Caso Cocoricò, deejay Buffa: "Giusto chiudere le discoteche"

Dopo lo scoppio del caso Cocoricò e la morte per overdose di un 16enne, parla uno dei più noti deejay del Vicentino: "Certe discoteche sono conniventi con un sistema e vanno chiuse"

Carlo "Buffa" Bufarini durante un festival a Montecchio

L'equazione è fin troppo facile: discoteca uguale sballo e quindi droga. Il caso del 16enne morto per un overdose di ecstasy durante una serata alla famosa discoteca Cocoricò di Riccione, anima il mondo della notte che si divide: da un lato chi è a favore della chiusura dei locali segnalati per la presenza di spacciatori, dall'altro chi vede nell'intervento amministrativo una forma di ipocrisia di stato. Troppo facile, dice questa fazione, chiudere un locale e pensare di aver risolto il problema della droga. 

Netta la posizione di Carlo Buffarini, in arte Buffa, uno dei più noti volti delle notti vicentine: "Bisogna essere chiari- spiega il deejay, raggiunto telefonicamente - un certo tipo di discoteche e di movimenti convivono con tal mal costume. Questo non vuol dire che i gestori siano degli spacciatori, ma che non hanno il coraggio di dire no ad un certo tipo di clientela e talvolta chiudono un occhio. Mi sono letto le motivazioni dell'ordinanza di chiusura del Cocoricò, in un anno e mezzo la discoteca aveva ricevuto 44 segnalazioni per droga, serviva il morto per farla chiudere?"

Eppure sono stati in tanti sui social a scagliarsi contro la chiusura della discoteca. "Non capisco - continua Buffa - chi dice che così non si risolve il problema della droga. Sarebbe come dire che è sbagliato sistemare una curva pericolosa dove avvengono incidenti stradali, perchè così non si risolvono i problemi del traffico."

Sebbene l'eco di quanto accaduto a Riccione e altrove arrivi anche in città, Vicenza sembra essere un'isola relativamente felice. Da tempo la cronaca non registra casi simili a quello del Cocoricò e ecstasy e altre droghe dello sballo sembrano non andare per la maggiore tra i giovani vicentini. Un'impressione confermata anche dalla questura che raramente si imbatte in partite di droga chimica. 

"Qualche tossico, soprattutto in certi tipi di feste, è normale che possa entrare in un locale- conclude Buffarini- ma se i pr vengono istruiti a tenere lontane certe persone e i loro giri, se non si fanno entrare ragazzi evidentemente alterati in discoteca e si mantiene alta l'attenzione, il rischio si limita molto. Il problema è dire no ad un certo tipo di clientela perchè, diciamolo, il pusher porta gente che consuma e quindi soldi. Non tutti riescono a dire di no."

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