La Vallugana contro i cantieri della Pedemontana

I residenti contestano la variante che modifica il cantiere della galleria: strali su sindaco, Regione e costruttore. La serata voluta da palazzo Balbi finisce a stracci

da sinistra a destra l’assessore Danieli e il sindaco Lain (foto Marco Milioni)

I residenti di San Tomio di Malo sono imbufaliti: i cantieri relativi alla realizzazione della tunnel della Spv che connetterà la valle dell’Agno a quella dell’Astico porteranno disagi a non finire. Soprattutto dopo che il Ministero dell’Ambiente ha dato l’ok una autorizzazione speciale ad una variante che permetta di proseguire i lavori di scavo partendo dal centro del percorso proprio perché una delle due estremità è interessata da un sequestro giudiziario dovuto al tragico crollo della volta che nell’aprile del 2016 interessò la frazione orientale dello scavo. E ieri questa rabbia è esplosa proprio a San Tomìo durante una serata illustrativa organizzata proprio dalla Regione Veneto, che poi è il concedente della Superstrada pedemontana veneta.

Il video

I RELATORI

Il gruppo dei relatori ieri nel teatro parrocchiale di San Tomio era molto nutrito. Tra i tanti c’era l’ingegnere Elisabetta Pellegrini, responsabile del procedimento della struttura commissariale regionale che ha il compito di sovrintendere i lavori per la Spv (nota pure come Superstarda pedemontana veneta) commissionati al concessionario italo-spagnolo Sis, consorzio rappresentato ieri in sala dal geometra Giovanni Salvatore D’Agostino, direttore tecnico dello stesso consorzio e dall’ingegnere Adriano Turso, direttore dei lavori. Con loro c’erano il sindaco di Malo Paola Lain, il suo vice Claudio Dalla Riva nonché l’assessore alla viabilità Roberto Danieli.

GLI ADDEBITI

I residenti, in una sala completamente gremita da oltre duecentocinquanta persone, hanno spiegato che le esplosioni adoperate per proseguire i lavori e il flusso di traffico che a regime sarà generato dai «cinquecento camion al giorno previsti cui si aggiungono i trecento ordinariamente ascrivibili al mangimificio già esistente sono una carico insopportabile».

Sul versante opposto Pellegrini e D’Agostino, in forte difficoltà di fronte ad una platea che tranne qualche eccezione non si è mai tranquillizzata, hanno assicurato che «le prescrizioni di legge sono e saranno sempre rispettate e che concessionario e Regione si adopereranno da subito per aprire un canale di dialogo con la popolazione». Sempre Pellegrini ha spiegato che in forza dei dati in possesso del concessionario e della amministrazione la modifica del cantiere di scavo della galleria si è resa doverosa poiché a causa del sequestro giudiziario di una parte dello scavo il protrarsi dei lavori avrebbe potuto nuocere alla viabilità ordinaria. «Ma allora dobbiamo sorbirci noi gli effetti della imperizia di altri» è stato il rimbrotto di molti residenti che non hanno visto con favore le spiegazioni fornite dai relatori.

LA RABBIA

Quando poi Pellegrini, a fronte delle doglianze dei residenti, tra cui diversi anziani per le noie patite a causa del rumore e dal traffico di cantiere, ha preso in considerazione l’ipotesi di un trasferimento su base volontaria delle famiglie più disagiate, si è scatenato il putiferio. «Ma che caspita state dicendo» è stato il leitmotiv che è rimbalzato a più riprese dai quattro angoli della sala con gli interventi degli abitanti e dei rappresentanti dei comitati che si facevano via via più duri. «Ma come è possibile che di fronte a una ipotesi del genere il sindaco non dica nulla» ha tuonato Ketty Dal Lago uno degli abitanti più critici.

Non meno arrabbiato è stato l’ex consigliere comunale Lanfranco Tarabini, uno dei volti più noti della protesta contro la Spv che se l’è presa con Regione e Sis: «Ci dovreste spiegare come ci possiamo fidare quando abbiamo due parti d’una galleria: una, verso Malo, è crollata e c’è stato un morto. Di là verso Castelgomberto invece il torrente si è portato via il cantiere. Adesso ci dite che scaverete in mezzo e noi ci dovremo fidare del fatto che non succederà nulla?». Per non parlare del trissinese Massimo Follesa, coordinatore del Covepa, altro coordinamento che si batte da anni contro l’opera e che da architetto ha assistito diverse famiglie locali nelle procedure di esproprio. Follesa dopo una lunghissima prolusione in cui ha contestato addirittura la carenza del progetto in tema di asseverazione rispetto ad alcune prescrizioni ambientali, comprese alcune questioni che riguardano direttamente la Vallugana che accarezza il territorio di San Tomio, ha fatto un’altra considerazione sul prezzo (giudicato esoso) che verrà a costare il pedaggio una volta terminati tutti i lavori.

«Caro D’Agostino, col cavolo che prenderemo la Pedemontana perché usare la Valdastico o la A4 ci costa due o tre euro in meno». Ne è scaturito un botta e risposta infinito tra Pellegrini e Follesa. Con la prima che accusava il secondo di essere maleducato e pieno di sé. E l’architetto il quale replicava che dopo i danni patiti a causa della Pedemontana i fautori di quel progetto la maleducazione se la meritino tutta. De facto è andata in scena la riproposizione in salsa appena appena diversa di un talk show in cui si affrontano i fautori del pensiero delle élite, ovvero dei fautori dell’opera e quello della base popolare che la contrasta. I carabinieri presenti in sala, con discrezione, hanno chiesto se fosse possibile abbassare un po’ i toni. L’operazione, almeno per un po’ è riuscita.

LA BRETELLA

Tuttavia la burrasca è ripresa quando si è parlato della bretella di cantiere che attualmente mette in collegamento la Vallugana con la viabilità ordinaria. Poiché quei luoghi hanno una certa importanza naturalistica, la bretella stessa e l’annesso ponte, che oggi sono utilizzati pure dai residenti, dovrebbero essere rimossi proprio in virtù di prescrizioni specifiche del ministero dell’ambiente.

La questione di fondo è che la attuale amministrazione comunale, ma soprattutto la precedente, «mai si erano peritate di mettere nero su bianco» una richiesta per la Regione affinché questa si facesse portatrice delle istanze di quei residenti che considerano un controsenso costruire una strada che oggi avvantaggia l’abitato in termini di fluidità del traffico e di sicurezza stradale e che per una serie di prescrizioni dovrà in futuro essere rimossa. Tuttavia questa linea di pensiero non è condivisa da tutti i residenti perché l’assenza di infrastrutture di un certo peso in Vallugana «la si può spiegare proprio in ragione della valenza naturalistica di quei luoghi».

Una constatazione dietro la quale si cela, nemmeno tanto velatamente, il timore che attorno alla bretella possano materializzarsi appetiti edilizi inconfessabili poco consoni «con la bellezza di quei luoghi dovuta per certi versi proprio al loro parziale isolamento». E così preso per i capelli da quei residenti che invocano che la bretella rimanga lì dov’è oggi, l’assessore Danieli ha mostrato una lettera inviata poche ore prima alla Regione. Missiva nella quale si manifesta appunto la volontà di chiedere una variante «al fine di conservare la bretella». Nonostante ciò dal parte del pubblico i brusii non sono mancati. Soprattutto da parte di chi protestava adducendo una argomentazione molto semplice: «Come mai l’amministrazione non ci ha pensato prima? Nessuno si era accorto che quel manufatto, secondo gli accordi di cui l’amministrazione maladense sarebbe dovuta essere ben al corrente, era provvisorio?».

IL RICORSO

E mentre la tensione, come sulle montagne russe, scendeva e saliva a seconda degli argomenti affrontati, verso la fine dell’incontro alcuni residenti hanno posto l’accento sulla questione di un possibile ricorso amministrativo contro la decisione del Ministero dell’ambiente di permettere alla Sis di scavare in Vallugana, ricorso che astrattamente potrebbe bloccare l’intera opera oggi in fase piuttosto avanzata. «È una decisine che non posso prendere da sola» ha detto in evidente imbarazzo il sindaco Lain descrivendo in modo molto scettico questa opzione. Scetticismo che però il primo cittadino non è stato in grado di motivare sul piano tecnico-giuridico.

LA NORMA AMMAZZA PROJECT-FINANCING

Frattanto da Montecitorio pochi minuti fa è giunta una indiscrezione che ha molto a che fare col dibattito di ieri. Uno o più gruppi parlamentari avrebbero infatti formalmente iniziato l’iter per inserire nella prima legge utile un emendamento. Si tratta del cosiddetto emendamento «ammazza Pedemontana»: un provvedimento che è stato scritto riga per riga dal Covepa e formalmente indirizzato ieri ad un nutrito gruppo di parlamentari di pressoché tutti gli schieramenti, veneti in primis.

La modifica di legge che consta di poche righe peraltro, è volta a considerare nulle tutte le convenzioni infrastrutturali pubblico-private, anche quelle in essere, che godano di garanzie pubbliche. Ma l’emendamento è pensato anche per far fuori dal codice dei contratti pubblici quella norma che autorizza la formula della project financing, ovvero quella particolare forma di partenariato tra pubblico e privato che secondo i suoi detrattori per anni ha debilitato le case pubbliche a fronte di progetti che tornavano buoni in primis per i proponenti privati a detrimento di ogni interesse della collettività.

LA SFIDA AI PARLAMENTARI

«Noi l’emendamento lo abbiamo scritto e lo abbiamo inviato pressoché a tutti i parlamentari veneti - fa sapere il presidente del Covepa Matilde Cortese - ora vediamo chi ci sta e chi non ci sta. Sarà un momento di chiarezza grazie al quale capiremo molte cose». Le fa eco Follesa: «In questi giorni dai sostenitori dell’opera ho sentito dire baggianate a non finire. Ho sentito dire che l’emendamento vìola il dettato delle norme europee. Ho sentito dire che il project-financing, una norma già di per sé mafiogena, astrattamente non è un male ma che va applicato meglio. Ho sentito dire che quell’emendamento non è ammissibile. Sono fesserie avallate non so da quale improvvisato giurista. Ma sono pronto ad un confronto pubblico con chiunque abbia il coraggio di sostenere il contrario. Ora la decisione è solo politica. Vedremo chi è contro e chi è a favore. E se per quella modifica di legge non sarà possibile sbarcare in aula. Sapremo chi l’ha bloccata».

Potrebbe interessarti

  • Il dolce sollievo dell'estate: scopri le 4 top gelaterie di Vicenza

  • Drunken Duck, post shock: "Accuse pesanti"

  • Cerchiamo Angela

  • Guida al Tango una passione che ha travolto anche Vicenza

I più letti della settimana

  • Ragazzina cade dal balcone: è in fin di vita

  • Schianto frontale tra camion e auto sulla Postumia, muore una vicentina

  • Schianto auto-moto: centauro gravissimo

  • Rapina finita nel sangue: l'accusa è di omicidio volontario

  • Batte la testa contro il palo della porta: gravissimo, in Rianimazione

  • Il dolce sollievo dell'estate: scopri le 4 top gelaterie di Vicenza

Torna su
VicenzaToday è in caricamento