quindi anche dell’eventuale inizio dei lavori sul versante veneto, noto come primo lotto, sono subordinati alla realizzazione e conseguente approvazione del progetto sull’intero tracciato, includendo quindi il tratto trentino, noto come secondo lotto. «Del quale non vi è, al momento, alcun elaborato né accordo in merito».

È quanto si sostiene in una nota congiunta diramata stamani, martedì, da un gruppo di persone tra amministratori e attivisti che da tempo si sono schierati criticamente contro la prosecuzione verso settentrione della Pirubi nord: è uno dei tanti nomi con cui è conosciuta l’opera.

La Pirubi Nord

Quest’ultima nel progetto degli anni Settanta prevedeva la connessione tra Rovigo e Trento. Per anni l’unico tratto attivo è stato quello tra Vicenza e Piovene Rocchette. Poi tra mille polemiche è stato completato il tronco sud fino al Rodigino, che però si è rivelato un flop in termini di pedaggi. Da anni una parte della classe politica e Confindustria spingono per la prosecuzione da Piovene a Trento o quanto meno a Rovereto.

Ad ogni buon conto la nota è stata redatta da Luca Canale e Giuseppe Sentelli per la Comunità "Salviamo la Valdastico"; da Roberta Rosi vicesindaco di Besenello, piccolo comune del Trentino già interessato al tracciato; dall’architetto Renzo Priante capogruppo della formazione Ali per Piovene" in consiglio Comunale a Piovene Rocchette nel Vicentino e dall’ingegnere Riccardo Fimbianti capogruppo della formazione Svolta alternativa al consiglio comunale di Cogollo del Cengio, sempre nel Vicentino. Il documento stamani ha anche trovato ospitalità sulla bacheca di Sara Cunial, deputato bassanese del M5S.

E ancora nella stessa nota si legge che gli incontri, coordinati giustappunto da Cunial e dal deputato di San Donà di Piave Arianna Spessotto (sempre in quota M5S) «hanno avuto un carattere di approfondimento tecnico e procedurale». Durante questi ultimi «si è discusso anche delle criticità dal punto di vista ambientale e trasportistico» fanno sapere gli estensori della nota. Si tratta di una presa di posizione che peraltro giunge in un momento molto delicato.

Una partita complessa

Recentemente il consiglio della Provincia autonoma di Trento, che costituzionalmente ha potere di veto sull’opera, si è rinnovato dopo il voto del 21 ottobre di quest’anno che ha sancito la vittoria del centrodestra dopo anni di dominio del centrosinistra. La partita è complessa.

Un pezzo trasversale della società trentina è contrario al prolungamento da Piovene Rocchette a Trento della Valdastico, come lo è l’Autostrada del Brennero. A favore da sempre si dicono le forze economiche del Veneto. Al momento non è ancora dato sapere quale sarà la posizione assunta dalla nuova amministrazione uscita dalla vittoria del neo presidente Maurizio Fugatti. Ma c’è di più.

Come ricorda l’Adige del 25 ottobre la prosecuzione a Nord della Valdastico (un progetto sul quale ci si scontra con toni accesissimi sin dalla fine degli anni Settanta) è finita sotto i riflettori dell’ufficio centrale della Corte dei conti in relazione al cambio di proprietà che Brescia-Padova, che possiede le quote della Valdastico, sta per perfezionare dal momento che il vecchio socio di maggioranza, la spagnola Abertis, ha pressoché ultimato la vendita delle sue quote al gruppo Atlantia, capitanato dalla famiglia Benetton. I magistrati contabili hanno voluto vederci chiaro perché la concessione relativa alla Brescia Padova incorpora anche il progetto per la prosecuzione della Valdastico a Nord. Progetto che però potrebbe rimanere solo sulla carta vista la contrarietà di molti comuni trentini i quali lamentano un devastante impatto ambientale sul proprio territorio a fronte di benefici trascurabili.

Tra i più critici nei confronti dell’opera c’è proprio Priante (in foto) che a più riprese l’ha bollata come «inutile, costosa e dannosa».

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