Kibou, il robot salva-reni firmata San Bortolo-Giappone

Un accordo tra l'Ospedale San Bortolo, una multinazionale giapponese e un ingegnere biomedico ha prodotto la macchina per curare i malati di reni ricoverati in condizioni critiche. I complimenti di Zaia

Una macchina ospedaliera simile a Kibou

Si chiama Kibou, che in giapponese vuol dire 'speranza', il nuovo dispositivo per trattamenti Crrt (terapia speciale per pazienti affetti da insufficienza renale acuta chiamata Continuous Renal Replacement Therapy -Terapia Continua Renale Sostitutiva).

La giapponese Asahi Kasei Medical ha presentato la sua nuova apparecchiatura a Vicenza nel corso di un simposio internazionale di nefrologia. L'azienda giapponese era rappresentata da Takeo Miyake, presidente della International Operation Division.

A livello mondiale il numero di pazienti colpiti da insufficienza renale acuta (Irc) e' in aumento, come ha spiegato il professor Claudio Ronco, direttore del reparto di Nefrologia dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza.

L'insufficienza renale acuta e' una grave complicazione che colpisce piu' del 15% dei pazienti acuti in ricovero ospedaliero. La nuova apparecchiatura e' stata progettata per migliorare l'usabilita' sulla postazione clinica e ha svariate funzioni che sono dedicate per la massima attenzione al paziente. L'apparecchiatura e' il risultato di una collaborazione tra Italia e Giappone grazie alla consulenza del professor Ronco e dell'Irriv (International Renal Research Institute of Vicenza-Istituto Internazionale di Ricerca Renale di Vicenza).

I COMPLIMENTI DI ZAIA
"All'ospedale San Bortolo di Vicenza è presente, e non da oggi, una vera e propria eccellenza mondiale nella branca della nefrologia". Così il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia pone l'accento sull'importanza della scoperta e della realizzazione di "Kibou", una macchina salvavita da utilizzare per assistere i pazienti colpiti gravi patologie renali. "Con la realizzazione di 'Kibou' - rileva Zaia - il primario Claudio Ronco segna un nuovo successo nel panorama internazionale, dando in qualche modo continuità alla creazione tempo addietro della prima macchina per la dialisi neonatale. Mi complimento con lui, con l'ingegnere biomedico Luciano Fecondini e con il colosso giapponese Asahi Kasei che ha creduto in questo nuovo progresso delle scienza medica". "Grazie al lavoro di Ronco, Fecondini e dell'azienda nipponica - aggiunge Zaia - molti pazienti veneti, italiani, stranieri potranno avere salva la vita e questo è più che sufficiente per gioire, ma c'é un secondo elemento di significato esemplare, ed è che siamo di fronte ad un risultato di squadra. Il clinico ha elaborato un'idea innovativa, ha avuto l'intelligenza coinvolgere il tecnico, ed entrambi la capacità di ingaggiare sul mercato una grande azienda che realizzasse il prodotto". Mi piacerebbe - conclude Zaia - che questa diventasse una prassi per tutte le tante eccellenze che la sanità ed i sanitari veneti sanno esprimere quotidianamente".

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