Altopiano tra le aree più colpite d’Italia: «Un secolo per tornare alla normalità».

Il presidente Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù di Coldiretti: «colpito uno degli altipiani più estesi ed importanti d’Europa. Danni importanti per l’ambiente, con migliaia di alberi persi»

Foto pagina Fb Serenissima Meteo

Da Enego ad Asiago gli abeti rimasti in piedi sono davvero pochi. Il maltempo dei giorni scorsi, con precipitazioni abbondanti, ma soprattutto straordinarie folate di vento arrivate a 190 km/h, ha provocato la distruzione delle linee elettriche, quindi l’isolamento di un’area vastissima del territorio montano vicentino, nonché danni, anche importanti, a fabbricati ed imprese. (Nel video dei vigili del fuoco - dalla pagina FB Meteo Triveneto - la piana di Marcesina)

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“Passando per queste zone viene un gran magone – commentano il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù – poiché abbiamo impressa nella mente l’immagine di un territorio splendido e curato, mentre gli occhi ci fanno vedere solo distruzione, ovunque li volgiamo. Ripristinare questo territorio costerà moltissimo, non solo economicamente, ma anche in termini di tempo. E speriamo, un giorno, di poter rivedere i paesaggi ai quali c’eravamo abituati e che attiravano ogni anno migliaia di turisti e cercheremo di dare il nostro apporto per far sì che si risollevino e superino questo duro momento​»

La situazione nazionale è altrettanto preoccupante. L’ondata di maltempo ha provocato la strage di circa 14 milioni di alberi compromettendo l’equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica. È quanto stimano Coldiretti e Federforeste nel sottolineare che ad essere abbattuti sono stati soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi di Veneto, Trentino all’Alto Adige e Friuli, dove ci vorrà almeno un secolo per tornare alla normalità.

«Nei boschi si trova una grande varietà di vegetali ed una popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che per il disastro è stata sconvolta, mentre – concludono Cerantola e Palù – la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge. Un disastro provocato certamente dalle straordinarie raffiche di vento, ma favorito dall’incuria e dall’abbandono. Nel nostro Paese siamo di fronte all’inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale».

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