Oltre 100mila persone al corteo transfemminista

Decine i vicentini che si sono recati a Verona per manifestare contro il Congresso delle Famiglie e in difesa dei diritti civili

Foto Non una di meno

E' partito con leggero e comprensibile ritardo, poco dopo le 15 di sabato 30 marzo, il lungo corteo di protesta contro la visione della società promossa dall'osteggiato congresso delle famiglie che si sta svolgendo in questo weekend al palazzo della Gran Guardia di Verona. Giovani ragazze e ragazzi, donne e uomini, più o meno anziani, tra decine e decine di bandiere, si sono messi in cammino da piazza XXV Aprile per gridare il loro "no" a un'idea di famiglia e di società che, dicono, a loro va stretta.

I numeri

«La famiglia è una comunità di affetti», «il corpo è mio e ci faccio quello che voglio», «famiglia è dove c'è amore» sono solo alcuni degli slogan scritti, cantati e urlati dai manifestanti. Un corteo lunghissimo che si è snodato per tutta la città fino a Porta Vescovo. Dalla questura si riferisce di almeno 25/30mila persone provenienti da diverse parti d'Italia, mentre gli organizzatori rivendicano numeri ben più ampi: «Il "World Congress of Families" non è solo un freak show per invasati, - si legge in una nota di Non una di meno - ma è un luogo in cui si definisce l’agenda politica per i governi reazionari nel mondo. Più di 100mila corpi sotto il sole di "#veronatransfemminista", questa è la marea gioiosa e determinata. Da tutta Italia e da tanti paesi del mondo, tante generazioni in piazza per dire: giù le mani dai nostri desideri».

Il Congresso

Nel frattempo all'interno della Gran Guardia, in una piazza Bra blindata ma raggiungibile da via Roma, proseguono gli interventi di relatori e politici. I pezzi da novanta Matteo Salvini e Giorgia Meloni, mentre a parlare è stato anche il primo cittadino di Verona Federico Sboarina che ha rivendicato il patrocinio fornito dalla sua amministrazione all'evento e liquidato ogni polemica intorno alla legge 194: «L’oggetto del convegno non è mai stato di mettere in discussione la legge 194, così come le altre conquiste sociali di questo paese. Da Verona non parte questo messaggio - ha spiegato il sindaco - e nemmeno quello che le leggi non vadano rispettate, altrettanto rispetto la nostra città lo porta alle scelte personali dei cittadini. Condivido le parole di Zaia quando ha detto che "l’omofobia è una patologia". Uomini e donne devono essere liberi di scegliere la propria vita e di esprimere le proprie opinioni. Ma proprio tutti devono poterlo fare, anche i convegnisti del WCF».

La manifestazione

Di senso opposto rispetto alle parole del primo cittadino scaligero quelle che giungono da Nicola Fratoianni, il segretario nazionale di Sinistra Italiana - Liberi e Uguali, anche lui presente alla manifestazione: «L’Italia delle conquiste civili - ha dichiarato il leader di SI - è sempre più a rischio di fronte ad un’offensiva senza precedenti di conservatori, fascisti, sovranisti. Un’offensiva culturale senza precedenti che trova in questo governo riparo e linfa quotidianamente (e di cui dovrebbero preoccuparsi i M5S). Sono a Verona con migliaia di donne, di giovani, di esponenti Lgbt e dei movimenti per testimoniare che esiste un’Italia che non ci sta, che all’oscurantismo e all’ipocrisia contrappone le idee di libertà, di autodeterminazione delle persone, del rispetto reciproco».

«Almeno centomila persone in piazza: che non sia solo una parata per i politici presenti, - ha dichiarato la segretaria di Possibile, Beatrice Brignone, partecipando al corteo di Verona - ma una reale condivisione della pratica e della visione politica, per un protagonismo femminile che questa manifestazione offre. Un riconoscimento enorme va a Non Una Di Meno che ha saputo aprire questa manifestazione a tante sigle e a tante sensibilità diverse. Dicendo "#toccanoi" - ha poi aggiunto Brignone - intendo proprio questo: la politica deve cambiare partendo da questo lavoro culturale e al coraggio di cortei come questo». 

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