Trissinese arrestato in Libano, sciarada internazionale

La Farnesina starebbe lavorando alacremente per evitare un altro caso Regeni mentre le ragioni della detenzione rimangono ammantate di mistero

Karim Bachri

Da settimane i funzionari del ministero degli esteri a Roma, queste le indiscrezioni che filtrano dalla capitale, starebbero lavorando alacremente perché la vicenda del giovane Karim Bachri non si trasformi in un secondo caso Regeni .

Il 24enne di Trissino, comune dell’Ovest vicentino, sarebbe infatti in istato di arresto in Libano già dal mese di marzo. Stando ai media locali tra le ragioni della detenzione, che non sarebbero state comunicate alla famiglia, ci sarebbero alcuni scatti proibiti ad alcuni siti militari, ma il caso appare complesso e, almeno al momento, ammantato di mistero.

Lo scenario

Anzitutto va tenuto conto dello scacchiere geo-politico in cui la detenzione avrebbe avuto inizio, quello libanese. Uno scacchiere confuso, in perenne stato di equilibrio precario, nel quale si affrontano e alle volte scontrano forze le più diverse: da quelle locali filo-atlantiche e filo israeliane a quelle locali filo iraniane (e in parte filo-siariane) incarnate dal movimento Hezbollah. Che a maggio ha vinto le elezioni politiche sconfiggendo il fronte filo-sunnita . Il tutto con i servizi arabi, siriani, russi, occidentali, cinesi che da anni si infiltrano per far sentire il proprio peso in un’area del pianeta che viene considerata strategica. Un Libano sul quale peraltro, secondo alcune indiscrezioni di stampa, potrebbero soffiare presto venti di guerra per volontà di Tel Aviv .

Le accuse

Ben poco si sa al momento sul tenore delle accuse che sarebbero state rivolte al giovane anche se la Farnesina, in raccordo con la Digos berica e con l’intelligence italiana starebbe valutando alcuni profili che poi sono i profili tipici di situazioni del genere: uno, arresto per errore o per scambio di persona; due, possibili legami con qualche cellula terroristica; tre, possibili legami con qualche cellula terroristica attivata da qualche organizzazione o Stato; quattro, lavoro sul campo su input di qualche servizio segreto nazionale od estero; cinque, ragioni economiche legate ad affari internazionali di grosso spessore; sei, traffici internazionali di qualche tipo; sette, reati comuni o vicende personali.

Da questo punto di vista non possono essere sottaciute le parole della madre del giovane, la trissinese Erica Masiero, riportate in queste ore sulle colonne del GdV: «Karim è sempre stato molto curioso. In passato ha visitato anche l’ex Jugoslavia, l’Arabia e poi anche gli Stati Uniti. Sapere che si interessava al Libano, alla sua storia e alla sua cultura non ci è parso assolutamente strano». Si tratta per vero di paesi che hanno una rilevanza geo- strategica particolare, alcuni dei quali hanno cointeressenze dirette nello scacchiere del vicino oriente.

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