Operazione Bombizona: arrestato a Vicenza ultimo latitante nigeriano

L'operazione è stata condotta dalle questure di Trento e Vicenza

Continua l’’azione voluta dal Questore Garramone contro la criminalità e alla ricerca dei latitanti.

La Squadra Mobile di Trento con il concorso di quella di Vicenza, ha arrestato ieri a in quel capoluogo un richiedente asilo centroafricano, latitante, responsabile di traffico di sostanze stupefacenti. L’uomo U. E. nigeriano del 1994, che al momento dell’’arresto è stato trovato in possesso di 53 dosi di sostanze stupefacente per un peso complessivo di circa 50 grammi, si era reso irreperibile già dal 13 giugno 2018, quando la Squadra Mobile di Trento, diretta dal Vice Questore Salvatore Ascione, aveva arrestato 11 richiedenti asilo centroafricani ed 1 italiano ed aveva notificato ad altri 8 nordafricani richiedenti di protezione sussidiaria il divieto dell’’obbligo di dimora nelle province di Trento, Verona e Vicenza.

Nel corso delle indagini, precedentemente, erano già stati arrestati 16 nigeriani e denunciati altri 8, (in parte poi destinatari delle misure cautelari) per un totale, di 58 tra arresti in flagranza di reato, custodie cautelari in carcere, perquisizioni e divieti di dimora nella provincia di Trento, Verona e Ferrara.

L’operazione, aveva portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. Gli investigatori hanno denunciato 54 richiedenti asilo accolti in Trentino coinvolti a vario titolo nell’’indagine della Squadra Mobile di Trento contro lo spaccio di droga.

Lo stupefacente, una volta immesso nel mercato, prevalentemente eroina e marijuana, era spacciato oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche in alcune piazze della città. Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra loro tramite Whatsapp ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia, utilizzando, peraltro, donne incinte con a seguito i propri figli. In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle zone più importanti di Trento, a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

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