Caldogno, inaugurato il bacino di laminazione Zaia: "Opera della rinascita"

Il governatore del Veneto ha ricordato l'entità dell'alluvione del 2010, in occasione della quale furono registrati 32 sfondamenti arginali, e l'impegno profuso dalla Regione per far riprendere la marcia di una macchina, quella della sicurezza idraulica, ferma da decenni

In foto, da sinistra: il sindaco di Caldogno Nicola Ferronato, il presidente della Regione Luca Zaia e il consigliere delegato della Provincia di Vicenza Renzo Marangon

È stato inaugurato mercoledì mattina il bacino di laminazione di Caldogno la cui realizzazione era iniziata a marzo 2014. Si tratta di una delle maggiori opere cantierate dalla Regione per la mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio veneto, con un investimento di 40 milioni di euro.

“Questa è un’opera simbolo della rinascita del Veneto sul piano della sicurezza idraulica”, ha dichiarato il presidente della Regione Luca Zaia. Nel corso della cerimonia sono intervenuti il sindaco di Caldogno Nicola Ferronato e il consigliere delegato della Provincia di Vicenza Renzo Marangon. Era presente l’assessore regionale alla difesa del suolo e alla protezione civile Gianpaolo Bottacin, insieme a consiglieri regionali, parlamentari ed europarlamentari, gli altri sindaci della zona, associazioni di categoria e i rappresentanti delle aziende che hanno provveduto alla progettazione e all’esecuzione dei lavori.

Per sottolineare la rilevanza dell’opera il presidente Zaia ha ricordato i numeri che la contraddistinguono: il bacino è stato realizzato su una superficie di 110 ettari ed ha un volume massimo invasabile di 3,8 milioni di metri cubi d’acqua, di cui 2,3 milioni di metri cubi nella cassa di monte e 1,8 milioni nella cassa di valle. Le imprese incaricate dell’esecuzione sono state 12, 8 i subappaltatori e 45 i prestatori d’opera.

Zaia ha ricordato l’entità dell’alluvione del 2010, in occasione della quale furono registrati 32 sfondamenti arginali, e l’impegno profuso dalla Regione per far riprendere la marcia di una macchina, quella della sicurezza idraulica, ferma ormai da decenni. Da allora sono stati avviati 925 cantieri per un importo di 911 milioni di euro, nonostante la scarsità di risorse disponibili. “È stata una grande sfida – ha aggiunto il presidente – che abbiamo affrontato senza imporre tasse regionali ai veneti, lasciando nelle tasche dei cittadini un miliardo 159 milioni che diventano un investimento per l’economia del Veneto”.   

Da realizzare ci sono ora il bacino di laminazione sul torrente Agno Guà nel comune di Trissino, di prossima inaugurazione, il bacino di Colombaretta, in comune di Montecchia di Crosara, quello di Viale Diaz in Comune di Vicenza, il primo stralcio dei lavori sull’Astico, tra Sandrigo e Breganze, il bacino di laminazione sul Livenza a Pra dei Gai. Per il bacino di Muson dei Sassi i lavori partiranno non appena risolto il contenzioso dovuto ad un ricorso dopo la gara d’appalto.

Tornando a quello di Caldogno, Zaia si è augurato che non venga mai usato e che i territori utilizzabili per questa servitù restino a tempo pieno per l’agricoltura. Ha confermato anche la volontà di realizzare in quest’area l’Oasi di Vegre, ma il presidente ha evidenziato che dei 15.000 mq. previsti solo 7 mila sono nella disponibilità della Regione e per procedere occorre quindi trovare un accordo con i proprietari dell’altra parte delle aree.

A conclusione della cerimonia il bacino completato ha ricevuto la benedizione impartita dal parroco di Caldogno don Giampaolo Barasse.

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